L'incessante ricerca di se stessi

Riceviamo e pubblichiamo:

Non vi è premessa più scontata ed, allo stesso tempo, più veritiera ed inconfutabile di quella che l'uomo, per sua natura, è imperfetto. E' una premessa da tenere in debita considerazione allorché ci si accinge a trattare di questioni che riguardano l'essere umano.
L'etimologia della parola "perfezione" richiama al latino "perficio",  ossia "portare a termine", "completare". L'uomo non è perfetto, così come nessun uomo mai potrà esserlo, considerato, peraltro, che il concetto di perfezione è intrinsecamente sfuggevole, è difficile da inquadrare in una sintetica formula definitoria. Sicché è più corretto dire che la perfezione è un modello cui tendere, è un'aspirazione dell'animo e dell'intelletto. Affonda le sue radici nella ragione, senza la quale l'uomo non avvertirebbe e non manifesterebbe il desiderio e la voglia di migliorare e completare se stesso. D'altra parte, non è un sentimento che accomuna tutti gli uomini: o meglio, tutti vorrebbero essere migliori, ma la discriminante risiede nella circostanza che non in tutti gli individui quest'aspirazione trova la forza e la volontà necessarie per trasformarsi in azione ed, ancor prima, nell'esigenza ineludibile di avviare un percorso interiore, costante ed impegnativo, che spinge l'uomo, nella sua iniziale solitudine intellettuale, ad interrogarsi, a conoscersi, ad effettuare un graduale esame introspettivo che non vede un traguardo definitivo ma in continuo divenire.
Una suggestiva metafora è offerta dall'uomo che, sulla spiaggia o sulla cima di una montagna, osserva l'orizzonte, anch'esso indefinibile nelle sue forme (proprio come il concetto di perfezione). Dalla sua postazione quell'uomo potrà individuare un luogo, potrà anche raggiungerlo, ma, una volta rialzato lo sguardo, avrà sempre un orizzonte dinnanzi. E' un percorso infinito, intriso di ostacoli e difficoltà, ma anche di emozioni e sentimenti. Sono ostacoli da superare e sentimenti da condividere insieme agli altri uomini.
Sentire il bisogno di migliorarsi significa avvertire l'esigenza, pungente come la spada che preme sul petto, di ricercare se stessi, di conoscere i propri limiti, i propri vizi, le proprie ansie, le proprie paure. L'uomo non vive in sé: è, per sua natura, facente parte di una comunità (è un animale politico), nella quale si annidano le sue paure ma prendono forma anche e soprattutto le sue speranze ed i suoi sogni. L'uomo non può che realizzarsi nella società in cui vive: infatti, ha la necessità ed il desiderio di condividere il suo percorso con i suoi simili, con quanti esprimono sentimenti ed emozioni comuni alle sue, con quanti arricchiranno e comporranno il suo sentiero, che, quindi, diviene un viaggio comune. L'uomo avverte l'inesorabile limitatezza del suo sé ed il bisogno irreprimibile di vivere e di interagire con gli altri, per completarsi. Ciò gli consente di ascoltare, di apprendere, di confrontarsi, di gioire e di soffrire insieme ai suoi simili. Ed è spesso proprio nell'altro, oltre che in se stesso, che l'individuo trova le qualità, alle quali attingere come se fossero una sorgente, ed i vizi da cui rifuggire. In questo modo, il bisogno di conoscere l'altro fa tutt'uno con il bisogno di conoscere se stesso. L' "io esisto" diventa "noi esistiamo". Il viaggio insieme intrapreso non significa abbandono del proprio personale percorso interiore, che, anzi, ancor di più prosegue con perseveranza e passione ed arricchisce lo stesso viaggio comune, e viceversa. I difetti dell'altro non sono oggetto di giudizio ma lezione per se stessi, come i pregi altrui sono modello da far proprio.
E' una ricerca incessante di se stessi, è il finito che tende all'infinito, è un viaggio che non tutti decidono di intraprendere, perché non tutti ne avvertono la necessità. Ma, se si accende la scintilla, essa genera un fuoco che arderà per sempre e che nessuno potrà mai spegnere. Solo la morte. Perciò, interroghiamoci, sforziamoci di migliorare noi stessi, di interessarci della comunità, di conoscere l'altro. Non c'è niente di più bello che far accendere quella scintilla.

Guido Ferrari, Studente