di Claudio Cordova - Parla senza tradire sostanzialmente alcun tipo di accento, non si dilunga, ma, soprattutto, va, in maniera chiara al punto della questione, evidenziando una serie di pensieri "normali" che, però, nel contesto calabrese e reggino acquisiscono i caratteri della straordinarietà. E' proprio la chiarezza delle parole di Federico Cafiero de Raho, espressa su un territorio che la desidera, la ricerca, la spera, ad aver colpito più di ogni altra cosa la gente comune e gli addetti ai lavori.
Nel proprio discorso di insediamento, il nuovo procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, chiamato a confrontarsi con una delle realtà più difficili del territorio italiano, ha dato speranza ai calabresi, ricordando le parole di Giovanni Falcone: le mafie sono fenomeni umani e come tali sono nati, ma saranno destinati alla morte. Lui che per anni ha combattuto (con eccellenti risultati) la camorra dei Casalesi, adesso dovrà confrontarsi con una criminalità "liquida", capace di infiltrarsi anche nelle più piccole fessure. Soprattutto, Cafiero de Raho ha espresso un paio di concetti chiari, normali, persino "ovvi", di cui però la popolazione ha sicuramente bisogno per poter fare, forse, quello "scatto di reni" contro 'ndrangheta e malaffare che da più parti è auspicato.
Cafiero de Raho ha parlato di condivisione delle idee, di un Ufficio di Procura che deve ragionare in termini di squadra, proprio per poter essere più forte nell'azione investigativa, lontana da invidie e personalismi. E' il "metodo Falcone", che i cittadini di Reggio e provincia sperano possa essere, presto, il "metodo Cafiero de Raho". Il nuovo procuratore ha parlato di un Ufficio di Procura "impersonale", che si deve muovere all'unisono: anche in questo caso, il concetto su un pensiero chiaro (e peraltro previsto dalla normativa) colpisce per la semplicità, ma anche per la necessità con cui viene espresso, nel primo discorso ufficiale.
Forse sta proprio nell'entusiasmo e nella fiducia suscitata dalla "normalità" di Federico Cafiero de Raho il segno più evidente della anormalità dilagante che avvolge Reggio e provincia. Una anormalità su cui, ancora, forse c'è qualche speranza per evitare la totale assuefazione. E se, come diceva il poeta, "l'impresa eccezionale è essere normale", con le sue parole, Cafiero de Raho non ha inventato nulla, ma ha riacceso dei fuochi di segnalazione che adesso solo il lavoro duro e leale potrà alimentare.
La "normalità" più devastante (e quella su cui la cittadinanza fa più affidamento) è quella che Cafiero de Raho esprime però richiamando, di fatto, l'articolo 3 della Costituzione Italiana: "Noi siamo i primi custodi della giustizia – ha detto – e tutti sono e devono essere uguali davanti alla legge". Con Cafiero de Raho è la "normalità" a colpire, la "normalità" a far sperare.
A far sperare che l'azione della magistratura possa andare ad aprire porte e cassetti che fin qui sono stati blindati. A far sperare che a essere colpiti siano i collegamenti tra la criminalità organizzata e le Istituzioni, a far sperare che venga spezzato il "patto d'acciaio" che le cosche hanno stretto, ormai da tempo, con i poter occulti che, da decenni, siedono al tavolo del "Sistema Reggio".
La legge è uguale per tutti e l'azione investigativa deve essere giusta con tutti. Dal politico all'imprenditore, passando per il magistrato, il professionista, fino ad arrivare al massone.
"La legge è uguale per tutti".
Un'ovvietà. Che detta da un nuovo procuratore della Repubblica nella "capitale della 'ndrangheta", riscalda però i cuori di speranza.