di Claudio Cordova - La libertà di stampa, il tentativo, nonostante difficoltà e sacrifici, di far conoscere più cose possibili ai nostri lettori, noi del Dispaccio le abbiamo sempre avute come stella polare nell'attività che da poco più di un anno proviamo a portare avanti su un territorio difficile come quello calabrese. Per questo non possiamo che fare nostri gli allarmi lanciati – anche su altre testate – circa il protocollo d'intesa firmato alcuni giorni fa dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, dall'Ordine Regionale dei Giornalisti e dal Sindacato dei Giornalisti della Calabria.
Un accordo che limita – e di molto – il campo di azione (e quindi di acquisizione delle notizie) all'interno di Palazzo Campanella, nei giorni in cui si riunisce l'Assise, ma non solo. Condividiamo in toto la preoccupazione già espressa da altri colleghi circa la possibilità di far circolare le notizie sul mondo della politica regionale, verso cui, nonostante gli slogan, la gente nutre sempre meno fiducia.
Proprio per questo, nonostante l'amarezza per le decisioni assunte dalla politica stessa (purtroppo con l'avallo di Ordine e Sindacato) continueremo a fornire l'informazione su ciò che accade all'interno del "Palazzo": sia perché le ritorsioni non appartengono al nostro modo di pensare, sia perché crediamo che i calabresi abbiano il sacrosanto diritto di conoscere i termini in cui la politica intende decidere sul destino dei cittadini.
Sì, siamo amareggiati per le limitazioni che il protocollo impone, ma siamo allo stesso tempo convinti di voler continuare a informarvi senza filtri, con gli strumenti (sempre minori) che ci verranno messi a disposizione. Non abbiamo politici da ringraziare per questo o quel finanziamento concesso e non abbiamo politici da dover "punire" per questo o quel finanziamento negato.
Prendiamo atto solo di come la politica stia scegliendo di chiudersi al proprio interno, limitando – danzando pericolosamente sui limiti previsti dalle norme – la possibilità di accedere alle informazioni e di veicolarle.
Non possiamo però non porci una domanda: perché tutto questo?