di Paolo Ficara - Tempi moderni. La regola che prevede i play-out, gli avversari che non regalano nulla, la scarsa partecipazione del pubblico. Queste le differenze tra l'attuale corsa salvezza in B della Reggina, invischiata forse irreparabilmente nella zona calda a tre gare dal termine, e l'autentico miracolo ottenuto con la permanenza del '95-'96 in cadetteria, quando Lucchese, Pistoiese, Pescara e Reggiana erano tutte in costume da bagno, e consentivano agli amaranto di scavalcare in extremis l'Andria.
La sconfitta interna col Brescia (settimo k.o. stagionale al "Granillo") è una botta che deve essere attutita. Una vittoria avrebbe fatto scattare l'allarme rosso per chi sta immediatamente sotto: infatti il vantaggio sull'Ascoli sarebbe salito a cinque lunghezze, e per regolamento non si disputa il play-out se la quintultima ha più di quattro punti rispetto alla quartultima. Difficile ottenere simile distacco, sfruttando le rimanenti tre partite.
L'eventualità di disputare lo spareggio sta forse inducendo Bepi Pillon a mantenere alta l'attenzione di diversi elementi dell'organico. In tale ottica si può inquadrare l'ingresso di Alessio Campagnacci, pedina sfruttabile per i play-out, ma solo a patto di portarlo ad un livello di forma almeno sufficiente. Vero è che l'uscita di Vincenzo Sarno ha piallato i già esigui spunti tecnici della Reggina, forse erroneamente convinta che il Brescia potesse ritenersi già con la testa alle vacanze.
Adesso è fondamentale mantenere almeno l'attuale distacco dal Vicenza, nelle prossime due partite. La Reggina andrà a Cittadella e poi ospiterà il Grosseto, mentre i biancorossi riceveranno l'Empoli e poi si recheranno a Modena. Giungere al "Menti" all'ultima giornata con un margine inferiore ai quattro punti (al di là dei destini dell'Ascoli), consentirebbe agli uomini di Dal Canto di potersi giocare un match-ball tra le mura amiche. Pensando positivo, si può guardare anche al Lanciano o al Cesena, rimasti rispettivamente a quota 45 e 46.
È chiaro che una vittoria a Cittadella rinverdirebbe le prospettive, e costringerebbe la squadra di Foscarini a soffrire. La Reggina però sta facendo fatica a tirare su azione, e deve trovare nuove risorse. Tra queste, non sappiamo se annoverare il "calore" della piazza. La sconfitta col Brescia ha evidenziato, una volta in più, l'ormai consumato distacco tra la tifoseria e le sorti della squadra. Al fischio finale, si è avvertito un sentimento misto tra indifferenza e rassegnazione. Diciassette anni fa, tifosi di tutte le età invadevano Reggio Emilia per sospingere gli amaranto verso la salvezza. Oggi si fa fatica a mettere insieme 3000 anime al "Granillo", e per sentire un po' di incitamento servirebbe lo scaldapubblico di "OK il prezzo è giusto".
Siamo sicuri che i calciatori tireranno fuori l'amor proprio, per evitare l'onta della Lega Pro. Apprezzabile l'intervento in conferenza stampa di Nino Barillà, subito dopo Reggina-Brescia. Senza né colpevolizzare nessuno, né soffermarsi su impegno in allenamento ed altri discorsi non tangibili, ha parlato al plurale ed ha sottolineato che nulla è perduto. Lui ha già vissuto una retrocessione della Reggina, dalla A alla B. Era lì a gridare "sbaglialo" a Domizzi, intento a calciare un rigore in una sfortunatissima partita contro l'Udinese. Ed è ormai l'unico reggino rimasto in prima squadra.