Reggio Calabria
 

Reggio, ascese e cadute del lido comunale

reggio lidocomunale500di Nino Mallamaci* - Alla fine del 1993 l'Amministrazione presieduta da Italo Falcomatà era cosa fatta. La distribuzione delle deleghe agli assessori non comportò alcun problema e, nel mio caso, io avevo già deciso quali fossero i settori dei quali mi sarei voluto occupare, in questo confortato dal sindaco che non ebbe problemi ad assecondare le mie propensioni. Uno degli ambiti in cui mi volevo misurare era il Lido comunale. Esso, nella mia visione, aveva in sé tutte le potenzialità per tornare ad essere la struttura regina dell'estate cittadina, soprattutto dopo che i lavori previsti dal progetto Nervi ne avevano accresciuta la capacità ricettiva e incrementate le attività da poter avviare. Ma, a distanza di anni dall'ultimazione degli stessi, l'utilizzazione del nuovo Lido era rimasta limitata alle cabine e a poco altro. Un peccato mortale per me, che, pur essendo cresciuto in paese, ne avevo ben presente il valore economico ed affettivo, e soprattutto per Italo, il quale, da reggino d.o.c., vi aveva passato intere estati fin da bambino, innamorandosene perdutamente.
Da gennaio 94, perciò, cominciai a lavorare alacremente in vista della stagione in arrivo, puntando a rendere la struttura fruibile nelle migliori condizioni possibili, e, in prospettiva, con l'obiettivo di darle un assetto gestionale definitivo entro un anno. Da quest'ultimo punto di vista io, il sindaco e tutto l'esecutivo, individuammo da subito nell'affidamento globale ai privati la soluzione in grado di garantire un futuro certo e stabile al Lido. Italo individuò nel dottore Giuseppe Arecchi, che offrì la sua collaborazione gratuita, la persona giusta per procedere a una valutazione economica di tutte le attività in modo da stabilire una congrua base d'asta per indire la necessaria gara internazionale. Nello studio di Arecchi, in via Del Crocifisso, passavamo pomeriggi interi a spulciare carte, documenti, a studiare bilanci di altre aziende operanti nello stesso ramo. Un impegno enorme e certosino sul quale relazionavo al sindaco ogni sera, al termine della giornata, a Palazzo San Giorgio. Tra l'altro, tale lavoro lo pagai anche con il furto della mia automobile di pochi mesi, portatami via dai ladri quando era parcheggiata davanti all'ingresso dello studio del dottore Arecchi, a pochi metri dalla stanza a piano terra, con affaccio sulla stessa strada, nella quale ragionavamo intorno alla nostra impresa.
La bozza di convenzione, sottoposta al giudizio del Consiglio comunale nel maggio del 94, prevedeva, tra l'altro: un canone annuo di 868 milioni di lire per la gestione del night club al chiuso, del bar – discoteca all'aperto, di 14 negozi, dei tre piani della torre Nervi destinati a bar – ristorante - self service con veranda all'aperto, e di 789 cabine; la manutenzione ordinaria e straordinaria a carico del concessionario; la durata di 9 anni; la riserva del Comune per l'utilizzazione per fini pubblici di alcuni locali per 10 giorni in estate e 10 giorni durante il resto dell'anno. Nella mia relazione al civico consesso, facevo presente che "localizzato a poche centinaia di metri dal centro urbano, su una estensione di 28.550 mq, per un valore di circa 10 miliardi, in una posizione logistica e paesaggistica che non ha eguali nel nostro paese, con davanti lo scenario incantevole dello Stretto e della Sicilia particolarmente suggestivo nelle notti chiare d'estate, il Lido è un complesso turistico completo, fruibile anche durante la stagione invernale...Si tratta di un vero e proprio volano per lo sviluppo turistico di Reggio; della base dalla quale fare partire un piano di rilancio del settore in una città alla perenne ricerca di una strategia di sviluppo autoctono e non assistenziale". In Consiglio, le posizioni già espresse in precedenza si palesarono con grandi fermezza e vivacità. Le opposizioni di destra e sinistra erano contrarie alla privatizzazione della struttura: alcuni gruppi propendevano per una gestione mista, altri per continuare con la gestione pubblica. Alla fine, la proposta, grazie anche a qualche membro titubante della nostra risicata maggioranza, dovette essere ritirata per approfondimenti, con mio enorme e ovvio disappunto.
