Quizzami… e la vita viziami…

scuoladi Luisa Nucera - Oh no! Ci risiamo! Una domenica uggiosa e i vigili incalzano per la vettura irregolarmente parcheggiata. Le due giovani donne appoggiate al bancone di un bar intente a fare colazione a mattinata inoltrata, dopo una notte folle e spensierata, vengono interrotte nella loro conversazione ancora una volta. E sbuffano. Perché... C'è qualcosa che invece è regolare nella nostra città? A cominciare dalle tasse sui servizi di cui non si usufruisce; al malfunzionamento dei trasporti; al caos nel mondo della sanità e per finire all'emergenza dei rifiuti divenuti di regolare, ordinaria per cosi dire, "disamministrazione"? Il tintinnio del cucchiaino che mescola lo zucchero nella tazzina di un caffè profumato guarnito di noccioline e panna, fa riprendere il dialogo alle due fanciulle. Hanno spazzato via l'amarezza per non poter godere di un po' di tempo libero e perciò iniziano tanti discorsi senza mai approfondirne alcuno. E' Domenica e il relax è obbligatorio e dovuto. D'altronde, c'è gente che durante la settimana riposa quasi tutti i giorni;  eppure il settimo rinnova il momento.

Magari forzato perché il lavoro manca. Oppure desiderato perché stanca di cercare il lavoro.

Di questi tempi equivale a trovare l'ago in un pagliaio. E se ce l'hai,anche se precario, sei fortunato. Chi formulò per primo la frase "preferisco avere fortuna piuttosto che talento", ha dimostrato di aver percepito l'essenza della vita. Che è all'apice di una strana modernità individuabile in quasi tutti i contesti. Insomma, chi non "risica non solo non rosica" ma può arrivare sull'orlo del precipizio. Dell'esasperazione e del nervosismo. Della depressione e della nullità. Nessuno ha più paura di credere che e quanto la fortuna conti nella vita. Specialmente nel mondo giovanile. Un Grande Fratello allargato che punta sull'audience per mettere in mostra chi ha avuto il coraggio di buttarsi e arrivare in alto senza sudare. Alla faccia di chi invece crede alle obsolete teorie fatte di sacrifici e dedizione... e di chi ancora studia con la vecchia strategia del merito fondato sul premio in relazione alla preparazione personale vera e autentica perché farina del proprio sacco. Un sacco che si porta sulle spalle e che non serve a niente. Almeno se vuoi avere successo,soldi e potere. Perché anche la scuola, fin dalle prime fasi,secondo criteri catastrofici,è finalizzata a fornire istruzione come qualsiasi merce in compra-vendita. Quasi dovesse adeguarsi a tutti i costi alle esigenze del sistema produttivo. Lo dicono esplicitamente le prove Invalsi che consistono in quiz, spesso demenziali, che richiedono velocità, memoria e "savoir faire" grazie ad un'infarinatura che bandisce e condanna qualsiasi approfondimento culturale. Dimentichiamoci della formazione dei nostri figli, futuri cittadini muniti di solidità e fermezza morale attraverso la standardizzazione del lavoro scolastico. Flessibilità, adattamento e preparazione sommaria, sono le parole chiave. A cui non è difficile aggiungere una botta di... fortuna.

Per arrivare in alto anche con poco. E addirittura con niente.

L'epoca che passa dall'approssimazione all'indovinello. E' la nostra epoca. Se sei fortunato, sei preparato. Obiettivo cruciale nella logica dell'istruzione-merce e scuola-azienda. Degrado di una didattica virtuosa del docente che vede in declino la sua professionalità costretto a dimostrare la sua efficienza attraverso risposte arbitrarie e immediate a concorsi a quiz . Dopo il danno la beffa. Alla sua pazienza. Alla sua esperienza. All' entusiasmo sempre in crescita di una professione che non meritava poi così tanto degrado pubblico. Offesa alla dignità umana. Quella che ricerca la cultura attraverso l' etica. Il rischio ha preso il sopravvento. Come se esso eliminasse il pericolo. La realtà è però nel prendere coscienza che il "quiz" colloca il pericolo nell'ambito degli eventi possibili e per un istante restituisce la speranza di farcela. Ma ormai è tardi e si fa sera. Al bar entrano persone d'età differente. Alcuni comprano il gelato ai loro piccoli; altri sorseggino una bevanda frettolosamente. Pochi uomini attempati invece restano sulla soglia che si collega alla strada principale a parlare di sport e politica. All'improvviso una donna elegante, tacco dodici e fascino dieci, entra e si siede sorridendo. Le servono, tra gli sguardi incuriositi, un aperitivo colorato composto da varie pietanze messe sul tavolo quasi in sequenza. Lei si accomoda  con fare gentile. Si attarda. Il taxi l'ha accompagnata. "Audentes fortuna iuvat". Ma Lei sembra essere l'unica ad avere osato. Unica e sola in mezzo ad un'endemica precarietà.