La bomba sotto gli uffici della Procura di Reggio: l'8 giugno si apre il processo

giustiziaDopo due anni e mezzo, si aprirà l'8 giugno prossimo il processo ai quattro imputati per l'attentato del 3 gennaio 2010, quando una bomba è esplosa sotto gli uffici della Procura generale di Reggio Calabria. Il gip ha accolto le richieste, da parte della Procura di Catanzaro, per il giudizio immediato nei confronti dei fratelli Antonino e Luciano Lo Giudice, assieme ad Antonio Cortese e Vincenzo Puntorieri.

Antonino Lo Giudice, al momento, collabora con la giustizia e si è autoaccusato di essere il mandante dell'attentato, ideato per rabbia in seguito all'arresto del fratello Luciano e il sequestro di un ingente patrimonio. Oltre ad essere il presunto mandante, Antonino lo Giudice è stato anche indicato come capo della cosca omonima: nelle sue dichiarazioni ai giudici, ha indicato come esecutori materiali dell'attentato Antonio Cortese e Vincenzo Puntorieri, di cui il primo è riconosciuto come l'armiere della cosca, colui che avrebbe materialmente preparato sia l'ordigno alla Procura, sia il bazooka ritrovato al Cedir ed indirizzato all'allora procuratore Giuseppe Pignatone.

La versione data da Antonino Lo Giudice sugli esecutori dell'attentato, però, discorda con quella fornita da Consolato Villani, altro collaboratore di giustizia, nonché cugino dei Lo Giudice: per Villani, alla guida dello scooter con cui è stato trasportato l'ordigno, ci sarebbe stato proprio lo stesso capo cosca, camuffato da una parrucca, di quelle usate "per anadare a fare gli attentati agli esercizi commerciali". Di Luciano Lo Giudice, poi, Villani ha affermato che "sapeva fare soldi".

L'attentato del gennaio 2010, che ha scosso l'intera città, è stato all'epoca interpretato dal procuratore generale Salvatore Di Landro, come una conseguenza di un suo provvedimento all'interno dell'ufficio. Si stava svolgendo in quel periodo il processo d'appello per l'omicidio di Luigi Rende, la guardia giurata uccisa nel 2007 durante un tentativo di rapina finito male: il difensore di uno degli imputati era Lorenzo Gatto, a sua volta avvocato, in altre occasioni, del sostituto procuratore nel processo Rende, Francesco Neri. Sia il procuratore Pignatone che l'avvocato di parte civile, Giulia Dieni, lamentarono l'incongruenza e Neri finì per essere trasferito per incompatibilità ambientale, su provvedimento del procuratore generale Di Landro, appena insediatosi.

Intanto un nuovo pentito, Marco Marino, condannato per l'omicidio Rende, ha iniziato a fornire ulteriori informazioni: secondo quanto dichiarato, da tempo correvano voci sui buoni rapporti tra l'avvocato Gatto e il sostituto procuratore Neri. Ha inoltre riportato quello che un altro detenuto, Pino Papalia, gli avrebbe riferito su presunte ritorsioni "esplosive" nel caso di una condanna all'ergastolo nel processo d'appello. Le dichiarazioni, però, sarebbero successive all'attentato del 3 gennaio e, in ogni caso, l'attendibilità di Marino come collaboratore è ancora in procinto di essere verificata.