Un calabrese dà il via alla guerra tra poveri?

attentatorepalazzochigidi Pasquale Cotroneo - Mentre il nuovo esecutivo giurava, davanti a Palazzo Chigi un uomo di 49 anni sparava ferendo due agenti di polizia, prima di essere fermato egli stesso. Luigi Preiti, originario di Rosarno, che qualcuno inizialmente ha descritto come afflitto da problemi psichici. Ma a parte la provenienza ciò che colpisce di più sono le motivazioni reali del gesto dell'uomo e le sfaccettature che potrebbe assumere l'episodio.  L'etichetta di squilibrato è sicuramente quella più facile da additare in questi casi, ma la situazione politica sociale economica lasciano presagire qualcosa di ancora più terrificante. Sotto l'ombra infatti si cela lo spauracchio di una vera e propria guerra civile.

Una guerra tra "poveri, diseredati, malfamati e truffati" avrebbe recitato Rino Gaetano, una guerra tra gente disperata schiacciata dal pesante fardello della crisi economica. Ed è una guerra che rischia di trovare il suo ceppo più virulento proprio qui, in seno al meridione. La questione meridionale d'altronde non è mai stata risolta, ed oggi è il sud il focolaio italiano più denso di preoccupazioni. Se l'economia meridionale era già povera di per se, dopo la crisi economica del 2009 la popolazione media ha un reddito pro capite bassissimo. Negozi, attività, imprese hanno dovuto chiudere i battenti. Gli imprenditori si suicidano,  tra i "fortunati" che hanno conservato il lavoro molti sono in cassa integrazione o hanno almeno 2-3 mensilità di spettanze arretrate.  L'immobilismo politico nazionale, si ripercuote in maniera disastrosa in un territorio dove mancano anche servizi fondamentali, come l'acqua o i trasporti. La classe politica poi, appare sempre più distante, rinchiusa nei palazzi dorati, nelle stanze del potere, a bordo delle vituperate auto blu. La gente è disperata, non ne può più, e se finora ha espresso il suo malcontento solo sui social, o in forme di protesta pacifica, ora si rischia che dalle parole si passi ai fatti.

Anche perché qui, la politica spesso assume nomi diversi, nomi delle varie cosche mafiose, 'ndranghetiste e camorriste, che "governano" il territorio, lasciando agli onesti, agli infaticabili, solo le briciole. Il Sud, e la Calabria sono lasciati a se stessi, lasciati affogare sotto mari di spazzatura e montagne di debiti, lasciati morire perché anche curarsi è diventata ormai un'impresa impossibile. Visite prenotate per anni dopo, malasanità, carenze igieniche, mancanza di posti, sempre nuovi e sempre numerosi tagli.

E mentre il popolo soffre, loro sorridono, si insultano, si attanagliano, si spartiscono poltrone e luoghi di potere. Mentre in piazza, stavolta, si spara pure, loro giurano di esercitare le loro funzioni in esclusivo interesse della Repubblica. Se allora è la Repubblica, la gente, i problemi veri ad interessarli inizino col dare il buon esempio, perché gli Italiani, i meridionali, i calabresi, vogliono solo vivere meglio, vogliono poter avere la possibilità di vivere tranquillamente, di poter offrire una base economica solida alle loro famiglie.

Il resto è fatto solo di chiacchiere.

"Chi semina vento raccoglie tempesta". E la tempesta stavolta è colma di disperazione, di italiani che odiano italiani, ma guai a prendersela col popolo,  a strumentalizzare gesti come questi. Guai a dire che sono il frutto del continuo  inveire contro il palazzo. Il popolo è la parte buona del sistema, la sua rabbia, la sua disperazione, a tratti anche la confusione, sono nient 'altro che la voglia di un paese migliore. Non è il popolo a dover modificare le sue mire, ma la casta che fino ad oggi ci ha governati, e poco rappresentati, soprattutto al sud, dove tra mille problemi rischieremmo sempre più di trovarci nel far west.