di Claudio Cordova - Rabbrividisco al solo pensiero di quanto sia rimasta immobile Reggio Calabria a distanza di circa sei mesi dallo scioglimento del Consiglio Comunale per contiguità con la 'ndrangheta. Tanti illusi (io in primis, s'intende) credevano o speravano che da uno dei momenti più bui della città potesse nascere un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di intendere la politica e la vita pubblica, un nuovo modo di agire.
E invece no.
Anche i partiti, i movimenti, le forze contrarie al "Modello Reggio" sono lì, nella maggior parte dei casi a riempire le mail di redazione di comunicati stampa, solidarietà assortite, proteste (solo sulla carta).
Per mesi – anche di recente, dopo la ratificazione del disavanzo del Comune da parte della Commissione Straordinaria – ci siamo indignati per il modo in cui sarebbe stata gestita la Cosa Pubblica a partire dagli anni 2000.
Ma partecipare attivamente non significa inviare accorate note stampa o scrivere "vergogna" su Facebook.
Credo che lo specchio dell'immobilismo cittadino sia rappresentato da come i reggini stiano "vivendo" il delicatissimo processo per il cosiddetto "Caso Fallara", che vede imputati l'ex sindaco e oggi governatore, Giuseppe Scopelliti, ma anche gli ex revisori dei conti, Carmelo Stracuzzi, Domenico D'Amico e Ruggero De Medici. Per carità, i resoconti delle lunghissime udienze sono sempre tra gli articoli più letti e ciccati.
Ma tutto ciò può bastare?
Il dibattimento al cospetto del Tribunale presieduto da Olga Tarzia ha già registrato alcune fasi molto importanti: le deposizioni dei consulenti del pubblico ministero Sara Ombra, ma anche le testimonianze degli ex consiglieri comunali Demetrio Naccari e Seby Romeo. Quattro, cinque, a volte otto ore di udienza, nel deserto quasi totale: a parte un discreto numero di cronisti e di avvocati praticanti il nulla.
Quasi nessun cittadino ha sentito la voglia, la necessità di assistere anche soltanto a mezz'ora di un'udienza pubblica all'interno del Cedir di Reggio Calabria.
E' questo partecipare?
Domani e dopodomani – salvo imprevisti – si svolgeranno altre due udienze fondamentali per il procedimento. A deporre, infatti, dovrebbe essere l'ex sindaco facente funzioni, Giuseppe Raffa, ma anche, con ogni probabilità, alcune figure chiave nella "squadra" di Scopelliti, come Franco Zoccali e Antonio Barrile. Si preannunciano – come sempre – udienze fiume in cui i testimoni racconteranno la verità su quegli anni.
Lo faranno ancora una volta nel deserto generale?
Eppure, per la città, per chi fa politica, soprattutto a livello giovanile, ma anche per semplici cittadini curiosi di capire le cose, oltre alle cronache dei giornali, la partecipazione a queste udienze sarebbe un vero segnale di risveglio, in uno dei momenti più delicati della storia di Reggio Calabria. La lotta, la "resistenza", l'opposizione. Niente di tutto ciò si fa chiusi nelle proprie case. Solo conoscendo al meglio i fatti e la realtà si potrà immaginare di affrontare il futuro in maniera diversa: da qui l'esigenza di una partecipazione silente, senza "tifare" né per l'una, né per l'altra parte.
Solo per conoscere.
Alle aule 5 e 13 del Cedir (dove si svolgerà il processo) a prescindere dalle posizioni individuali degli imputati, si sta discutendo di quella che è stata la città negli ultimi anni. Anche delle vicende che hanno portato al disavanzo nelle casse di Palazzo San Giorgio, per cui tanto ci arrabbiamo.
Ma a nessuno tutto ciò sembra interessare.