Reggio, dissequestrato il locale "Pashà"

La Corte di Appello di Reggio Calabria (dott.ssa Gabriella Cappello, Presidente, dott. Daniele Cappuccio, relatore e dott.ssa Marialuisa Crucitti), in accoglimento dell'appello proposto dall'avv. Antonio Cordova, dall'avv. Rosa Maria Messina e dall'avv. Antonio Managò, ha riformato la sentenza emessa dal Giudice dell'Udienza Preliminare presso il Tribunale di Reggio Calabria, dott.ssa Adriana Trapani, nei confronti di Giovanni Canale, imputato del reato di intestazione fittizia di beni aggravato dal metodo mafioso, la cui condanna era di due anni di reclusione e il sequestro finalizzato alla confisca del noto locale "Pashà", ubicato nel cuore del Lungomare di Reggio Calabria.
Il Procuratore Generale aveva concluso chiedendo la conferma della sentenza impugnata, con la confisca del locale.
Gli avv.ti Antonio Cordova, Rosa Maria Messina e Antonio Managò, nel sostenere le ragioni di Canale, hanno evidenziato come, per costante giurisprudenza del Supremo Collegio di Legittimità, i presunti interessi di Cosimo Alvaro all'interno del locale non erano di per sé sufficienti a provare la consapevolezza del Canale in ordine alla presenza di un eventuale "socio occulto".
Secondo i penalisti mancava dunque la prova del dolo di Canale.
La Corte di Appello di Reggio Calabria, accogliendo la deduzioni difensive ha, pertanto, riformato nei confronti di Canale la sentenza impugnata, ridimensionando la pena da anni due di reclusione ad un anno quattro mesi, escludendo l'aggravante mafiosa e disponendo infine l'immediato dissequestro del locale "Pashà".