"Ti faccio arrivare il sangue sul tetto". Con una denuncia fine a 28 anni di violenza

cannizzarofrancescodi Claudio Cordova - "Buttana, troia, ti corichi con tutto il paese. Te la fai con Giovanni, con il postino, con i parenti", ma anche "vattene che altrimenti ti faccio arrivare il sangue sul tetto" e ancora "t'ammazzo, ti faccio vedere chi è tuo marito. E vediamo chi è il tuo amante". Sono solo alcune delle frasi che Francesco Cannizzaro avrebbe rivolto, nel tempo, alla moglie. L'uomo, arrestato dai Carabinieri per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate, avrebbe vessato – psicologicamente e fisicamente – la moglie e la figlia per circa 28 anni, dal lontano 1985, anno del matrimonio.

Una storia di degrado quella andata avanti nella frazione Cerasi di Reggio Calabria e arginata dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal Gip Adriana Trapani che stigmatizza "una condotta abituale estrinsecatasi in più azioni che, pur se realizzate in momenti successivi, sono risultate collegate da un nesso di abitualità ed avvinte nel loro svolgimento dall'unica intenzione criminosa di ledere l'integrità psicologica, morale e fisica dei predetti familiari, a tal punto da indurii ad un persistente stato di soggezione, paura e disagio psico-fisico incompatibile con le normali condizioni di vita e tale da cagionare alle stesse sofferenze e umiliazioni, da rendere particolarmente dolorosa e quasi del tutto impossibile la convivenza".

E' stata, alla fine, la denuncia della donna (Lucia il nome di battesimo) a dare il via alle indagini dei Carabinieri, che hanno infine tratto in arresto l'uomo. Una storia di violenze in famiglia che riporta alla mente il recente fatto di sangue che ha sconvolto Reggio Calabria: la morte di Immacolata Rumi, che sarebbe deceduta a causa delle percosse del compagno. Cannizzaro, operaio forestale, avrebbe sostanzialmente sottoposto i propri familiari a una serie lunghissima di maltrattamenti, che in alcuni casi hanno richiesto anche l'intervento delle forze dell'ordine: "Le violenze fisiche invece, avvenivano con cadenza bisettimanale, nella specie il Cannizzaro la picchiava su tutto il corpo con le mani, con i piedi, le tirava i capelli ed talvolta usava un bastone di legno" è scritto nell'ordinanza.

La denuncia scatterà a metà del mese di marzo. Comportamenti, quelli di Francesco Cannizzaro, confermati anche dai figli. Uno di questi pur non biasimando la condotta aggressiva del padre, confermerà che lo stesso era solito perdere "troppo facilmente la pazienza, gridando spesso, offendendo ed a volte anche alzando le mani, questo soprattutto negli ultimi tre anni".

Alla base della condotta aggressiva, futili motivi. Soprattutto di gelosia. Da circa un anno e mezzo, Cannizzaro si era convinto che la moglie  lo tradisse con il convivente della figlia, un cittadino di nazionalità rumena, ma soprannominato Giovanni. "Sta disonesta, vai a vedere con chi dorme" avrebbe detto al figlio. Anni di violenze, che però per diverso tempo non saranno mai denunciati. Scrive il Gip Trapani: "pur di salvaguardare la formale unità del consorzio familiare e l'apparente "reputazione" di cui la famiglia godeva all'interno di un contesto socio-culturale ristretto quale è quello di Cerasi, hanno preferito tacere per più di venti anni piuttosto che rendere pubbliche le gravi malefatte del Cannizzaro".

Dopo anni di maltrattamenti, sarà su input della figlia dei due che la situazione si bloccherà, soprattutto grazie all'intervento dei Carabinieri: "Avvilita e stanca dei continui maltrattamenti che tanto lei quanto gli altri componenti della famiglia erano costretti a subire e intenzionata a non accantonare nella memoria l'ultima vicenda che aveva visto protagonista la di lei madre, Cannizzaro Caterina ha trovato il coraggio per chiedere l'intervento dei Carabinieri ai quali ha denunciato quanto accaduto la notte tra il 10 e 1'11 marzo 2013. Il gesto della figlia ha conseguentemente scosso la madre che, dopo anni di silenzio e dopo l'ennesima
aggressione -che l'aveva peraltro costretta a subire una tremenda umiliazione, quella di defecare sulla biancheria intima a causa della invincibile paura di essere ferita, se non addirittura colpita mortalmente dal marito- si determinava a denunciare una situazione che perdurava sin dall'inizio della convivenza coniugale (cioè dallontano1985)".