‘Ndrangheta "padrona" dell'Hotel del Golfo di Finale Ligure, il gip: “Pio pretendeva controllo spiaggia e quote societarie. Compagna occupava suite senza pagare”

liguria spiaggia"Str.... parla piano...faccia di mer... ti taglio la testa". Cosi' Alfonso Pio, arrestato stamani in un'operazione della polizia e della Dda di Milano contro la 'Ndrangheta, si rivolgeva intercettato nel giugno 2018 a un dipendente dell'Hotel del Golfo di Finale Ligure (Savona) passato, come emerso dalle indagini, sotto il controllo del clan. Tra gli arrestati anche Ezio Mario Scirea, "soggetto - si legge nell'ordinanza - propenso ad attivita' finanziarie di natura illecita potendo egli stesso contare sull'esperienza maturata all'interno della sua professione di promotore finanziario per la Banca Mediolanum".

La compagna di Pio, stando agli atti, dal 2016 occupava senza pagare una suite del "resort di alto livello" che ha anche "una spiaggia privata". Uno dei soci della societa' titolare dell'albergo aveva fatto notare che quel soggiorno "non era mai stato registrato in hotel" ed era "maturato un debito insoluto di oltre 124.000 euro". La donna, ha spiegato il socio, "si muoveva con padronanza negli ambienti riservati al personale".

"Ci prendiamo la spiaggia". "Prendiamo in mano la situazione spiaggia e tutte cose!! (...) tanto li prendiamo 6-700.000 in tre mesi". Cosi' Pio, presunto esponente di una cosca della 'Ndrangheta in Brianza, parlava dell'operazione con la quale avrebbe assunto il controllo dell'hotel.

Pio, emerge dalle intercettazioni, si comportava "come il proprietario dell'hotel" e diceva, riassume il gip, "che fara' anche posizionare le sdraio sulla spiaggia". Uno dei soci della societa' titolare dell'hotel, come si legge nell'ordinanza del gip Salvini, ha raccontato ai pm che "un giorno mi chiamo' (Pio, ndr) e mi fece lui la proposta di cedere le quote a loro. Piu' che una proposta fu una vera e propria imposizione. Temevo Pio - ha aggiunto - non perche' gli devo dei soldi ma perche' mi sono informato e ho capito, tre-quattro mesi dopo, che e' una persona calabrese che appartiene a delle famiglie di 'Ndrangheta. Lo stesso Petrocca (altro arrestato, ndr) mi ha fatto capire che tali informazioni erano veritiere. Ho avuto timore a dirgli di no".

Un altro dei soci, parlando intercettato con Pio, diceva: "Ho perso il lavoro ... ho perso l'albergo ... ho perso casa ... cioe' sono distrutto". Intanto, la compagna di Pio (lui avrebbe anche una casa a Montecarlo) "aveva anche la disponibilita' delle chiavi dell'hotel" e, si legge nei verbali, "si comportava come se fosse lei la padrona", mentre il "direttore di sala" sarebbe stato anche "picchiato" dal presunto 'ndranghetista.

Usura e intimidazioni. Una torta con su scritto il numero 40 "formato da pallottole" e poi "una pistola, dei soldi e il volto del noto attore americano Al Pacino quando, nel film Scarface, interpretava il ruolo di un gangster mafioso, italiano, emigrato negli Usa". E' un'immagine trovata nel telefonino del figlio di Alfonso Pio, arrestato stamani nell'inchiesta contro la 'Ndrangheta della Dda di Milano. "Si tratta - scrive il gip Guido Salvini nell'ordinanza in cui viene mostrata l'immagine - della foto scattata ad una torta in occasione del compleanno" di Carmelo Pio, che "compiva 40 anni", fratello di Alfonso. Per restare "in tema di armi", si legge, dall'analisi del telefono di Petrocca, arrestato oggi e prima anche in un'indagine dei pm di Torino, "risultano altre immagini che ritraggono Alfonso Pio e suo figlio" mentre "si addestrano al tiro imbracciando armi lunghe, in un luogo non individuato". Nell'ordinanza anche intercettazioni in cui il padre e il figlio parlano nell'ottobre 2018 di una scritta trovata dal figlio "su uno dei banchi" della scuola privata "da lui frequentata" e con la seguente frase: "Ndrangheta ricicla denaro". Cosi' il gip descrive Alfonso Pio nell'ordinanza di oltre 150 pagine: "E' parte attiva nei prestiti di danaro, a tasso usuraio, verso imprenditori in difficolta', sperimentando piu' volte la capacita' di insidiarsi in attivita' economiche" ricorrendo anche a "intimidazioni, pur di trarne beneficio". Ed e' "senza remora quando deve minacciare gravemente di morte chi non rispetta le sue disposizioni".

