Reggio, "fiocco rosa" in arrivo: un'esterna per la Giunta. Sospeso trasferimento Agenzia delle Dogane

falcomatagiuseppe160418di Mario Meliadò - Giuseppe Falcomatà esce dal Consiglio comunale appena terminato, alla fine di un'intensa mattinata, con l'animus del trionfatore: 21 voti a favore (contro i 17 richiesti per l'approvazione in prima convocazione; ne sarebbero bastati appena 11 in seconda istanza) per la manovra di bilancio non esattamente carezzevole per i cittadini di Reggio Calabria dal punto di vista della compattezza della maggioranza sono un successo invidiabile.
Al sindaco, però, questo non basta. E allora, via alla "masaniellata" d'annunciare una manifestazione di piazza non "contro" ma "per", visto che a organizzarla – per una volta – non sarà l'opposizione, bensì la stessa maggioranza, "per" chiarire di chi sia effettivamente figlio questo stento finanziario addizionale che i reggini oggi si trovano a patire. "Macchine avanti" per l'ingresso dell'ultimo assessore consentito per numero dalla legge (il decimo, oggi mancante). E ok ad annunci importanti come quello, anticipato dal presidente della Prima commissione consiliare Peppe Sera, che rilancia una cruciale decisione d'ultim'ora del Ministero dell'Economia: dopo una battaglia a 360° l'argomentare di Palazzo San Giorgio (insieme alla fondatezza giuridica di un verdetto conforme del Consiglio di Stato) ha avuto udienza, la sede dell'Agenzia delle Dogane non sarà trasferita a Catanzaro ma rimarrà saldamente in riva allo Stretto.

Sindaco, in piazza come a Napoli sabato scorso?
«Sì, in piazza come ha voluto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, nel senso che è opportuno riportare alla memoria il percorso che ha portato avanti l'Amministrazione comunale di Reggio Calabria sin dal suo insediamento. La città non può avere la memoria corta!, e allora noi dobbiamo spiegare ogni giorno, ricordare ogni giorno ai cittadini quali difficoltà economico-finanziarie quest'Amministrazione abbia ereditato dal suo insediamento: oltre 240 milioni di euro di debiti, che poi si sono tradotti in un Piano di riequilibrio che, oggi, di fatto ingessa il bilancio dell'Ente perché c'impedisce di fare assunzioni, c'impedisce di ricorrere all'indebitamento per programmare le opere pubbliche, c'impedisce di fare attività che non riguardino i servizi pubblici essenziali e poi, soprattutto, ci vincola a mantenere tasse e tributi comunali al massimo. Queste sono cose che la città deve continuare a sapere; deve ricordarsi, qualora se ne fosse dimenticata. Ma soprattutto, sono cose che danno consistenza a un debito ingiusto, rispetto a metodi di gestione amministrativa che poi si sono rivelati fallimentari».

Già. Anche giudiziariamente.
Ma sotto quel profilo, oltre al rispetto verso la persona del suo predecessore Peppe Scopelliti e i suoi congiunti, lei ha appena espresso rammarico per la circostanza che l'ex sindaco di centrodestra sia l'unico a pagare per il "Sistema Reggio"...
«Per cultura e formazione personale, sono abituato a non commentare le sentenze. Le sentenze si applicano e non si commentano; soprattutto per un rispetto umano nei confronti di chi oggi sta vivendo un momento difficile, sia sotto il profilo personale sia, soprattutto, quanto alle persone a lui care che stanno attraversando un momento senza dubbio particolare. Per cui, serve innanzitutto rispetto verso le persone interessate. È del tutto evidente però che, dal punto di vista politico, questa è senza dubbio una certificazione di quelle che erano state le gestioni del passato, spesso accompagnate da enormi dubbi riguardo all'indebitamento cui l'Ente aveva fatto ricorso nel passato; dubbi che oggi trovano una loro definitiva conferma. Naturalmente, saremmo stati molto contenti se a pagare non fosse stata la città; cosa che da anni, dicevo nel mio intervento in Aula, Reggio Calabria sta facendo a fronte di questo necessario Piano di riequilibrio. Lo denunciamo anche per rimarcare un punto rispetto a tutto quel che è successo; che, evidentemente, è potuto accadere solo con un atteggiamento complice o quantomeno omissivo di chi in quel momento c'era, e aveva pezzi di responsabilità nell'amministrazione della cosa pubblica, occupando ruoli importanti negli Enti, nelle associazioni, insomma in tutti quei "mondi" che in quella fase, evidentemente... "non si sono accorti" di quello che stava succedendo». Un "non si sono accorti" pronunciato con pacatezza ma che in realtà grida, e dice mille volte di più di quanto questi quattro meri vocaboli, presi a uno a uno, o letti insieme solo da un punto di vista grammaticale e sintattico, potrebbero mai voler dire.

