Reggio Calabria
 
 

Omicidio brigadiere Marino: tutti assolti anche in Appello

brigadiere marino antoninodi Claudio Cordova - Tutti assolti anche in appello i presunti responsabili dell'omicidio del brigadiere dei Carabinieri Antonino Marino, ucciso a Bovalino, nella Locride, il 9 settembre 1990. La Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria, presieduta da Bruno Finocchiaro, ha infatti confermato la sentenza di assoluzione nei confronti di Francesco Barbaro, Giuseppe Barbaro (classe 1948), Giuseppe Barbaro (classe 1956) e Antonio Papalia. Continuano a non avere nome e identità i mandanti e gli esecutori del militare dell'Arma, assassinato in una notte di fine estate. Appena un mese fa, il 12 aprile scorso, il sostituto procuratore generale, Fulvio Rizzo, aveva richiesto la condanna a trent'anni di reclusione per Francesco Barbaro e Antonio Papalia, originari di Platì e ritenuti organici alla 'ndrangheta. Per i due Giuseppe Barbaro, anch'essi originari di Platì, il sostituto pg Rizzo aveva chiesto l'assoluzione (per l'imputato classe 1956) e il non luogo a procedere (per l'uomo classe 1948) per la sopraggiunta morte dell'imputato.

La Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria ha dunque confermato la condanna emessa, nel febbraio 2011, dal Gup di Reggio Calabria, Tommasina Cotroneo. Un caso oscuro, quello dell'omicidio del brigadiere Marino, su cui gli investigatori, pur privilegiando la pista mafiosa (Marino venne minacciato nel corso della sua attività a Platì), brancolarono nel buio per circa quindici anni. Arrivarono poi le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino Cuzzola, pentito della cosca Paviglianiti-Latella, a indirizzare il sostituto procuratore della Dda, Mario Andrigo, sui quattro soggetti indagati. Secondo la ricostruzione di Cuzzola, la decisione di uccidere Marino era maturata per motivi di risentimento dovuti alla condotta rigorosa che questi aveva portato avanti negli anni in cui aveva operato a Platì, da sempre una delle roccaforti della 'ndrangheta. Marino, infatti, nel periodo in cui aveva comandato la stazione di Platì, aveva partecipato ad alcuni arresti "eccellenti" tra i Barbaro e i Papalia, mafiosi del luogo, da sempre egemoni nel traffico internazionale di stupefacenti.

L'omicidio avvenne di sera, proprio mentre a Bovalino si esultava, a suon di fuochi d'artificio, per le ricorrenze relative alla festa del paese. Secondo le ricostruzioni investigative, lo stesso brigadiere Marino, agonizzante dopo l'agguato, avvenuto all'interno di un bar, avrebbe confidato al fratello che a sparargli era stato "nu figghiolu" (un ragazzo, ndr).

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