Reggio Calabria
 

Centrale a carbone, la Regione impugnerà il decreto di Via

salineioniche - Alessia Candito - Si, no, forse, in fondo ni, ma alla fine sì. "La Regione non ha alcun problema a presentare ricorso contro il decreto di Via". Ci è voluta un'intera seduta del Consiglio regionale, prolugatosi fino a tarda serata, per giungere alla conclusione, ma – almeno così ha annunciato il governatore Giuseppe Scopelliti – la maggioranza sembra essere disponibile a modificare il documento presentato ad inizio seduta e a dire un no chiaro alla centrale.

Un testo - quello presentanto dal governatore dopo una breve quanto tempestosa, secondo indiscrezioni, riunione di maggioranza -  dal sapore concerativo e tono lungimirante, che per il futuro di Saline prefigura un progetto cui Scopelliti stesso starebbe lavorando con Invitalia "da quattro, no da sette mesi" e che punterebbe a fare dell'area un progetto di archeologia industriale, con a corredo un concorso internazionale di idee da finanziare con i Fondi Fas della programmazione 2014/2020. Un documento che anche la minoranza sembra disposta ad accettare, sempre che si modifichi il punto 2. Quello che non parla del futuro dell'area ma delle scelte che oggi la Regione è chiamata a fare. E che è – pericolosamente - vago. Il documento impegna il Presidente e la Giunta solo ad "accertare, in seguito alla verifica del rispetto delle prescrizioni imposte dal governo alla società Sei per la realizzazione della centrale di Saline, la sussistenza giuridica delle condizioni per procedere alla presentazione di un'apposita impugnazione del decreto di autorizzazione rilasciato dal governo". Dunque, ricorso sì, ma solo dopo un'attenta verifica del mancato assolvimento da parte della Sei delle 59 prescrizioni indicate nel decreto di Via. O delle eventuali condizioni per impugnarlo. A meno di cinque giorni dalla scadenza dei termini per farlo. Un punto su cui si concentra il fuoco di fila degli interventi dell'opposizione e sul quale alla fine della seduta scoppia la bagarre. La minoranza pretende un pronunciamento chiaro, i ricorsi devono essere presentati e la cosa deve essere scritta nel documento finale. Voci che si accavallano, Scopelliti che interviene – durissimo – a stringere i tempi e chiudere la discussione. Risultato, un coordinamento formale volante approverà all'unanimità i tre punti previa integrazione delle specifiche volute dal centrosinistra. 

Una vittoria, quasi in calcio d'angolo, per il fronte del no, ma pur sempre una vittoria. Quasi inaspettata, perchè l'intervento iniziale di Scopelliti, in bilico fra decine di pronunce regionali nettamente contrarie alla centrale a carbone e i mal di pancia della sua maggioranza in apparenza non così compatta sul fronte del no, non lasciava presagire nulla di buono. "Dobbiamo cercare di superare le vecchie logiche della politica e riuscire a guardare avanti e dare un contributo utile alla crescita dei nostri territori. Un no detto in maniera secca non è funzionale né ai territori, né alla popolazione, ma si rischia di incappare nella semplice demagogia – aveva esordito il governatore - Quanto tempo si è perso con la politica del rinvio, con la politica che dice no per compiacere se stessa, ma non fa nulla per il territorio. Qui parte del territorio è decisamente favorevole e parte decisamente contraria. Il no di un'istituzione regionale è un atto di arroganza della classe dirigente che non tiene conto dei territori". Una premessa roboante ma poco chiara, che aveva spiazzato l'aula, già provata da una discussione scivolata progressivamente di ora in ora, fino a tarda serata, a causa dell'assenza del presidente impegnato a Roma al Tavolo Massicci. E che aveva fatto venire i brividi a rappresentanti di comitati e associazioni dell'area, seduti in silenzio fra il pubblico che in aula stava assistendo alla seduta. "Possiamo fare un ragionamento nuovo – aveva annunciato Scopelliti - che superi la politica di questi anni. Abbiamo un approccio culturale che è contrario a un intervento del genere, ma quando hai il compito di governare devi assumere delle decisioni. Non basta dire no, ma correre il rischio che rimanga per altri quarant'anni quell'obbrobrio che sta a Saline. Il nostro compito è quello di andare oltre il semplice no – aveva chiarito infine il governatore - Io dico all'aula siamo contrari, ma non perchè dobbiamo soddisfare gli ambientalisti o parte della popolazione ma perchè quella parte di territorio di tutto ha bisogno meno che di un investimento del genere. Quello è un tratto di territorio tra i più belli in assoluto della Calabria, ma non possiamo dire no per soddisfare una parte della popolazione", aveva concluo infine il governatore, presentando il proprio progetto di rilancio del sito che – forse, aveva lasciato intendere il presidente della Regione – avrebbe in fondo potuto liberare la Regione dalla necessità di opporsi con un ricorso al decreto di Via con cui il governo Monti ha benedetto il progetto della Sei-repower. "Certo, se l'aula lo determinerà noi promuoveremo il ricorso, così come più volte è stato chiesto dal territorio- aveva sottolineato infine Scopelliti - ma noi proponiamo una scelta alternativa. A una classe dirigente che dice semplicemente no, noi opponiamo una prospettiva e invitiamo a un voto condiviso sul documento".


