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Frecce

Frecciadi Nino Mallamaci* -Sappiamo tutti che la nostra terra è stata abitata, nel corso della sua storia, da tantissimi popoli di provenienza diversa. Tutti ci hanno lasciato qualcosa, in qualche modo: lingua, tratti somatici, difetti, virtù. L'unica cosa che senz'altro non abbiamo ereditato da nessuno è l'uso delle frecce. Siamo passati direttamente, nell'utilizzo di mezzi di offesa e difesa, chessoio, dalle lance e dalle clave alle armi da sparo. Le frecce, niente. Proprio non sono entrate nel nostro patrimonio di conoscenze, le ignoriamo completamente. Quando guardiamo un film western, con gli Indiani d'America, o nativi americani o pellerossa che dir si voglia, da una parte, e i colonizzatori bianchi - cowboys - yankees dall'altra, non riusciamo a capire che cavolo siano quegli aggeggi che partono dagli Indiani diretti verso i cowboys.

Quando i bambini giocano a cowboys e pellerossa, dalle nostre parti, questi ultimi si arrendono senza combattere: non possono farlo a mani nude. Sarà per questo che, girando per la città, vedi delle auto munite di ogni marchingegno o accessorio, per suonare, lampeggiare, alcune sono dotate pure di macchinette per il caffè o di tirabusciò per i momenti etilici. Ma tantissime, agli angoli delle parti posteriore e anteriore, presentano dei grossi buchi, e tra le leve interne ce n'è spesso una in meno, che dovrebbe stare accanto a quella dei fari.

E anche quando i buchi non ci sono, e le leve sono tutte al loro posto, molti automobilisti passano la vita a chiedersi a cosa possano servire quei pezzi di plastica multicolore e quei comandi sul lato sinistro del cruscotto. Poi c'è una striminzita minoranza che quando cambia direzione, quando si ferma per parcheggiare o per fare scendere i pargoli a un metro dall'entrata della scuola, utilizza le frecce. Lo so, molti di voi si staranno chiedendo: chi cosa? E chi cazzu sunnu? A me capita, quando metto la freccia, che qualcuno fermi la macchina in mezzo alla strada e, avvicinandosi strabuzzando gli occhi, mi chieda: ma chi su sti luci? Viditi chi l'arburu i natali avi ora c'u smuntammu! E già, bisogna portar pazienza. D'altra parte, lo stesso può succedere se andiamo in Giappone e ci mettiamo a mangiare con coltello e forchetta invece di usare i bastoncini. Gli occhi a mandorla ci guarderanno sorpresi, quasi con sospetto. Gli è che ogni popolo ha le proprie tradizioni, e tra le nostre non trova posto quella che contempla l'uso delle frecce. Oggi pomeriggio, però, mi è capitato un fatto strano.

Percorrevo in direzione mare monti la via XXI agosto, quando, al termine della stessa, provando a girare a sinistra, mi sono imbattuto in un macchinone che si era piantato improvvisamente in mezzo alla carreggiata. Il giovanotto a bordo stava facendo manovra per parcheggiare, e io ho pensato: il solito stronzo che non mette la freccia. E mi sono partiti gli improperi di rito.

Lui ha abbassato il finestrino, e, molto educatamente, mi ha chiesto scusa. E lì ho avuto il primo mancamento: come, non mi urla in faccia nulla? Ma sono rimasto letteralmente basito quando, mostrandomi il fanale posteriore sinistro con la freccia inglobata, che teneva nella mano, mi ha detto: scusate, mi sono fermato per andare lì (giusto dietro di noi), dall'elettrauto, per farmi montare il faro. A quel punto, inchinandomi fin quasi a sfiorare l'asfalto, gli ho chiesto scusa io, e ci siamo trovati d'accordo sulla unicità dell'avvenimento. Tutto questo mentre dietro la mia macchina era tutto uno strombazzare di clacson perché, preso dalla originalità dell'accaduto, mi ero fermato senza freccia.

* Avvocato e scrittore