di Luisa Nucera - Inevitabile il confronto. Scatta la presa di coscienza mista ad amarezza e confusione. Quando ti allontani dalla città, catturato da un desiderio di fuga dai problemi e un'irrimediabile voglia di evasione, al rientro sono cavoli tuoi. E purtroppo sono cavoli amari. Perché, al di là del degrado che si respira ripristinando tossine di ogni tipo, si prova una sensazione di disagio poco sorprendente. Un'incapacità di adattamento che impedisce il benessere della vita psichica a tutti i livelli. Una sindrome da "jet lag" che si protrae oltre il tempo dovuto e che stenta a riportarti sulla terra per fare i conti. Devi riprenderti lo stile di vita. Ammesso che ne abbia avuto mai uno. Il ritmo di uno scorrere del tempo veloce, preciso e costante ma sempre a portata di mano di una grossa metropoli, tipo Londra, per esempio. Ma il paragone non tiene. Quando si espatria, il profumo della novità fa vedere tutto bellissimo e privo di difetti. Storia compresa nei monumenti, nelle piazze e nella struttura urbanistica. Eppure sappiamo che esiste anche la faccia brutta di una "città" non proprio "beautiful", fatta di ubriachi, violenti e pure prostitute. Ma a Londra si ha la sensazione di non annoiarsi mai. Al di là delle strade più battute e visitate dal turista occasionale, dagli studenti internazionali, o dei residenti di lunga data. Quando un uomo è stanco di Londra è stanco della vita perché a Londra c'è tutto ciò che la vita può offrire. Parola di Samuel Johnson, critico e saggista del Settecento che nella sua satira, sul modello di Giovenale, descrisse i problemi della città soffermandosi sulla corruzione, sulla criminalità e sullo squallore dei poveri. Ci siamo; così ci sentiamo a casa vicini alle problematiche tristi e irrisolte. Ma gli aspetti dominanti denotano multiculturalità, miscuglio di etnie e convivenza di stili che diventano seduzione accattivante, entusiasmo composto, curiosità mai appagante. La tocchi con mano la voglia di ritornarci, quando alla fermata dell'underground, un impiegato-gentlemen ti consiglia un tragitto piuttosto che un altro, o all'uscita degli shop di Comden Market, catturato dal sorriso di una commessa che ti accompagna fino a casa dove forse non avresti voluto tornare.
Almeno per ora.
Perché mentre ancora sei in viaggio metabolizzi che a Londra hai la sensazione di crescere. Nel lavoro, negli studi e nella vita sociale. Da cameriere puoi diventare manager; da infermiere, a medico specializzato; da operaio a impiegato. L'impressione che, se fai bene, vai avanti e sei premiato per quello che vali, per come e quanto ti sacrifichi. Un "work in progress" che ti fa essere padrone del futuro ampliando le vedute e staccandoti da un angusto provincialismo. Certo l'economia risponde. Un'economia basata sui servizi, come banche assicurazioni, attività commerciali che rappresentano la forza trainante di tutta la Gran Bretagna. Mentre molti, troppi sono gli elementi per così dire tecnici che penalizzano la nostra regione. Dall'aspetto morfologico che rende disagevole la comunicazione, alle mancate occasioni per avviare un deciso rilancio imprenditoriale, alla 'ndrangheta che, come un macigno, incombe sulle speranze e le opportunità di sviluppo dei calabresi. Per questo il ritmo lento ed inesorabile del tran-tran calabrese intralcia l'attività creativa dei giovani talenti meridionali. In modo analogo colui che lavora non può cambiare ruolo poiché la richiesta di maggiore prestazione lavorativa è vista come punizione e sfruttamento e non come realizzazione-miglioramento delle proprie capacità. Inoltre, la differenza di reddito ed istruzione crea una distanza abissale tra abbienti e meno abbienti.
"Upper e lower". Diversi politicamente; lontani da possibili dialoghi costruttivi.
Quando un uomo è stanco di Reggio è stanco di andare incontro all'incertezza, al rischio e al fallimento. Abbiamo bisogno di una grossa fetta di coraggio per recuperare il tempo perduto e riprendere confidenza con la speranza nel rispetto della nostra coscienza. Se lo facciamo con stile, reggeremo ogni tipo di confronto.