di Simone Carullo - Gambarie regala spettacolo, Reggio e provincia rispondono. Alessandro Mannarino, cantastorie romano sui generis venuto alla ribalta grazie a "Parla con Me", la rimpianta trasmissione della Dandini, sortito dal buio più pesto del contesto musicale italiano dominato dai talent, originale e coinvolgente, strepitoso creatore di atmosfere oniriche, visionario e buon rimatore, ha chiuso il Deafest 2012 con uno spettacolo di quasi tre ore. Tre ore intense ed entusiasmanti immerse in un clima di festa, tra i fumi del vino che scorre a fiumi e quelli dei paninari che arrostiscono l'immancabile "satizzu", un clima euforico in cui la musica trabocca di vita e la vita trabocca di gioia, in cui una commistione tra tarantelle e ballate spezza il fiato a furia di salti e danze e concede appena il tempo per il riposo.
Gli ululati del "lupo de Roma" suonano come soavi tra i boschi d'Aspromonte, "ebbro come un battello" Mannarino si regala senza risparmio, con una band di ben dieci elementi mette in scena il meglio del suo repertorio, "Osso di Seppia", "La Strega e il Diamante", "il Bar della Rabbia", Elisir d'amor", poesie da strada, preghiere e canti accorati che rapiscono il pubblico accorso numeroso. Una piazza gremita di gente con la sola aspettativa di divertirsi, ascoltare buona musica e magari gridare al cielo "me so' mbriacato!"
In effetti musicalmente la performance del verace cantautore romano è quanto mai godibile e per chi ha ancora negli occhi la straordinaria esibizione di Vinicio Capossela, proprio a Gambarie, proprio su quel palco, converrà che quello di Mannarino sia stato un buon sequel. Un po' Vinicio appunto, con diverse reminescenze deandreiane, cresciuto per le strade di Roma, la città che ha dato i natali a Francesco De Gregori e Claudio Baglioni, non si può dire se Alessandro Mannarino sia una splendida meteora o una stella che resterà brillante ed eterna nel firmamento della musica italiana, quel che è certo è che quella di ieri è stata una serata indimenticabile.