Un anno fa, Il Dispaccio

logo ildispacciodi Claudio Cordova - Nella vita di un essere umano, un anno è un periodo tutto sommato "breve". E' tuttavia un arco temporale alla fine del quale è comunque possibile tirare una linea e abbozzare un bilancio. Ma un anno assume una grandezza ancora più ampia se viene vissuto intensamente, con ritmi frenetici, carichi di lavoro importanti, poche pause e un'attività costante, nel tentativo di fornire un risultato dignitoso al termine dei propri sforzi.

Esattamente un anno fa, Il Dispaccio apriva i battenti, alzava l'interruttore, dando il via alla propria esperienza che, fin da subito, non abbiamo definito una "avventura".

L'informazione è una cosa seria – lo abbiamo sempre detto – e lo è ancor di più per chi opera su un territorio difficile, "di frontiera" come la Calabria, dove le problematiche (politiche, economiche, sociali e criminali) che affliggono l'Italia si ritrovano moltiplicate in maniera esponenziale.

Noi questa realtà, da 365 giorni, proviamo a raccontarla, h24, mettendo in campo tutte le capacità che la natura ci ha donato, tutta la responsabilità e la professionalità che l'esperienza ci ha fatto acquisire, tutta la lealtà e l'onestà che ci deriva da forma mentis e amore per questa terra.

Arriviamo al primo giro di boa con alcuni risultati nel carniere, molti dei quali inaspettati. Essere riusciti, già da diversi mesi, a fidelizzare diverse migliaia di persone che – ogni giorno – scelgono di informarsi tramite i nostri scritti, è qualcosa che, da ultimi arrivati, in un panorama già molto affollato, non ci aspettavamo minimamente. Abbiamo fatto ottime cose, sia con i nostri articoli, sia con le nostre iniziative come "Le mani sulla città", l'incontro dell'agosto 2012 che, per la prima volta, ci ha fatto percepire l'apprezzamento per il nostro lavoro. Abbiamo sbagliato e abbiamo prontamente chiesto scusa, perché ad animarci non è l'odio verso nessuno, non è la voglia di diffamare il territorio e le persone che lo popolano, ma solo e soltanto quello di creare momenti di crescita e sviluppo intellettuale, facendo conoscere più cose possibili. Abbiamo dato "buchi" ai colleghi, con le nostre esclusive. Altre volte, invece, i "buchi" li abbiamo presi, incassati, metabolizzati al fine di migliorarci.

E' stato un anno in cui non sono mancate le gioie, così come non sono mancate le delusioni, le difficoltà, i problemi, da cui, comunque, abbiamo sempre cercato di rialzarci per continuare la nostra opera, portata avanti con lealtà e dignità, non solo, ovviamente, nel tentativo di informare, ma anche con lo scopo, non meno importante, di formare nuove professionalità che vadano oltre l'apparenza del comunicato stampa e del copia/incolla.

E' stato un anno in cui abbiamo lavorato.

Abbiamo lavorato cercando di essere sempre al servizio dei nostri lettori, cercando di dare voce a chi la voce spesso non riesce ad averla, senza, tuttavia, diventare megafono di nessuno. Alla fine della giornata di lavoro abbiamo la fortuna di non dover rispondere a nessun altro se non alla nostra coscienza per quello che abbiamo fatto. E Dio solo sa quanto tutto ciò faccia la differenza per chi è chiamato, ogni giorno, a fare da tramite tra la notizia e la cittadinanza. Se l'Italia, e la Calabria più nello specifico, versano nelle condizioni che tutti conosciamo, questo è avvenuto anche a causa del ruolo dell'informazione, spesso legata a logiche di servilismo, a quella notizia scritta o non scritta per fare un favore a questo o a quel compare.

Noi, da piccola Redazione, composta in massima parte da under 30, abbiamo sempre cercato di rifuggire tutto ciò. Fare giornalismo è un compito troppo delicato e la nostra professione è fin troppo nobile (nonostante tutto!) per poterla prostituire ad altri tipi di logiche.

Prova ne sia che, a turno, siamo stati tacciati come "comunisti" e "nemici della città", ma anche di pericolosi "endorsement" verso altre parti politiche. Ma del resto, come recitava la frase di Cicerone, che ieri dava il benvenuto sulla nostra homepage, "l'accondiscendenza partorisce amici, la verità odio". Noi abbiamo scelto di non essere accondiscendenti rispetto alle tante, tantissime storture che accompagnano la vita calabrese. Anzi, siamo stati spesso intransigenti, abbiamo scelto di raccontare il territorio, talvolta in maniera dura e cruda. Perché preferiamo dire la verità, anche se spiacevole. Abbiamo scelto di dare il nostro contributo in un momento di grande crisi economica, sociale e di valori. Abbiamo fronteggiato i duri mesi antecedenti allo scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, abbiamo cercato di informarvi con le nostre inchieste sugli intrecci con la malavita, di raccontarvi le grane della politica regionale, i territori sommersi dai rifiuti, le difficoltà in cui versano, in ogni provincia, i lavoratori.

La splendida Redazione che, nonostante i miei tanti difetti e gli errori commessi, mi onoro di guidare e coordinare, ha lavorato giorno e notte, con 40 gradi all'ombra e nei giorni di festa.

Abbiamo lavorato così e dopo un anno di attività rinnoviamo la nostra promessa ai lettori. Chi è qui, a distanza di un anno, ha deciso di non vendersi per un pugno di dollari, al miglior offerente. Ha deciso di accompagnare le belle parole ai fatti, ai comportamenti, non ha cambiato idea su cose e persone, ma, soprattutto, sul modo di intendere la professione.

A distanza di un anno, ci facciamo gli auguri di "buon compleanno", ma rinnoviamo la promessa fatta il 2 aprile 2012. Faremo di tutto per non disattenderla.

Ma l'ultima parola resterà sempre a voi, nostri unici padroni.