Cosenza
 

'Ndrangheta, operazione "testa del serpente": fermata federazione di "italiani" e "zingari" che impauriva Cosenza

gratterinicolagenerica15agoMomenti di tensione si sono registrati all'uscita dalla Questura di Cosenza di alcuni dei fermati nell'operazione interforze "Testa del serpente" condotta contro le due principali cosche di 'Ndrangheta operanti in citta'. Mentre gli agenti accompagnavano i fermati appartenenti alla cosiddetta banda degli "zingari" alle macchine, alcuni familiari si sono avvicinati. Il piu' "acceso", in questo frangente, sarebbe stato il figlio minorenne di uno dei fermati. La sua posizione e' ora al vaglio della Procura per i minori di Catanzaro.

Omicidi, gambizzazioni, pestaggi in pubblico, e poi estorsioni e usura, messi in atto con metodi fra i piu' violenti e, a tratti, feroci. E' questo lo "spaccato" criminale che Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, coordinati dalla Dda di Catanzaro, hanno portato alla luce, come riporta l'Agi, con l'operazione.

Il clan degli "italiani", Lanzino-Rua'-Patitucci, e quello degli "zingari", riconducibile al gruppo Abruzzese, detto "Banana", si erano federati per controllare il territorio del capoluogo bruzio e del suo hinterland. A delineare le dinamiche e gli affari illeciti della 'Ndrangheta cosentina e' stato, in una conferenza stampa, il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, insieme al procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e ai vertici delle tre forze di polizia giudiziaria che hanno lavorato insieme, ognuno per una parte di propria competenza, con risultanze poi confluito in un lavoro comune che ha fatto ulteriore luce anche sull'omicidio di Luca Bruni, il presunto boss scomparso il 3 gennaio 2012 e il cui cadavere venne ritrovato solo nel dicembre 2014.

Secondo quanto riferito dagli inquirenti, Bruni stava progettando un'espansione del proprio il raggio d'azione entrando, pero', in questo modo in contrasto con il clan degli italiani e degli zingari, che nel frattempo avevano suggellato un "patto" tra di loro. Capomolla, in particolare, si e' soffermato sull'assetto 'ndranghetistico nel Cosentino determinato dall'equilibrio raggiunto con la sigla dell'alleanza tra le due cosche egemoni: "Una sorta di confederazione, estremamente brutale e aggressiva quando - ha rivelato il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro - quando si trattava si tratta di regolare i rapporti criminali (a esempio, contrasti nello spaccio della droga) ma anche vicende personali, come transazioni economiche o acquisti di terreni. Da segnalare, dice ancora l'Agi, poi l'evoluzione della cosca di etnia rom, che nel tempo ha conquistato un'autonomia criminale che - ha rilevato Capomolla - l'ha portata a sedersi, alla pari, ai tavoli con le consorterie piu' forti della citta' di Cosenza". In piu' circostanze, hanno poi spiegato gli investigatori in conferenza stampa, anche persone della cosiddetta "Cosenza bene" si sarebbero rivolte agli esponenti delle cosche affinche' esercitassero una pressione mafiosa su un proprietario restio a cedere un terreno.
Ma l'arroganza della confederazione tra clan degli "italiani" e degli "zingari, hanno evidenziato gli inquirenti, si esplicava anche nelle forme classiche delle minacce e delle intimidazioni a imprenditori e commercianti, sottoposti a un racket "condotto a tappeto, a macchia d'olio su tutto il territorio", e sottoposti anche a pestaggi in pubblico, e nell'uso delle armi, necessarie a esempio per gambizzare due pusher che avevano provato a mettersi in proprio nello spaccio degli stupefacenti. Questi, in sostanza, i principali aspetti di un'indagine che Gratteri ha definito "di serie A" nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il questore di Cosenza, Giovanna Petrocca, il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, colonnello Piero Sutera, e il comandante regionale della Guardia di Finanza, generale Fabio Contini.

"L'aspetto piu' importante di questa inchiesta e' che ci sono tre forze di polizia che hanno lavorato come un'unica forza". Cosi' il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha commentato l'operazione "Testa del Serpente" condotta da polizia, carabinieri e Guardia di Finanza contro la 'Ndrangheta di Cosenza. "Anche con tecniche e filosofie diverse - ha spiegato Gratteri - Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza sono riusciti a lavorare come un unico corpo, e questo e' un valore aggiunto. Sono davvero contento perche' questo e' un esperimento importante: e' la prima volta che, in un'indagine di serie A come questa, che si e' riusciti a lavorare al meglio, tanto e' vero che non abbiamo nemmeno un latitante. Questo - ha rilevato il procuratore capo della Dda di Catanzaro - conferma la professionalita', ma anche la tenuta sul piano della riservatezza, evitando le fughe di notizie: questa e' la premessa per poter lavorare bene. Questo risultato non e' un caso, perche' ci stiamo lavorando da tre anni. E non e' solo un risultato processuale o probatorio, o la possibilita' di fare indagini di qualita', ma significa anche la possibilita' di dimostrare ai cittadini che possono fidarsi di noi, osare e venire a denunciare: ogni mese che passa e' un crescendo. Oggi ci sono tre divise diverse ma un'unica polizia giudiziaria".

Secondo Gratteri, "se si e' arrivati a questo target, e' grazie ai vertici delle tre forze dell'ordine che stanno inviando in Calabria professionisti di qualita'. Il comando della Guardia di Finanza ha inviato agenti in gran parte volontari, nel senso che hanno scelto di venire qui, nessuno glielo ha imposto. Quanto ai Carabinieri, sono arrivati e stanno arrivando oltre 100 marescialli, la Polizia ha potenziato le Squadre mobili e lo Sco e' continuamente in Calabria per supportare le Mobili. Ringrazio tutti per aver creduto nel nostro progetto, un progetto che, appena sono arrivato a Catanzaro, faceva sorridere molti, che pensavano che avremmo fatto solo cose ordinarie, o solo indagini di droga, dicendo che Gratteri faceva solo indagini di droga, cosa che naturalmente - ha concluso il procuratore di Catanzaro - e' un falso storico".

"Ripeto ancora una volta: i calabresi non sono omertosi, i calabresi non sapevano con chi parlare" ha detto Gratteri.

"Siamo una grande squadra, sembra una frase fatta ma - ha sostenuto Gratteri - e' calzante. Ringrazio i giornalisti a essere sempre presenti qui perche' documentano la nostra azione: la gente infatti deve sapere quello che siamo facendo, per valutare se fidarsi di noi, se cioe' se siamo credibili. Io ogni giorno trovo riscontro: proprio questa mattina la mia segretaria mi diceva che ci sono gia' tantissime persone, oltre 300, che vogliono parlarmi. Quindi, nella settimana, a cavallo delle vacanze invece di un giorno mettero' due giorni a disposizione di usurati, estorti, parti offese, gente che subisce vessazioni nella pubblica amministrazione, per venire a parlare con me e venire a denunciare. In questo lavoro inoltre - ha aggiunto il procuratore di Catanzaro - ho sempre il supporto di un ufficiale dei carabinieri e della Finanza e di un dirigente della polizia che aiutano a incoraggiare chi vuole denunciare. Ripeto ancora una volta: i calabresi - ha concluso Gratteri - non sono omertosi, i calabresi non sapevano con chi parlare". (AGI)