"Spedizioni punitive". Pio si sarebbe anche messo a disposizione lo scorso gennaio per una "azione di rappresaglia" con 'mezzi 'militari'", cosi' definiti dal gip, contro persone descritte con l'appellativo di "zingari" per "recuperare" 850mila euro per conto di un'altra persona, un russo. Un episodio che non rientra nelle contestazioni e di cui si parla nell'ordinanza. Pio, infatti, e' "l'interlocutore principale a cui si rivolgono altri gruppi criminali per risolvere situazioni" in Lombardia "finalizzate al rintraccio" di debitori o "per compiere azioni punitive". Nel suo gruppo c'e' anche Francisc Kelemen, romeno arrestato oggi e "in contatto con ex miliziani serbi divenuti militari mercenari, noti come la 'Pantera rosa'". Parlando con la moglie Pio si descrive cosi': "solo io sono un uomo d'onore ... come me non ce n'e' (...) non ho mai tradito nella mia vita!". Nel luglio 2018, tra l'altro, Pio avrebbe commissionato "una spedizione punitiva nei confronti" di un "imprenditore brianzolo, titolare di un'azienda leader mondiale nella produzione di macchine in grado di produrre vernici per i fari". Imprenditore di cui, risulta dall'ordinanza, Ezio Mario Scirea, professionista anche lui arrestato, avrebbe gestito "il patrimonio lecito e illecito". Imprenditore anche coinvolto in un'intricata vicenda di un prestito da 300mila euro. Oltre ad 'interessarsi' anche alle rapine, Pio, formalmente nullatenente ma che girava in Porsche, sarebbe stato in contatto, come si legge negli atti, anche con una persona arrestata nell'inchiesta su un traffico illecito di rifiuti scoperto dopo il maxi rogo di via Chiasserini, a Milano, del 2018.

"Io, uomo d'onore"- "Solo io sono un'uomo d'onore, come me non ce n'e', io non ho mai tradito nella mia vita". Si descriveva cosi' Alfonso Pio, arrestato dalla polizia nell'indagine coordinata dalla Dda di Milano (pm Francesco Cajani e Adriano Scudieri) e partita da alcuni fatti di estorsione e usura, fino alla scalata dell'Hotel del Golfo a Finale Ligure (Savona). Il boss del clan di Desio (in Brianza) parlava cosi' di se stesso alla moglie, mentre si lamentava del fatto che il padre, Domenico, arrestato nell'ambito della storica indagine Crimine Infinito (che ha portato alla luce la struttura della 'ndrangheta in Lombardia) fosse detenuto nello stesso carcere di un certo Latella e del napoletano Lauro, oltre che di un parente di Toto' Riina: "Tutti pentiti di merda", li apostrofava nella conversazione telefonica. Il gip di Milano, Guido Salvini, nell'ordinanza in cui ha disposto le misure per altre tre persone oltre a Pio, ne descrive la personalita' incline ad usare "i metodi di violenti e intimidazione" tipici della mafia

E d'altra parte la 'ndrina di Desio, di cui insieme al fratello Carmelo, ha preso il controllo, raccogliere l'eredita' del clan Iamonte-Moscato, originario di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria). Pio - ufficialmente nullatenente, ma proprietario di Porche e in grado di acquisire le quote societarie dell'hotel ligure per una cifra tra i 6 e gli 8 milioni di euro - "e' parte attiva in prestiti di denaro a tasso usuraio verso imprenditori in difficolta', sperimentando piu' volte la capacita' di insidiarsi in attivita' economiche ricorrendo a metodi persuasivi fino a vere e proprie intimidazioni", si legge nel testo. Usava la violenza "incaricando terzi o agendo in prima persona per mantenere il timore reverenziale nei suoi confronti". E' il caso, ad esempio, della "rappresaglia" che il boss stava preparando nei confronti di cinque persone (detti 'zingari') per "il recupero anche con mezzi militari di crediti relativi a guadagni illeciti". Per perseguire il fine, Pio, sarebbe stato pronto anche a organizzare persino un sequestro di persona. Le attivita' del clan - in particolare di affiliati come Ezio Scirea, ex intermediatore finanziario nella Banca Mediolanum - pur di affermare il controllo sul territorio, non disdegnavano neanche le rapine. In un passaggio dell'ordinanza si legge infatti dell'organizzazione di un colpo nei confronti dell'imprenditore brianzolo vittima gia' di estorsione: "Sapendo dell'esistenza di un caveau pieno di denaro e gioielli", di sua proprieta', si preparavano e avevano intenzione di assoldare ex miliziani serbi divenuti militari mercenari, noti come la 'Pantera Rosa'. Un gruppo particolarmente affidabile secondo lo stesso Pio: "I serbi sono come fratelli dei calabresi, perche' sono affidabili e con loro vi e' una certa intesa e sono considerati i migliori in quanto gente che non tradisce", li definisce in un altro passaggio. Nell'ordinanza emerge poi un collegamento con la vicenda dell'incendio di rifiuti accatastati in un capannone di via Chiasserini 15 a Milano, nell'ottobre 2018: Pio, che aveva saputo del rogo, in una intercettazione ambientale si era detto "infastidito" perche' altri avevano agito senza informarlo prima".