Reggio, chiesti 12 anni per l'imprenditore Pietro Siclari in uno stralcio del processo "Entourage"

togadi Claudio Cordova - Il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Antonio De Bernardo, ha chiesto la condanna dell'imprenditore Pietro Siclari nell'ambito di uno stralcio del procedimento "Entourage". Per Siclari, imprenditore edile coinvolto anche in altre indagini della Dda reggina, De Bernardo ha invocato la condanna a dodici anni di reclusione. Al termine della propria requisitoria, protrattasi per alcune ore all'interno dell'aula bunker di Reggio Calabria, il rappresentante dell'accusa ha chiesto la condanna a nove anni di reclusione ciascuno anche per i due co-imputati di Siclari, Pasquale Buda e Giovanni Ranieri.

L'inchiesta portò alla ribalta un vero e proprio "cartello" di imprese in grado di ottenere l'appalto nei lavori pubblici banditi nella provincia di Reggio Calabria, predisponendo a tavolino le offerte, in modo da preordinare il nome della ditta vincitrice: tanti episodi di turbativa d'asta per lavori di importo medio di 300-400mila euro ciascuno.

Nell'indagine fu coinvolto anche Siclari, imprenditore considerato dagli inquirenti assai vicino ai clan. L'indagine, infatti, permise di far luce su una rapina consumata nell'agosto 2006 da almeno tre individui ai danni della ditta Siclari, a Cannavò, zona che, dal punto di vista criminale, fa da sempre riferimento alla cosca Libri. Il bottino della rapina in danno di Siclari fu di 75mila euro. Uno dei responsabili, Antonio Cutrì, venne anche arrestato nel corso dell'operazione. E proprio con riferimento alla posizione di Cutrì, Siclari, avrebbe messo in atto la propria condotta criminosa, che gli costa l'accusa di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Dopo aver denunciato la rapina ai Carabinieri, Siclari non si sarebbe accontentato delle indagini avviate dai militari dell'Arma, ma avrebbe intrapreso delle verifiche personali, individuando in Antonio Cutrì uno dei responsabili, con il ruolo di basista, della rapina subita. Siclari allora avrebbe imposto al padre di Cutrì, suo dipendente da diversi anni, a pensionarsi, rinunciando a buona parte della propria liquidazione, come compensazione della rapina.

Siclari avrebbe svolto le proprie indagini parallele e imposto il pensionamento forzato a Cutrì, sfruttando la forza intimidatoria di alcuni soggetti assai vicini alle cosche di Cannavò, Sinopoli e Platì. Il processo è stato aggiornato al prossimo 3 giugno, allorquando, dopo gli interventi difensivi (tra gli altri l'avvocato Carlo Morace, in difesa proprio di Siclari) il Collegio dovrebbe entrare in camera di consiglio per la sentenza.