Invito sostanzialmente accolto dalle minoranze che però su un punto non hanno inteso transigere: la Regione deve dire chiaramente no al progetto di centrale e impegnarsi ad impugnare il decreto in tutte le sedi necessarie. "Condivido la sua proposta di fare qualcosa di diverso, ma lei non ha messo in evidenza una cosa: il governo ha dato il via nonostante la regione abbia votato un piano energetico che non prevede il carbone. - ha esordito Tripodi, del Gruppo Misto - Non mi sento di sposare né la causa del sì, né del no ma faccio delle considerazioni da consigliere regionale che interviene a garanzia del territorio. Non esistono garanzie sugli effetti sulla salute, e nell'intercertezza non possiamo assumerci la responsabilità di una condanna. A Motta San Giovanni si registrano ancora decine di vittime per silicosi. Noi ci assumiamo la responsabilità di esporre un territorio a una cosa dagli effetti potenzialmente molto più devastanti? Io non me la sento". Ma per Tripodi non si tratta semplicemente di tutela della popolazione, ma anche del " patrimonio legislativo di questa regione e questo è un percorso amministrativo. Poi dobbiamo dire un no che è politico, ma prima dobbiamo chiudere definitivamente la questione. Bisogna impugnare questo atto e non solo per partecipare a una conferenza stato/regione in cui ribadiamo il nostro no, ma per tutelare il patrimonio legislativo di questa regione".
Sandro Principe, capogruppo Pd invece ha  ricordato che qualche idea sul futuro già c'è e già c'era. "Vorrei ricordare al presidente scopelliti che nella precedente legislatura era stato approvato un progetto di sviluppo turistico dell'area approvato anche dal Cipe". Ma il consigliere Pd ha voluto soprattutto mettere in chiaro una cosa: " La premessa per noi è un no secco e chiaro alla centrale a carbone, dopo viene un progetto di riconversione dell'area, un impegno per la programmazione 2014-2020, preceduto magari da uno studio di fattibilità, per lo sviluppo dell'area. In mezzo ci sono tante altre cose che si devono fare e che per il Partito Democratico sono fondamentali: primo, impugnare il via amministrativo davanti al Tar, secondo, impugnare la pratica di fronte alla Corte Costituzionale perchè non possiamo essere scippati delle nostre competenze". Toni meno veementi, ma medesimi concetti ha espresso Giuseppe Bova, del gruppo Misto, per il quale "quello che viene imposto al territorio è in sé una cattiva politica. La materia dell'energia è legislazione concorrente e quello che il governo si è arrogato il diritto di decidere è un vulnus alla Costituzione".


Al piddino Sulla è toccato invece ricordare che il no alla centrale non è un pronunciamento vuoto e senza condizioni "perchè tutti gli atti delle precedenti giunte portano con sè pesanti ragioni. Bisogna essere chiari sulle intenzioni del consiglio regionale, entro il 28 questa azione di impugnativa dell'autorizzazione deve essere fatta. Anche altrimenti perchè tutte le cose che propone il Presidente Scopellito non si potrebbero fare".
Va giù duro il consigliere Mirabelli di Progetto Democratico che ha tuonato "dobbiamo dire chiaramente che siamo contrari alla centrale a carbone a Saline come in tutta la Calabria. La Sei aveva il progetto di una centrale simile in Germania ma il governo ha immediatamente bloccato il progetto perchè hanno puntato sulla green economy. Noi in Calabria saremmo fuori dal mondo se accettassimo una centrale a carbone. Noi dobbiamo fare un documento serio che dica chiaramente si o no e impugnare il provvedimento in tutte le sedi opportune perchè noi abbiamo la necessità di realizzare la pericolosità che è un dato tecnico. Una centrale a carbone è pericolosa cinque- dieci volte una centrale a gas. Non c'è filtro che trattenga le polveri sottili che una centrale a carbone produce e questo non è un problema della fascia jonica, ma un problema regionale". Di "seduta spartiacque" in cui ci si gioca "la dignità di questa istituzione, della Calabria, delle presenti e delle future generazioni" ha parlato invece il consigliere Giuseppe Giordano dell'Idv, promotore di uno degli ordini del giorno che ha portato alla convocazione della tormentata discussione di oggi. "Il piano energetico regionale ha detto no al carbone – ha sottolineato Giordano - questo è un punto ineludibile, che non è in discussione. Il no deve significare che quest'aula, quasta regione vuole decidere del proprio futuro. Bisogna chiarire punti imprescindibili: ribadire il no politico e il sì a un progetto di alternativa di sviluppo, e ben venga la concertazione con associazioni, territori, con tutti coloro che hanno deciso di giocarsi la partita del no al carbone. Non si può prescindere dall'impugnazione del decreto, anche perchè il governo Monti ha agito in violazione a un'indicazione ministeriale da parte dei Beni Culturali", ha tuonato Giordano, sfidando i colleghi a mostrare di essere "una classe dirigente non con il cappello in mano, ma che pensa alle giovani generazioni". Interventi infuocati, toni accesi, stemperati nella bagarre finale in cui è stato finalmente partorito il documento condiviso che impegna la regione a impugnare il decreto. Sempre che ne sia rimasto il tempo.