Bausone (Pd): “Doppia preferenza emblema di democrazia”

"La doppia preferenza di genere è uno strumento non coattivo, facoltativo, che non garantisce e non falsa il risultato elettorale, ma amplia le scelte dell'elettore e ha un unico fine: la promozione delle condizioni per la parità di accesso di uomini e donne nelle assemblee elettive.

E' un mezzo, ormai, rodato, insieme alla "quota di lista" ed entrambi nelle elezioni degli Enti Locali hanno dato ottimi risultati: in termini assoluti, dall'entrata in vigore della legge 2012 del 2015 sulla promozione del riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali, il numero di donne elette nei Comuni è raddoppiato, mentre in termini percentuali la presenza femminile è aumentata di due volte e mezzo rispetto a quella della tornata precedente l'entrata in vigore della legge (dall'11,2 al 27,9 per cento), e nel caso dei capoluoghi meridionali è quadruplicata (dal 7,3 al 28 per cento).

La doppia preferenza di genere nell'elezione dei consigli regionali ha origini meridionali, è nata in Campania nel 2009 e ha superato il vaglio di una Corte Costituzionale, massimo organo di garanzia della democrazia italiana, che, nonostante fosse a maggioranza maschile, ha riconosciuto la "storica sotto-rappresentanza delle donne nelle assemblee elettive, non dovuta a preclusioni formali incidenti sui requisiti di eleggibilità, ma a fattori culturali, economici e sociali" e legittimato l'operato dei legislatori nel "dare effettività ad un principio di eguaglianza astrattamente sancito, ma non compiutamente realizzato nella prassi politica ed elettorale".

La promozione del riequilibrio di genere diventa, quindi, un fatto centrale di democrazia al quale si ricollega strettamente un tema, quello della cittadinanza politica femminile, rispetto al quale si trovano rigurgiti di un conservatorismo anacronistico parassitato al solo concetto di eguaglianza formale e che vorrebbe una rappresentanza politica neutrale rispetto ai generi.

La lotta che si sta facendo in Calabria a favore di questi strumenti è dovuta al fatto che nel 2010 su 50 consiglieri regionali non c'erano donne e nell'attuale consiglio, su 30, soltanto una.

Ora, la rappresentante pari opportunità dell'agroalimentare Ugl Calabria Bruna Siviglia pensa che la doppia preferenza sia "anti-democrazia", ponendosi in dissenso con la legge nazionale (la 20 del 2016) che prevede l'obbligo per i legislatori delle Regioni a Statuto Ordinario di introdurla (unitamente alla quota di lista del 40%), votata alla Camera dei Deputati il 3 febbraio 2016 anche da Renata Polverini, che di quel sindacato è stata segretaria nazionale.

Di stesso orientamento era la segretaria regionale Ugl Calabria Giulia Meliti che nel 2013 e nel 2014 firmava, a nome del Sindacato, appelli e documenti in cui riteneva "ormai maturi i tempi perché la Calabria, nel consesso del Consiglio Regionale, si doti di strumenti elettivi che garantiscano vere opportunità di eguaglianza di genere, così come in altre realtà del Paese" paventando, in caso contrario un "vizio di incostituzionalita' della mancanza dei criteri di rappresentanza di genere prescritti per legge e richiamati dai principi costituzionali".

La stessa attuale segretaria regionale Ornella Cuzzupi nel 2016 si era detta favorevole a "quote minime del genere sottorappresentato" che, nel settore agroalimentare di cui si occupa Siviglia, sono state introdotte dal Governo Renzi e danno ottimi risultati.

Insomma, problema di democrazia rientrato in casa Ugl?". Lo afferma in una nota Alessia Bausone del Pd.