Firme
 
 

Non stiamo scherzando

logo ildispacciodi Claudio Cordova e Alessia Candito - Non stiamo scherzando. Pubblichiamo volutamente questo nostro editoriale di presentazione il primo di Aprile, giornata che tradizione vuole votata allo scherzo e al diletto, ma siamo tremendamente seri.  Seri e determinati nel portare avanti un progetto che agli occhi dei più potrebbe sembrare folle: dare vita a un foglio elettronico indipendente – nelle dichiarazioni come nei fatti – da signoraggi di qualsivoglia natura. In una terra dominata da baronie economiche, politiche e criminali, che spesso si confondono in un unico grande magma che soffoca in silenzio la società, noi abbiamo scelto di essere liberi. E di fare liberamente quello che meglio sappiamo fare, informare.

Nel corso dei lunghi mesi di preparazione che hanno preceduto il lancio di questo foglio elettronico, più di una volta siamo inciampati nel consueto "ma chi ve lo fa fare?", accompagnato dall'ancor più trita rassegnazione al destino da "terra a perdere" che qualcuno ha voluto affibbiare alla Calabria. Un destino a cui non ci vogliamo rassegnare e che al contrario vogliamo combattere con le uniche armi che conosciamo: le notizie.

Siamo convinti infatti che un territorio potrà crescere solo se correttamente informato.  Ed è proprio questo convincimento che ci ha consentito di non perderci d'animo nel corso dei mesi, davanti alle tante, tantissime, difficoltà, burocratiche e non, che si sono poste sul nostro cammino. E' questo uno degli impulsi maggiori che ci ha convinti a fondare "Il Dispaccio", nel tentativo di rappresentare un punto di rottura del ciclo della "non notizia" e dell'informazione propinata alla gente a suon di comunicati stampa. Ma la gente non è stupida e ha voglia di sapere, conoscere, apprendere. Solo attraverso ciò il popolo potrà risollevarsi e con se stesso risollevare anche la propria terra. Noi abbiamo ancora voglia, nonostante tutto, di lottare e di fornire la nostra penna per dar voce a chi non si è ancora stancato di combattere per la propria libertà.

In questa regione non ci siamo semplicemente nati, ma l'abbiamo scelta. C'è chi qui è sempre rimasto, chi invece ha deciso di tornare, ma ci unisce la determinazione a lottare contro quella "filosofia dell'embè" e della scrollata di spalle che ha permesso che questa terra venisse avvelenata, dimenticata, sfruttata, derisa, depredata delle sue genti e delle sue ricchezze. Una filosofia che ha trasformato i diritti in favori da chiedere all'amico e al compare di turno. Il lavoro, la casa, le strade, l'acqua, la salute sono merce in vendita al mercato delle benemerenze. Alle spalle di chi subisce o è chiamato a uno sfibrante, continuo esercizio di pazienza, c'è chi accumula patrimoni miliardari, privilegi inattaccabili, onorabilità dalle gambe deboli. Mentre una regione intera sembra condannata a essere la nemesi di se stessa.

Per noi oggi è finita una lunga, stancante, ma allo stesso appagante, fase preparatoria. Abbiamo cercato di "farci belli" nell'aspetto, facili da raggiungere e da consultare. Oggi però inizia un percorso ancor più difficile e, nei nostri intenti, più lungo. Inizia un'esperienza che siamo convinti possa diventare esaltante per noi che non riusciamo a immaginarci impegnati in un altro mestiere che non sia il giornalismo. Sarà un'esperienza al servizio della Calabria e dei calabresi. Come dicevamo prima, abbiamo scelto di restare qui o di tornarci: per questo non potevamo, anzi, non dovevamo, rimanere con le mani in mano.