Certo, poi c'è anche l'affaire Sacal... I detrattori le contestano una presunta sostanziale inerzia, rispetto allo sprofondo dell'Aeroporto dello Stretto; il presidente della società di gestione Arturo De Felice prima diserta il Consiglio metropolitano "aperto" per tre volte, poi "spara" contro di lei e la sua Amministrazione. Chi ha ragione?
«Sono molto deluso e amareggiato, rispetto alle dichiarazioni di De Felice che ho letto: ho voluto aspettare qualche ora prima di replicare, perché personalmente ho fatto molta fatica a credere che quelle parole siano uscite da un così alto rappresentante dello Stato, un prefetto che è stato anche ai vertici della Direzione investigativa antimafia, che un apparente disinteresse rispetto alle normative vigenti provenga da chi, per ruolo, nel corso della sua intera vita, lo Stato l'ha rappresentato e il rispetto delle leggi l'ha dovuto difendere. Quantomai bislacco, poi, che si sia richiamata l'attenzione all'assenza dei Vigili urbani fuori dall'aerostazione e alle buche lungo le strade di collegamento all'Aeroporto per giustificare che i voli siano in continua diminuzione... quest'affermazione comica mi ricorda il "Johnny Stecchino" di Roberto Benigni, quando diceva che il problema principale di Palermo è il traffico. Allora, visto che stiamo portando avanti il programma di manutenzione stradale e l'assunzione di 50 operatori stagionali di Polizia municipale, presto lo scalo reggino scoppierà di voli? Sarebbe meglio che ognuno pensasse a fare ciò che è stato legittimato, o nominato, a fare. Terzo elemento, l'offendersi perché le Istituzioni "si convochino" e non "s'invitino": precedentemente, in verità, noi l'invito l'avevamo mandato. Ma capirete bene che un Consiglio metropolitano "aperto" non può essere rimandato per più di due volte per l'indisponibilità della persona oggetto dell'invito: di qui, la necessità di adempiere a una "convocazione". Questa è la conferma che noi ciò che abbiamo scritto nella mozione noi non lo "chiediamo": le cose si chiedono "per favore" quando sono demandate alla "cortesia" di chi dovrebbe farle, potendo scegliere in un senso o nell'altro. Per quelli che sono i diritti, e quando si parla dello sviluppo di una terra o quando si parla della difesa delle prerogative di una terra si parla di diritti, mi hanno insegnato che non bisogna mai chiedere "per favore"... Noi le notizie rispetto agli scenari evolutivi per lo scalo, l'aumento dei voli, il Piano industriale quanto alla parte occupazionale e alla riqualificazione dell'Aeroporto, beh, sono cose che non "chiediamo", ma pretendiamo con forza. E poiché il Consiglio metropolitano è stato disertato, e dunque è stata rivolta un'offesa all'istituzione che lo ha convocato e all'intera Città metropolitana, noi queste risposte le pretenderemo direttamente alla sede di Sacal. Chiedendo, in questo caso sì, un incontro; ma senza fermarci se non verrà programmato».

C'è un "ma"...
«...Ma vorrei dire anche che quest'intera, complessa partita andrebbe guardata in modo non strettamente politico né tantomeno partitico, ma guardando tutti allo stesso orizzonte, al netto di bandiere politiche e di schieramenti politici, guardando prima di tutto all'interesse del territorio».

Va bene, ma politicamente quello di De Felice è "fuoco amico": si fa presto a parlare di "azionisti", ma nella sostanza non è certo il centrodestra ad averlo piazzato là. E Oliverio, che ha contribuito in modo decisivo all'attuale ruolo di De Felice in Sacal, in queste ore sull'argomento non ha detto una parola...
«La Sacal è una società che ha diversi soci pubblici. Non so quali siano state esattamente le dinamiche che hanno portato alla nomina del prefetto De Felice... che, peraltro, è un reggino... ma è del tutto evidente che è stato nominato dalle compagini che oggi siedono all'interno di Sacal. Di conseguenza, per la parte di quelli che sono stati i propri indirizzi, è chiaro che ognuno ha la responsabilità della nomina che ha fatto. Su questo, non c'è dubbio».

E il "secondo tempo" di Palazzo San Giorgio per questa consiliatura?
«La Giunta è composta da dieci elementi: oggi, siamo ancòra in nove. Nelle prossime settimane procederò a completare l' "album" dell'esecutivo municipale, nominando un decimo assessore, che sarà tenuto a raggiungere gli obiettivi che il sindaco fisserà e quindi a far sì che questo "secondo tempo" si possa concludere con un "lieto fine". Non parliamo di nomi né di deleghe, per il momento: vi anticipo solo che sarà un esterno. Anzi, un'esterna, perché sarà una donna: e questo è l'unico elemento che non farà parte della libera scelta del sindaco, ma è un'opzione obbligata per rispettare appieno i dettami della "legge Delrio", laddove vuole che il sesso meno rappresentato in Giunta conti almeno sul 40% degli assessori».

Varo della manovra di bilancio a parte, la "chicca" di oggi riguarda però l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli...
«Il Ministero dell'Economia ha comunicato che il ministro Piercarlo Padoan, a seguito della lettera che ho voluto mandare dopo il confronto coi lavoratori e le parti sociali, ha inteso sospendere quella che era la valutazione del direttore dell'Agenzia Giovanni Kessler rispetto a una riorganizzazione che avrebbe visto la sede per il Sud trasferita a Catanzaro. Quindi quella lettera che era ovviamente contornata da riferimenti normativi e oggettivi rispetto all'opportunità di mantenere la sede qui ha avuto, oggi, il suo primo effetto positivo: noi abbiamo chiesto il rispetto di una sentenza del Consiglio di Stato, ma soprattutto abbiamo evidenziato che non c'è alcun obbligo che la sede dell'Agenzia stia nel capoluogo di regione. E, anzi, che piuttosto è opportuno verificare quale sia oggi la città calabrese col più alto traffico doganale e dare valore alla sede dell'Autorità portuale più grande del Mediterraneo». Una decisione, quella della sospensione, tutt'altro che definitva ma che è già un ottimo auspicio.