"Caso Rende", il consigliere comunale Pupo: "Inaccettabile delegittimazione organismi deputati ad accertare verità"

"Se si ha la massima certezza che a Rende non esiste la mafia, mi chiedo che senso abbia questa levata di scudi di improvvisati giuristi e moralisti chiamati a difendere l'indifendibile. Anziché attendere serenamente l'esito delle indagini e magari pretendere un passo indietro da parte di chi occupa cariche pubbliche ed ha la responsabilità politica di fatti pesantemente attenzionati dall'antimafia si alzano inutili barricate contro la magistratura. È bene precisare che chi in queste ore si scaglia contro l'operato degli inquirenti non lo fa per difendere la città di Rende nel suo complesso ma per tentare di proteggere solo quei pochi rendesi che, secondo le ipotesi investigative, avrebbero prodotto atti contro l'interesse pubblico, la trasparenza e la legalità, addirittura dietro condizionamento mafioso. Chi, come noi, vuole davvero bene alla città non può che esprimere sostegno nei confronti degli inquirenti e augurarsi che nel più breve tempo possibile vengano fugati tutti i dubbi circa le presunte infiltrazioni mafiose nel Comune di Rende". Ad affermarlo è il consigliere comunale, nonché docente dell'Unical, Spartaco Pupo: "È davvero inaccettabile la continua delegittimazione degli organismi deputati all'accertamento della verità. La commissione d'accesso, composta di prefetti di alto profilo, è stata nominata su richiesta del Prefetto di Cosenza, persona stimata e perbene, ed è stata insediata dal ministro Cancellieri, figura dalla statura morale talmente ineccepibile da essere candidata alla presidenza della Repubblica e confermata nell'attuale governo. Alla DDA di Catanzaro lavorano magistrati che si distinguono per rigore morale e preparazione professionale, che rischiano la vita per difendere i nostri territori dalle commistioni tra mafia, politica e massoneria deviata. Queste istituzioni meritano il nostro rispetto e la nostra fiducia incondizionata. Se lo Stato, del resto, ha messo per la prima volta piede nel municipio di Rende dopo sessant'anni un motivo ci sarà".

"Capisco ma non giustifico il silenzio del sindaco, dovuto forse all'imbarazzo di dover registrare che alcune delle situazioni contestate, peraltro facilmente verificabili, sarebbero recenti e verificatesi durante la sua gestione. Tuttavia, anziché pretendere sostegno pubblico e continuare a sperare in quella impunità che da sempre caratterizza la vita pubblica rendese, dovrebbe, per il bene dei rendesi onesti, collaborare con gli inquirenti e rimuovere prontamente, come non ha fatto sinora, le situazioni, ereditate e non, ritenute pregiudizievoli per la sana gestione dell'ente. Ci può anche stare che a difendere il sistema Rende siano alcuni dirigenti del Pd, anche se prima dovrebbero spiegare come mai alle recenti elezioni politiche non hanno candidato un rappresentante del paradiso terrestre che oggi descrivono. Se però la difesa d'ufficio viene dai rappresentanti di istituzioni pubbliche, la prudenza e la chiarezza dovrebbero prevalere sugli interessi di parte e le simpatie politiche e personali. Il rettore dell'Unical, ad esempio, quando parla a nome dell'università intera è pregato di essere meno ambiguo e dire chiaramente se sta dalla parte della difesa della legalità o dalla parte dell'impunità per partito preso. Nella sua nota di sostegno e incoraggiamento ai vertici della politica rendese non abbiamo letto una sola parola in favore del lavoro degli inquirenti antimafia. Ciò finisce per delegittimare inevitabilmente l'operato della magistratura e delle forze dell'ordine e vanificare le pregevoli iniziative in favore della cultura antimafia organizzate nella nostra università" conclude il consigliere comunale di Rende.