Le radici non sono né luogo né ricordo , le radici sono le cicatrici che ci portiamo addosso. Le nostre si chiamano Calabria. Calabria, terra nera. Non verde di ulivi, né azzurra di mare, ma nera, nera di sangue. Il sangue che ha impastato la terra negli anni delle faide, quando a Reggio si sparava come nel Far West.  Nera, nera di silenzio ed omertà. Omertà sulle amicizie, sulle connivenze, sui tavoli da poker dove siedono gomito a gomito i figli dei mafiosi e quelli della cosiddetta Reggio bene, che insieme dividono locali, circoli, scuole, vacanze e gite in gommone. Una terra nera come il lutto. Un lutto costante  per una regione consegnata alla 'ndrangheta, come la parcella al mezzadro. Per questo saremo sempre e comunque dalla parte della verità. Per spezzare quel patto cementato con soldi, affari, interessi dietro ai quali tutti i confini si stemperano, le differenze si sbriciolano e nessuno in fondo è colpevole. Ma tutto e tutti sono in vendita. Tutto si vende e tutto si compra: terre, appalti, fabbriche, traffici, uomini. Ma questo non fa notizia. O meglio, molti preferiscono che queste notizie scompaiano, affogate nel quotidiano incedere della cronaca. Ed è forse anche per questo che noi abbiamo deciso di raccontare. Proveremo a raccontare questa terra di confine, schiacciata da ndrangheta e compromessi,  dal punto di vista  di chi la vive, per dare voce non al potere – qualunque esso sia -  ma a chi lotta per i propri diritti e per dare a questa regione un futuro diverso.

Proveremo a dare un nome e un volto a chi permette che le municipalizzate delle città diventino serbatoi di voti e favori da dare in pasto alla cosca di turno, mentre gli operai sono costretti a presidiare i palazzi in attesa di uno stipendio che non arriva mai. Proveremo a raccontare chi ha avvelenato i nostri mari e le nostre terre, chi assiste contrito ai funerali degli "avvelenati" ma dispone tagli su tagli in sanità e servizi. Proveremo a raccontare la Calabria delle donne come Giuseppina Pesce, figlia, sorella e nipote di ndranghetisti di peso, che ha deciso di dire di no, ma anche la Calabria dei laureati, dei "colletti bianchi" che mettono al servizio delle cosche e del malaffare la propria professionalità. Daremo voce ai dimenticati e agli sfruttati: ai lavoratori in nero, che troppo spesso muoiono all'interno del proprio cantiere o della propria fabbrica per pochi euro al giorno, agli emarginati, che non contano niente perché non "portano voti", alle vittime di ndrangheta che assurgono alla gloria per un paio di giorni e poi sono costrette a portare in assoluta solitudine il peso di una scelta, alle donne, sempre più stanche di una società che le vuole "carne in macelleria" o angelo del focolare. Parleremo del presente della Calabria, ma anche del passato e degli uomini del passato che  nel bene e nel male hanno gettato le basi di questo presente. Non avremo paura di fare i nomi di responsabili e collusi, di parlare delle amicizie ingombranti o poco opportune, così come di dare voce a chi tenta di reagire. Cronaca, politica, cultura, sport, in tutto il territorio regionale. "Il Dispaccio" non trascurerà nessun settore e nessuna parte della Calabria. Tenteremo di fornirvi un'informazione onesta, a 360 gradi e cercheremo di stimolare, attraverso i nostri scritti, la riflessione dei nostri lettori con cui vorremo mantenere un costante filo diretto nella comunicazione.

Faremo tutto ciò non da soli, ma accompagnati, anzi, letteralmente sostenuti, dalla "nostra" redazione, i "nostri" ragazzi, giovani donne e giovani uomini che hanno scelto, fin da subito, di credere nel nostro progetto, mettendo in campo, in queste settimane, un impegno fuori dal comune . E' stato anche il loro entusiasmo e la loro voglia di far parte del "Dispaccio" a darci la forza, anche in periodi molto complicati, di insistere nel nostro progetto. Sono questi ragazzi uno dei nostri tesori più inestimabili e li difenderemo sempre, anche di fronte alle pressioni più incalzanti.

"Il Dispaccio" nasce da questi sentimenti. Nasce solo ed esclusivamente con le nostre forze, con il nostro impegno. Abbiamo scelto, deliberatamente, di non appoggiarci, né economicamente, né in altro senso, ad alcun tipo di potere. Amiamo troppo questa professione per poterla prostituire a più o meno meschine logiche di affari. E' questa passione, una passione civile che ci spinge ad andare avanti sulle nostre gambe,  deboli forse in partenza ma determinati a irrobustirle durante il cammino. "Viandante – diceva Antonio Machado – la strada non esiste, la strada si fa col viaggio". Siamo ingenui? Forse un po' più incoscienti. Ma speriamo davvero che, raccontando, giorno dopo giorno, la verità, la gente possa iniziare a "fare il tifo per noi".

Notizie Flash

quadrante amarantopsd

videofotogallery

Banner Palestra Health
BruneRosseBionde - Colonna 2
Parigi - Colonna 2