Reggina, ritiro ed epurazioni. Pillon rischia, è pronto Gagliardi

pillon2di Paolo Ficara - Nervi a fior di pelle. La Reggina va in ritiro, in una località non meglio precisata ma probabilmente fuori dalla provincia, per preparare la trasferta di sabato a Crotone. Questa è una delle decisioni emerse dopo il colloquio di stamane tra Lillo Foti e Bepi Pillon. Tre i giocatori posti di fatto fuori rosa: Antonazzo, Di Bari e Sarno, in ordine alfabetico. La motivazione? A saperla. I guai della pentola li conosce il cucchiaio. Non commentiamo la decisione, non per vigliaccheria ma realmente ignoriamo i motivi. Questo è quanto.

L'umoralità colpisce sempre più spesso il primo tifoso della Reggina, di cui nessuno disconosce i meriti nel corso degli anni, ma che per il bene proprio deve discernere tra critiche costruttive e distruttive. La Reggina sta battagliando per evitare i play-out, disputarli sarebbe un'onta se si ricordano le premesse e le speranze di inizio stagione. La gestione Pillon ha fin qui prodotto un risultato, non riconoscerlo equivarrebbe a vivere tra le nuvole: è stato scongiurato il pericolo della retrocessione diretta, grazie alle tre vittorie ottenute nelle prime quattro partite.

Di più ampia portata sarebbe lo psicodramma, se non fossero stati ottenuti nove punti nelle ultime sei gare. La Reggina ha strappato il successo contro avversari con cui si è equivalsa sul campo, cioè Ascoli, Juve Stabia e Bari (nel senso che poteva starci un pareggio, a guardare le rispettive prestazioni), perdendo invece meritatamente là dove ha dimostrato di non esserci, o con la testa o con le gambe. Se non si riesce mai a dare il massimo, bisogna farsene una ragione: la squadra è stata costruita male, dai punti di vista tecnici, tattici ed ambientali. Non sono scarsi, o meglio non tutti. Ma è un'accozzaglia, punto e basta.

Disputare i play-out, significherebbe dover affrontare una compagine che probabilmente ha gli stessi problemi, in una sfida andata e ritorno. Il play-out non equivale a retrocessione certa. È un 50% di possibilità di salvarsi, percentuale ben più alta rispetto all'ipotesi di poter ottenere la salvezza già il 18 maggio. Però al play-out, eventualmente, bisogna arrivarci con la testa sulle spalle. Senza individuare problemi dove non ce ne sono, senza inventarsi nemici immaginari. Casomai andando a cestinare chi, all'interno del Sant'Agata, forse non è nemico ma sicuramente non è più amico. Perché gli amici non ti creano il danno. L'amico non è quello che ti dà sempre ragione, anche quando stai commettendo cavolate reiterate.

Considerando che già quattro anni fa il malcapitato Pillon è durato un mese abbondante in panchina, un eventuale esonero sarebbe ancor più paradossale. Ma qui non stiamo parlando più di Pillon, di Dionigi o di chissà chi. Non abbiamo la presunzione di spiegare un mestiere non nostro, a chi lo svolge da decenni. Non noi. Ma è evidente che se ce la si prende con l'allenatore, dopo poche settimane, significa che la bussola è stata smarrita ed il confine tra patetismo e comicità è sottile.

La notizia è che Pillon è a rischio. Non sappiamo se possa o meno essere iscritto nel registro dei colpevoli, ma anche in tal caso occuperebbe l'ultimo posto. In caso di sconfitta a Crotone, l'allenatore potrebbe essere giubilato. Il sostituto? Al momento dell'esonero di Davide Dionigi, avevamo scritto che Pillon era il favorito con Franco Gagliardi in seconda fila. Già, l'attuale capo osservatore. Che era in tribuna al "Granillo", per Reggina-Sassuolo. Un osservatore che osserva la propria squadra. Non è una novità, ma solo da queste parti.

Nell'ormai lontano campionato 95'-'96, la Reggina in B si salvò con Franco Gagliardi in panchina, messo al posto di Giuliano Zoratti. Alla sua primissima esperienza come allenatore, l'avvocato cosentino riuscì a rasserenare gli animi all'interno dello spogliatoio, sfoderando anche la propria passione nel suonare il pianoforte pur di creare un clima disteso. I tempi sono cambiati, così come gli uomini. Il calcio di Poli, Aglietti e compagni non c'è più. E quella Reggina, in ogni caso, si salvò soprattutto grazie ad un calendario che oppose avversari demotivati nelle ultime quattro partite.

Se la Reggina dovesse andare in Lega Pro, ci perderemmo tutti. La squadra è legata a doppio filo con la città, il danno lo avvertiremmo. Specialmente noi, che la Reggina la seguiamo (anche) per mestiere. Quindi di danni non ne vogliamo creare. Il potere decisionale è nelle mani di una persona sola, e va esercitato con lucidità. Inutile negarlo, all'interno della squadra c'è stato chi non ha voluto Dionigi. Ed è stato accontentato. Il tempo dei tentativi è finito. Però c'è ancora tempo per perdere la faccia.