Reggio, la "soluzione finale" della spazzatura

Riceviamo e pubblichiamo:

Questa soluzione finale non prevede superstiti: da una parte, strisce interminabili di rifiuti ardenti, inceneriti o ancora fumanti, che delimitano la città; dall'altra, i cassonetti che lentamente si anneriscono sotto le temperature elevate dei roghi e diventano via via inutilizzabili.
L'incendio della spazzatura è diventato, secondo molti, il mezzo efficiente e veloce per sgomberare le strade della città, divenute ormai teatro di esecuzione dove il carnefice impone la sua, soltanto sua, volontà e incita a respirare con forza l'aria asfissiante, così che i polmoni si fortificano e ci si premunisce contro le malattie contagiose, come se fosse la giusta pratica di disinfezione. Le comparse di questa tragedia, invece, assistono attonite ed inermi di fronte al lento volgere del fuoco.
Immaginiamo per una volta di voler cambiare l'epilogo della storia: invece di stare zitti ed immobili, invece di trasformarci anche noi da vittime a carnefici, pensiamo al fatto che ogni sacco di immondizia che brucia per mano altrui è una parte di noi resa agonizzante di cui veniamo derubati, smettiamola di approvare questi atti dolosi commessi da persone insane e matte e diventiamo veri cittadini. Amanti della propria città e testimoni di una rinascita che solo il popolo può volere e può rendere fattibile, con il buonsenso e il rispetto per gli altri e l'ambiente che ci circonda. O siamo buoni solo a giudicare o a distruggere?
È innegabile che non sussistono ad oggi le condizioni per poter sperare in un intervento immediato che sani le condizioni igienico-sanitarie, che restituisca il decoro alla città – così come a tutto il territorio calabrese – e che metta in sicurezza le strade. Di parole ne abbiamo sentite davvero troppe e mai nessuno tra le grandi teste pensanti che abbiamo al potere è riuscito a trovare una soluzione netta al problema, le nostre esigenze vengono solo rimandate a data da destinarsi. Nonostante ciò, non è questo il modo migliore per poter agire e reagire ai soprusi che per un motivo o per l'altro stiamo subendo. Basti pensare che «fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce».
E come abbiamo visto, di Speranza ce n'è una sola, di Panico ce n'è tanto, ma dovremmo essere noi a far muovere l'impianto?

Maria Stella Piccolo