‘Ndrangheta in Piemonte, scoperta prima “locale” cuneese: “Forte radicamento sul territorio”

Toga 9 settembre 1E' la prima locale autonoma di 'ndrangheta nella provincia di Cuneo quella che e' stata scoperta dalla dda del Piemonte nel corso di un'indagine congiunta fra polizia e carabinieri che oggi ha portato all'emissione di 12 ordinanze di custodia cautelare (otto in carcere e quattro ai domiciliari). Il gruppo e' radicato a Bra e risulta riconducibile alla famiglia Luppino, originaria della zona di sant' Eufemia d' Aspromonte (Reggio Calabria). L'attivita' principale era il traffico di stupefacenti anche se non mancavano casi di estorsione e tentativi di infiltrazione nel tessuto politico e imprenditoriale. Sono emersi contatti con la la 'ndrina degli Alvaro di Sinopoli. "Si tratta - ha spiegato il tenente colonnello Marco Pettinato comandante del reparto operativo dei Carabinieri di Cuneo - di un gruppo che permea il territorio in maniera silente, esercitando una forza che si fonda in gran parte sulla provenienza geografica dei suoi componenti". " sono persone - ha aggiunto Luigi Mitola, dirigente della Questura di Torino a capo della squadra mobile - capaci di ottenere grande credito senza nemmeno ricorrere a intimidazioni specifiche: a volte basta il nome". Il procuratore capo Anna Maria Loreto ha messo l'accento sulla "grande sinergia tra polizia e carabinieri" che hanno saputo " condividere informazioni e spunti operativi". "La collaborazione tra magistrati e forze dell'ordine - ha sottolineato - e' un po' il fiore all'occhiello della nostra Dda piemontese".

"RADICAMENTO FORTE IN TERRITORIO E PA"- "Quello che è importante di questo 'locale' è quanto fosse insediato nel territorio almeno dal 2015 e quante penetrazione aveva nella pubblica amministrazione". Così il procuratore capo di Torino, Anna Maria Loreto a commento dell'operazione condotta da Squadra Mobile Torino e carabinieri di Cuneo e coordinata dalla Dda del capoluogo piemontese che ha smantellato in 'locale' di 'ndrangheta a Bra, nel cuneese. Tra le fonti principali di guadagno del sodalizio è emerso dalle indagini il traffico di sostanze stupefacenti tanto che gli investigatori hanno accertato l'esistenza di una vera e propria organizzazione dedita al traffico di stupefacenti collegata alla cellula di 'ndrangheta operativa a Bra. Il procuratore Loreto ha quindi evidenziato la "grandissima capacità professionale, di sinergia e collaborazione" evidenziata dagli agenti della Squadra Mobile e dal Carabinieri che pure dislocati su due diversi territori, "hanno dato grande prova di capacità di mettere insieme informazioni e forze e questa collaborazione tra magistrati e forze di polizia qualunque sulla la casacca che indossano che è un po' fiore all'occhiello della nostra Dda".

INDAGINI ANCHE SU VOTO DI SCAMBIO-Anche un presunto caso di voto di scambio e' al vaglio della dda di Torino nell'ambito dell'inchiesta sulla presenza della 'Ndrangheta nel cuneese che stamani ha portato a 12 ordini di custodia cautelare. Un avviso di garanzia e' stato notificato a un appartenente della pubblica amministrazione di Bra, la citta' dove era radicata la "locale" della famiglia Luppino. Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, Salvatore Luppino, detenuto nel carcere di Saluzzo, aveva trovato il modo di contattare il braidese e, nel corso di un permesso premio, ventilando la possibilita' di influenzare le competizioni elettorali, tento' di ottenere l'aiuto necessario ad ottenere un lavoro esterno per accedere a misure alternative. Dell'esistenza di una "locale" a Bra ha parlato per primo, nel 2016, un pentito torinese, Domenico Agresta, che per un periodo era stato recluso nel Penitenziario di Saluzzo. Fra gli indagati a piede libero figura Inoltre, per altra causa, un avvocato calabrese, che ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa: secondo gli inquirenti avrebbe fatto da tramite tra Salvatore Luppino e alcuni boss della 'ndrangheta. La dda si e' interessata inoltre a un prestito che ha ricevuto a condizioni vantaggiose: una specie di ricompenso per essersi offerto di effettuare una consegna in carcere a un detenuto vicino al gruppo.