Femminicidio: il diritto-dovere di denunciare

femminicidiodi Rosi Perrone* - Femminicidio, un termine che ormai troppo spesso risuona nelle nostre coscienze, tanto spesso da "rischiarne l'assuefazione", ma ci si può assuefare ad una forma di violenza bieca come quella che si continua a perpetrare nei confronti delle donne? Possiamo non sentire sulla nostra pelle, sul nostro corpo le tante, troppe, Immacolata Rumi? No, non è impossibile, dobbiamo agire! Le iniziative si susseguono, si moltiplicano, ma i risultati tardano ad arrivare e le donne muoiono, continuano a morire per  mano di chi le dovrebbe accompagnare ed affiancare per un tratto o per sempre nel percorso della vita. Violenze subite tra le mura domestiche, violenze subite dalla mano e dalla mente malata   di stalker che non amano, che esercitano il potere maschio sul possesso bieco , sulla  presunta proprietà di un corpo, sulla devastazione di una mente. E donne  impaurite , impotenti ,che hanno paura di denunciare che si sentono sole, sconfitte nella loro scommessa di vita di essere libere , di poter scegliere di essere mamme, compagne , amiche, colleghe. Donne violentate che prima di denunciare , purtroppo molte volte  sole,  giustificano atti ingiustificabili che vivono di sensi di colpa, che tentano tanto pervicacemente quanto inutilmente di  salvaguardare "convenzioni sociali", che proteggono anzi  sperano con il loro sacrificio di proteggere i figli ,che  continuano a ripetersi come un "mantra purtroppo in questi casi  non liberatorio".. mi ama per  questo motivo  alza le mani sul mio corpo, su di me, sono io che sbaglio, non sono una brava compagna, mamma, figlia ..care donne, care amiche non è vostra responsabilità, è barbara violenza, è esercizio di potere bruto ed assassino, e voi  avete il diritto- dovere di denunciare, di non sopportare , di uscire dal buio e di vivere paritariamente l'unica occasione di vita che ci è donata. Il disagio sociale aumenta, continuamente e considerevolmente, e si pensa che  la violenza ne permei  molte  azioni ,ma non c'è disagio sociale che tenga  a giustificazione di  alcuna forma di violenza. La violenza è violenza e non ha e non può avere giustificazioni, possono individuarsene le cause ed  intervenire per  eliminarne la linfa che le fa nascere e crescere, ma non si può  e non si deve accettarne le conseguenze .Penso  siano dunque indispensabili azioni positive di prevenzione  che creino e contaminino consapevolezza, che forniscano strumenti, che insegnino l'educazione al bene, affinchè la violenza possa essere combattuta  ed eliminata, partendo dalle scuole , dalle famiglie, nei posti di lavoro, spiegando che la donna che subisce violenza, è come se fosse la propria mamma, sorella , amica, vicina di casa, collega di lavoro, quella a cui ognuno è legato. Ogni violenza subita da una donna è una violenza che si deve sentire propria, non è un problema dell'altro del diverso da sé , ma è una realtà che vive l'altro da me e che io sento come mia. Dunque è importante  ottenere  dalle istituzioni regionali che si concretizzi  ,nel breve, un piano regionale antiviolenza che preveda  l'istituzione di un  osservatorio regionale  sulla violenza, come proposto dalla Presidente della Commissione P.O. Calabria, Giovanna Cusumano,  che  sostenga più e meglio i centri antiviolenza, che  attui  programmi informativi contro la violenza  nelle scuole di ogni ordine e grado, che  preveda sostegno psicologico gratuito e riservatissimo alle famiglie, che  realizzi programmi formativi antiviolenza sui luoghi di lavoro. Un piano antiviolenza   che dia consapevolezza del concetto del bene comune praticato che  rimetta al centro del vivere quotidiano i "valori" basato su un programma  concreto di sviluppo e lavoro per la nostra regione, lavoro che dia dignità e che restituisca alle donne la possibilità di sentirsi  donne senza timori,  coscienti di  non dover affrontare la quotidianità imparando a difendersi ma con la certezza condivisa che la vita dignitosa e libera  di ogni donna è certezza di vita dignitosa e libera del territorio.

*Segretario regionale CISL Calabria