Chi si deve occupare del nostro patrimonio paesaggistico?

Riceviamo e pubblichiamo:

Le criticità di una sala operativa dei vigili del fuoco non posso nemmeno immaginarle.
Però lo ammetto, non mi sorprende che il vigile del fuoco si sia sentito colpito, magari offeso.
L'anno scorso ho abitato per un periodo di circa nove mesi fra Gallico e Catona, in quello spartiacque bellissimo ma deturpato da rifiuti ingombranti che è la fiumara del gallico.
Per più di sei mesi ho visto bruciare le colline che mi stavano di fronte. Per ore, per giorni interi; con elicotteri e aerei che arrivavano quando ormai tutta la collina era un mare di fumo. Per quasi due giorni ha bruciato la collina su cui si trova il Monastero della Visitazione tant'è che per tutta una notte si vedevano luci errare da una parte all'altra dei costoni della stessa. Il paesaggio, dopo questi mesi di "fuoco", era inimmaginabile per chi lo aveva visto verde e brillante nei mesi precedenti.
Per non parlare poi dei boschi che costeggiano la strada per arrivare a Gambarie, da Terreti, da Campo Calabro, da Scilla, da Bagaladi....alberi neri, sterpi bruciati sino a essere una coltre bianca di cenere.
Mi spiace che il vigile del fuoco si sia sentito offeso, e magari con lui, anche i suoi colleghi ma non è a me che doveva rispondere risentito. Il lavoro dei vigili del fuoco non è dei più semplici, è pericoloso e poche volte, credo, si possano permettere di ridere. Figurarsi lasciar perdere una chiamata.
Io vorrei attirare l'attenzione su un problema più grande; il nostro patrimonio naturale e paesaggistico. Chi se ne deve occupare? Non quando c'è il problema, ma prima, molto prima. La Politica? Le Istituzioni? Lo "Stato"? La "Regione"? La "Provincia"? I "Commissari"? -(dato che il comune è stato disciolto per contiguità con la 'ndrangheta).
La società civile nel suo insieme: politica. Istituzioni, famiglia e società.
Tutto questo potrebbe darci lavoro, LAVORO. Arte e patrimonio naturale potrebbero farci divenire una delle Regioni più ricche, più aperte, lungimiranti con tutta la storia che abbiamo alle spalle e che avrebbe dovuto insegnarci il valore della dignità piuttosto che dell'orgoglio e della caparbietà senza scopo.
Io amo la mia terra ma non sono cieca, vedo gli errori non solo della politica e delle istituzioni ma quelle più importanti dei cittadini. E' il cittadino comune con le sue azioni quotidiane, le sue scelte politiche, la sua voglia di sentirsi parte integrante, di rispettare le regole del territorio in cui vive, lavora, studia, cresce i propri figli, fa volontariato, lotta e si batte per migliorare ciò che è collettivo e non solo personale, che decide le sorti dell'ambiente in cui vive; l'educazione ambientale, assolutamente assente, è dalla famiglia che deve partire.
Mi chiedo a cosa serva sentirsi offesi, a niente. Non era questa la mia intenzione. La mia intenzione è di girare per la mia città, la Provincia, l'intera Regione e sentirmi fiera, non di essere calabrese ma di essere una cittadina attiva e rispettosa della Calabria, insieme a tutti gli altri, e fare diventare questa terra l'emblema della lotta al mal'affare, all'inquinamento ambientale, alla devastazione, allo scempio edilizio, all'arroganza, al menefreghismo. Vorrei che ognuno di noi si prendesse il proprio carico di responsabilità. Ecco, vorrei solo questo.
Vorrei, anche, far presente al vigile del fuoco, alla guardia forestale, all'operatore della protezione civile, quanto ci si possa sentire inutili e frustrati, guardando lingue di fuoco che avanzano, magari fino ad una casa – da lontano come si fa a sapere se è abitata o è solo un vecchio casale- senza poter far altro che telefonare, telefonare, telefonare...solo telefonare.

Grazia M. E. Siclari