Tragedia a Rebibbia, Corbelli (Movimento Diritti Civili): “Bimbi in cella? Mia battaglia iniziata 23 anni fa”

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene dopo la tragedia nel carcere di Rebibbia, ricorda di "aver iniziato la lunga battaglia (che viene adesso tutta documentata, oltre che sul sitowww.diritticivili.it, anche su Fb, sul suo profilo) per cancellare la disumanità dei bambini in cella , 23 anni fa, nel dicembre del 1995, di aver ottenuto una prima importante Legge di Civiltà nel 2006, successivamente poi modificata ma ancora oggi però purtroppo in gran parte inapplicata". Corbelli denuncia come "rispetto a 23 anni fa non sia purtroppo cambiato nulla! 52 bambini erano in cella allora(nel 1995), una sessantina sono dietro le sbarre ancora oggi"! "Sono passati 23 anni da quando, nel lontano dicembre del 1995, ho iniziato a Napoli la mia battaglia (con il caso di una donna di Boscoreale, Assunta P., in cella con la sua piccola Carmela di un anno) per porre fine alla disumanità dei bambini in carcere con le loro madri detenute. Sono passati più di venti anni e non è purtroppo cambiato nulla. Ancora oggi (così come 23 anni fa) ci sono 52 mamme e 62 bambini dietro le sbarre. La tragedia nel carcere romano di Rebibbia ripropone drammaticamente questo grave problema. Per richiamare l'attenzione del Parlamento e del Governo su questo dramma ho, per molti anni, manifestato più volte davanti al vecchio Tribunale di Castelcapuano a Napoli, ho protestato davanti alle carceri e finanche fuori e dentro l'aula di Montecitorio, durante il dibattito sull'amnistia(venendo allontanato dai commessi; era il 27 dicembre 2005). Sono riuscito a far varare una prima Legge di Civiltà nel 2001, modificata poi nel 2006, con una sorte di indultino, per scongiurare la permanenza dei bambini in carcere. Legge poi ulteriormente modificata e integrata anche in questi ultimi anni ma che è rimasta purtroppo in buona parte inapplicata.

Il 5 settembre 2006 ho anche ricevuto una lettera della Presidenza della Repubblica, a firma dell'allora responsabile degli Affari dell'Amministrazione della Giustizia, il compianto consigliere Loris D'Ambrosio, che mi esprimeva l'apprezzamento del Quirinale per i provvedimenti di legge che avevo fatto varare al Parlamento e al Governo sul tema delle detenuti madri. Gli ultimi due bambini che ho tolto dal carcere sono stati (nell'ottobre del 2012)il piccolo Adriano, di appena dieci mesi, che era in prigione, a Castrovillari da diversi mesi, insieme alla sua mamma, Marina, una giovane di 22 anni di origine rom, nata a Salerno, condannata per furto, per essere entrata in una casa per chiedere l'elemosina, e lo sfortunato, indimenticabile Cocò, il bambino di 3 anni di Cassano, che prima di morire ha vissuto anche lui la sofferenza del carcere! Era anche lui con la sua giovane mamma nel carcere di Castrovillari e pochi giorni prima del Natale 2012 sono riuscito a farlo uscire e a farlo andare insieme alla mamma a casa(ottenendo gli arresti domiciliari per la donna). Un anno dopo, metà gennaio del 2014, il piccolo Cocò venne poi barbaramente ucciso e bruciato, insieme al nonno e ad una giovane donna marocchina, mentre la mamma era di nuovo in carcere per violazione dei domiciliari; aveva portato il piccolo Cocò e le due sorelline a vedere il loro papà, detenuto allora a Catanzaro, ed era poi lo stesso giorno subito rientrata a casa, ma venne per questo lo stesso arrestata, nonostante i miei ripetuti appelli non riuscii a farla nuovamente scarcerare e questo (l'assenza della mamma) purtroppo fu uno dei motivi per cui quel maledetto giorno, in cui venne ucciso, Cocò si trovava non a casa ma con il nonno, all'appuntamento con gli spietati assassini!".