di Anna Zaffino - Necessità di parlare di mafia, di raccontare e di condividere informazioni per rompere l'isolamento che vive la Calabria e tutto il Sud. Queste parole di Roberto Saviano hanno risuonato nelle coscienze dei reggini, di coloro che ne hanno una quantomeno. E lo hanno fatto davanti a Palazzo San Giorgio, sede del Comune di Reggio sciolto per contiguità con la 'ndrangheta.
E' vero. Parlare delle ombre e dei problemi di un territorio non vuol dire diffamarlo. La potenza del racconto sta nel poter risvegliare le coscienze. Raccontare serve a far venir voglia di approfondire. Approfondire per semplice sete di sapere o anche per trovare soluzioni e per sviluppare la propria creatività.
Quando lo scrittore napoletano cita lo Zibaldone di Leopardi: "Spesso l'umanità non odia chi fa il male ma chi ne parla, chi lo nomina", sembra conoscere bene Reggio. Sì perché queste parole sembrano riportarci indietro nel tempo, a quando qualcuno ha parlato di presunti "nemici della città". Quelli che remerebbero contro Reggio, quelli che la diffamerebbero perché ne sottolineano le criticità e le contraddizioni. Quelli che sono considerati degli speculatori. In realtà non è così. Se ci fermassimo un attimo a riflettere potremmo fare un ragionamento molto semplice, quasi banale ma che forse troppo spesso dimentichiamo. Nella vita di tutti i giorni poche sono le persone che ci riprendono e che ci fanno vedere gli errori. E lo fanno perché diventiamo persone migliori. E sono queste che ci vogliono bene davvero. Chi non tiene a noi ci lascia sbagliare, non ci corregge, finge che tutto vada bene, impedendoci così di migliorare.
"Parlare delle ombre non significa dare spazio a quelle ombre - ha sottolineato Saviano - ma sperare che quella luce fatta di talenti e di risorse possa riprendersi il suo spazio. Raccontare la 'ndrangheta non vuol dire diffamare il territorio, questo è un tranello. Al contrario serve a ridargli uno spazio". Sono parole che dovrebbero essere un eco che rimbombi ogni giorno nelle nostre coscienze. E' questo l'antidoto per uscire dalla marginalità.
Vale per Roberto Saviano, ma vale anche per l'incontro organizzato da Riferimenti sulla trattativa Stato-Mafia, in cui sono stati sviscerati diversi intrecci, datati nel tempo, ma che danno il segno del ruolo che la criminalità organizzata calabrese potrebbe aver giocato negli ultimi decenni della storia d'Italia. Conoscere e condividere sono due concetti troppo importanti per il nostro territorio. Adottando quotidianamente questo modo di vivere si possono creare antidoti, si può smascherare chi vuole stare nell'ombra. E noi ne abbiamo bisogno. Sì perché le organizzazioni criminali è nell'oscurità che operano: a volte non si vedono ma ci sono.
Il loro disegno strategico è guidato da una precisa volontà: un territorio calabrese che rimanga sottosviluppato dal punto di vista economico e culturale. Solo così è più facile per loro organizzarsi, cercare ed ottenere consensi, attecchire nel territorio e controllarlo. "Lasciare il Sud in una condizione di minorità", questo l'obiettivo della criminalità organizzata nelle parole di Saviano. L'isolamento della Calabria nasce proprio dalla non conoscenza e dalla non condivisione.
La 'ndrangheta oltre a costituire un problema morale, costituisce un problema economico. Un problema economico che parte dalla Calabria, si sviluppa in Italia e ha ripercussioni poi nel confronto con gli altri Paesi Europei. Ed è questo che bisogna dire a Roma. Condividendo le informazioni, portando alla ribalta certi temi e non omettendoli è possibile imporre alle istituzioni delle priorità. E' proprio lo stesso Saviano a dare una stoccata al Goveno Letta: "Nei dieci punti del Governo non compare la parola mafia", sottolinea. Ci potremmo chiedere: ma perché?Ancora non si è capito, o forse non si vuole capire che la 'ndrangheta non è un problema solo della Calabria. E' un problema dell'Italia, tutta. Perché è la 'ndrangheta che condiziona l'economia. Il nuovo Governo parla di lavoro, di Imu, di tasse ma il riciclaggio, il narcotraffico, la gestione dei rifiuti, le estorsioni, non sono elementi secondari. Sono tutti temi che attengono e che hanno ripercussioni sull'economia italiana. La parte sana dell'economia ne fa le spese e ne viene schiacciata. L'economia legale è cannibalizzata dall'illegalità.
Omettere e tenere sullo sfondo certi argomenti è una cosa gravissima. Chi le organizzazioni criminali le conosce bene ci ricorda qual è la loro più grande paura: non tanto che un'informazione si ritrovi negli atti di un processo giudiziario. Quanto la condivisione e la conoscenza della gente: quando un meccanismo è scoperto, è raccontato e diffuso. E' come se questo blocchi l'affare, "accenda le luci" sui meccanismi della 'ndrangheta. La smascheri. E' per questo che raccontare serve. E' solo conoscendone i meccanismi che il problema può essere affrontato e risolto. La 'ndrangheta vuole il silenzio. Il poter operare nell'ombra. Esserci ma non vedersi: è questo che vogliono.
"La vera disperazione di un paese nasce quando si pensa che vivere onestamente sia inutile", Saviano cita Corrado Alvaro per sottolineare che spesso i disillusi credono che parlare di 'ndrangheta sia inutile, sia la solita "vetrina". Ma è questo che si deve evitare, credendo in quel "Sapere è Potere" tramandandoci da Francesco Bacone.