di Angelo Nizza - Edgar Allan Poe si racconta tra gli ulivi dell'antica Kaulon, all'interno del cortile del museo archeologico, nell'ambito della prima tappa monasteracese della rassegna itinerante "Magna graecia teatro festival". Racconta del suo amore travagliato per la candida Eleonora, lui uomo moderno dai tratti tragici di stile ellenico e anche misterioso, nero, di sapore squisitamente gotico. Lo interpreta un drammatico Pino Insegno che si muove su un palco dalla scenografia asciutta, minimal, tecnologica, fatta di un telo bianco sul quale vengono proiettate immagini a volte in corrispondenza con i fatti narrati, alte volte in netto contrappunto con la scena. Prezioso il contributo coreografico dei sei danzatori che restituiscono il profilo psicologico dei due protagonisti, a passi in salsa classica su musiche moderne, svolgendo il ruolo di quello che fu il coro nel teatro antico. Non c'è azione, la tragedia è solamente parlata: la parola innocente della fanciulla contro la voce di tenebra di Poe. La vicenda è quella di una passione ossessiva che, nelle parole di Insegno, è destinata a diventare «possedimento» completo dell'altro. Possedere l'altra totalmente al punto da macchiarsi di un assassinio cruento e poi suicidarsi davanti al proprio maggiordomo. Lo spettacolo, con la regia di Alessadro Prete, è confezionato sulla base di un mix di linguaggi artistici, nuovi e meno nuovi, che, tutto sommato, danno alla piéce un tocco originale. I ritmi lenti dell'eloquio, dei dialoghi e dei monologhi, sono interrotti e poi accelerati dalla danza, dalle note e dai video proiettati in fondo. Un prodotto multimediale che il pubblico della Locride ha apprezzato. Una nutrita platea ha assistito all'esibizione dell'attore romano, i cui nonni paterni sono originari del rione Sbarre centrali di Reggio. Insegno si è ritagliato una chiosa dopo la fine del pezzo, per ringraziare il parterre, salutando il sindaco della città, Maria Carmela Lanzetta, e lasciandosi a una boutade del tipo: "Vorrei che questi luoghi avessero più cose della Grecia e meno del Magna magna".