Ma il sottoscritto non era tipo da arrendersi così facilmente. Innanzitutto, per la stagione alle porte, che si sarebbe aperta come da tradizione il 29 giugno, il Lido si sarebbe presentato in buono stato grazie a quanto fatto da gennaio fino a giugno. I servizi igienici erano stati rifatti e potenziati; era stata realizzato lo scivolo per l'accesso dei disabili alla spiaggia e ai servizi igienici; le cabine erano state rimesse a nuovo (in particolare, per le porte un dipendente del Lido, oggi purtroppo scomparso, il quale in passato aveva sempre rifiutato di fare lavori non rientranti nella sua qualifica di bagnino, aveva provveduto a quanto da me richiestogli, suscitando sorpresa e ammirazione tra i più assidui frequentatori) e i cornicioni pericolanti messi in sicurezza; lo scarico a mare dei liquami era stato deviato sulla rete cittadina rendendo il mare pulito, come da accertamento dell'Ufficio preposto dell'USL; era stata istituita una postazione di guardia medica h 24; era stata ripristinato il flusso d'acqua di una sorgente naturale rendendo fruibili le docce realizzate sulla spiaggia; tutte le ringhiere erano state ritinteggiate, pensate un po', da due miei amici che si erano offerti volontari; il bar e la discoteca all'aperto erano fruibili e meta di un consistente flusso di persone. Il 6 luglio di quell'anno, il giornalista Pino Toscano su Gazzetta del sud scriveva: "Malcurato, sporco, praticamente abbandonato al suo destino, il Lido è stato travolto dal decadentismo che ha colpito la città...L'Amministrazione comunale sembra aver finalmente compreso l'importanza di restituire ai cittadini i valori, le cose e i simboli a essi cari...una leggera brezza increspa le acque dello Stretto. Il Lido è preso d'assalto...Chirico (il direttore del tempo, n.d.r.) tiene a precisare che quel che si è fatto, e si sta facendo, si deve essenzialmente all'impegno dell'assessore Mallamaci, il quale sta dedicando molto del suo tempo al Lido. Le cabine sono state tutte pitturate e pulite, c'è l'acqua in abbondanza (è stato ripristinato un vecchio pozzo), sono stati assunti i bagnini in numero sufficiente. Insomma, sembra proprio che la macchina si sia rimessa in moto". Nell'articolo, anche le dichiarazioni di alcuni avventori, giovani per lo più, entusiasti per il cambiamento constatato. E il risultato economico, comunicato dal sindaco il 2 settembre in risposta a una interrogazione di una consigliera, conferma l'impressione positiva: 628 cabine affittate su 789, per un incasso di 515.948.300 lire, e 25.192.000 lire per l'affitto del bar – discoteca e di 7 negozi. Tutto ciò a fronte di 515.147.000 lire di spese per personale, canone demaniale, manutenzione, spese telefoniche, energia elettrica e varie. Addirittura, e senza averne sfruttato a pieno tutte le potenzialità, il Lido impingua le casse del Comune per circa 25 milioni di lire.
Ma non ci si addormentò sugli allori.

Faccio un passo indietro. Arenatasi la proposta di gestione privata complessiva, che doveva necessariamente passare dal Consiglio, il giorno dopo, senza perdere tempo, chiamai il dirigente dell'Ufficio, l'architetto Mastronardi, pregandolo di verificare celermente se, come io credevo, fosse possibile indire delle gare singole per il bar discoteca, i negozi, e i servizi della Torre Nervi. Sarebbe rimasto fuori il night club, i cui locali erano stati da tempo inopinatamente concessi come palestra (sic!) e per la cui liberazione stavamo tentando di reperire una sistemazione alternativa onde evitare un contenzioso che ci avrebbe visti soccombere, ciò grazie a quegli amministratori precedenti che usavano i beni pubblici come merce di scambio.
Le cabine e i servizi annessi, invece, avrebbero continuato a essere amministrati direttamente dal Comune.
