Cgil, Cisl e Uil: "Rientri posizione di disimpegno RFI su APQ di Gioia Tauro"

"Che RFI non avesse, diciamo così, una "naturale propensione" ad investire a queste latitudini, lo si poteva facilmente intuire dal trattamento riservatoci in questi anni, tra treni vetusti, tratte soppresse, stazioni abbandonate e tempi di percorrenza biblici, tutte caratteristiche che disegnano un'Italia a due velocità (in tutti i sensi). Non desta dunque particolare sorpresa l'annunciato disimpegno da parte dei rappresentanti di Rete Ferroviaria Italiana, avvenuto nel corso del VII Comitato di Sorveglianza POR Calabria – FESR, dalle opere previste da quella famosa (o, a questo punto, famigerata) APQ che avrebbe dovuto, tra annunci roboanti e presentazioni ad effetto, rilanciare definitivamente il porto di Gioia Tauro, collocandolo stabilmente tra i più importanti Hub di transhipment d'Europa. Ciò che invece appare incredibile sono le modalità con cui ciò è avvenuto: in quella sede sono emerse gravi criticità, evidenziate anche dai Commissari Europei, e che rischiano di causare una rideterminazione forzata degli impegni di spesa riguardanti le grandi opere (si parla di circa 500 milioni di euro), alle quali si cercherà di rimediare affiancando una task force all'Autorità di gestione calabrese, che sarà di fatto commissariata. Tuttavia analogo pericolo non correva l'impegno finanziario dedicato all'area portuale. Nonostante questo, RFI comunicava ai rappresentanti della Regione e del Partenariato sociale la decisione unilaterale di sospendere le procedure di affido dei lavori in atto, per una non meglio precisata mancanza di chiarezza e di garanzie da parte dell'Autorità di Gestione PON. Lo stesso Partenariato poco prima aveva dovuto prendere atto della mancata assegnazione del bando, causa mancanza di offerte, per la realizzazione del terminal intermodale, meglio conosciuto come "gateway", opera fondamentale per dotare il porto di un collegamento finalmente adeguato con la piattaforma ferroviaria nazionale. Il tutto davanti agli sguardi attoniti dei rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico ma soprattutto dei direttori della Commissione Europea, i quali già ad inizio seduta avevano rimarcato l'assoluta necessità di valorizzare una struttura così importante e dalle potenzialità inespresse, dichiarandosi anzi stupiti dal notare quasi una scarsa determinazione nel voler perseguire tale obiettivo. È chiaro dunque che ci si trova dinanzi ad una situazione assolutamente inaccettabile, quasi grottesca: non è assolutamente possibile consentire che comportamenti sciagurati posti in essere da chi invece avrebbe il dovere di garantire lo sviluppo equo e parallelo delle reti di trasporti su tutto il territorio nazionale, vadano a pregiudicare, anche per la mancanza di politiche tariffarie convenienti, il futuro di una infrastruttura portuale già provata da precedenti politiche ad alto tasso discriminante, non ultimo la quasi totale esclusione dal Piano Nazionale della Logistica di recente emanazione, ed il cui perseverare rischia di provocarne la morte, con conseguenze devastanti sulle prospettive economico-occupazionali calabresi. Questi motivi già sono sufficienti per manifestare concretamente contro le politiche anti-meridionali e anti-calabresi del gruppo FS e del suo amministratore delegato Mauro Moretti a partire dal prossimo 22 giugno. Auspichiamo dunque che dall'incontro che dovrà tenersi entro il 21 c.m. tra i firmatari dell'APQ ed i vertici europei, rientrino le posizioni emerse e si tenti con tutti i mezzi di utilizzare le risorse comunitarie in un momento così delicato per il futuro della Calabria". Ad affermarlo in una nota congiunta sono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.