Dopo qualche giorno mi presentai in Giunta, previo confronto con Italo, con la proposta bell'e pronta. I timori di non riuscire ad aggiudicare le gare si rivelarono infondati, e nel 1995 il Lido comunale esplose come meta di migliaia e migliaia di reggini e non.
La Torre Nervi, finalmente, era aperta e fruibile, e con essa tutta la passeggiata ad essa collegata. Quell'anno, le attività private subirono pesantemente la presenza del Lido comunale tornato ai vecchi fasti, tanto che sulle 789 cabine disponibili solo alcune decine non furono richieste. In due anni, vi era stato un balzo di circa duecento cabine in più affittate: non solo il Lido funzionava quasi al massimo delle sue potenzialità, ma era fonte di risorse finanziarie per le attività del Comune nel suo complesso. In più, in attesa della realizzazione del lungomare, all'esterno della struttura, in uno spazio consacrato all'incuria, alla sporcizia e all'abbandono, ero riuscito a realizzare un parcheggio alberato senza investirci una lira. Con i mezzi meccanici di una ditta che necessitava di materiale di risulta, della quale purtroppo non ricordo il nome, e gli alberi offerti e piantumati gratuitamente dal vivaio Arco, ecco che anche in adiacenza al Lido si poteva godere di pulizia e decoro.
Un sondaggio dell'epoca dà conto dell'opera di quei due anni: il voto espresso per comparare lo stato del Lido rispetto agli anni precedenti era un bel 7!
Ma l'emozione maggiore ebbi modo di viverla una sera a una manifestazione di poesia in vernacolo organizzata nella discoteca all'aperto, alla quale assistette un migliaio di persone. Il poeta Mimmo Martino, a un certo punto, chiese la mia attenzione e si mise a declamare dei suoi versi. Il titolo della poesia era Sirata supr'o Strittu: "Chi sira stasira!/ Chi sfarzu di luci/chi sprizzunu raggi/nda st'aria di paci/...A vecchia Rrutunda/'ppuggiata nta ll'unda/spirduta, scanzata/r'u tempu smangiata/pirchì pi tant'anni/non eppi furtuna/stasira 'ncuruna nu lidu cangiatu/vistutu di novu/nda ll'oru calatu/bandera i sta terra/chi figghi cuscenti/nda pocu, nda nenti/jazaru ndo celu/cu orgogliu, cu vantu/sfatandu lu gelu/vincendu lu schiantu/li 'mbrogghi, li 'nganni/chi tanti malanni/purtaru a sta Rriggiu!/Prudiggiu, prudiggiu", e poi l'ultima quartina: "Mi sentu 'nu ruppu/nt'a gula chi tira/'a testa mi gira/chi sira, stasira!". Come spesso capita, la lirica esprime meglio di tanti discorsi le sensazioni che si provano, descrive i fatti con precisione e oggettività.
Prima di lasciare il mio incarico, in ogni caso, avevo avuto modo di promuovere la stabilizzazione di tutti gli operatori del Lido, e anche, ma questa è un'altra storia che avrò modo di narrare in maniera più approfondita, di far risparmiare al Comune centinaia di milioni impiegando i lavoratori, nella stagione invernale, nella custodia e la cura di alcuni impianti sportivi (altra mia delega, lo sport), in precedenza appaltate a ditte esterne.
Questo racconto non può che chiudersi, per quanto mi riguarda, con un pensiero rivolto ai tanti protagonisti di quella che non posso che catalogare come un'impresa...possibile. Possibile per l'impegno di coloro che ci misero il cuore, oltre che la mente e le braccia. Molti non ci sono più, da Italo, a Pino Arecchi, a Mimmo Martino, a Sandro Mastronardi, a Nino Tornatola, ed altri ancora. Così come non c'è il Lido di allora, tornato alle condizioni miserevoli di prima. Cadute e ascese, per il Lido comunale come per tante altre vicende. Ci sarà spazio per altri prodigi, come scriveva Mimmo Martino? Non ci resta che sperarlo, per la città nel suo complesso. Nel frattempo, ci consoliamo coi ricordi.

* Avvocato e scrittore