di Claudio Cordova - Il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria ha rigettato la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali di Santi Zappalà, l'ex consigliere regionale del Popolo della Libertà coinvolto nell'indagine "Reale" e condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per corruzione elettorale aggravata dalle modalità mafiose.
La difesa di Zappalà aveva avanzato l'istanza di scarcerazione dopo che una delle persone co-imputate dell'ex sindaco di Bagnara Calabria, Liliana Aiello, condannata a due anni e due mesi di reclusione, era stata rimessa in libertà. Il politico venne "pizzicato" nella casa storica del boss Giuseppe Pelle "Gambazza", a Bovalino a parlare chiaramente di voti nel periodo della campagna elettorale antecedente al voto regionale della primavera 2010, che vide stravincere il candidato del centrodestra, Giuseppe Scopelliti, sul rivale del centrosinistra, l'uscente Agazio Loiero. In sostegno della coalizione di Scopelliti, Zappalà si candidò e ottenne un risultato straordinario con circa undicimila preferenze personali.
Zappalà verrà arrestato, su richiesta del sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Giovanni Musarò, sulla scorta, soprattutto, delle intercettazioni in casa Pelle. Quella casa frequentata da diversi candidati (tra cui proprio Liliana Aiello), ma anche da inquietanti personaggi come il commercialista Giovanni Zumbo, la "talpa" che a Peppe Pelle e a Giovanni Ficara (entrambi coinvolti nel fermo "Reale"), avrebbe rivelato diversi particolari d'indagine in quel periodo più che segreti.
Niente libertà, dunque per Zappalà, che affronterà anche l'estate in carcere. Per i giudici Foti, Aliquò e Amodeo del Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, l'ex consigliere regionale è "non un semplice candidato che chiedeva l'appoggio della 'ndrangheta, ma piuttosto un personaggio abituato a rapportarsi con la criminalità organizzata, alla quale già in passato aveva offerto la sua disponibilità, stando alle sue stesse parole captate". Niente a che vedere, dunque, con la posizione, pur punita in primo grado, di Liliana Aiello. Zappalà sarebbe di tutt'altro spessore: "Non è un personaggio sconosciuto dal boss di San Luca, posto che sin dalle prime battute del dialogo intercettato emerge l'esistenza di un rapporto di pregressa conoscenza e comunque appare il dato che tra i due vi era già stato un precedente incontro". Con i boss della 'ndrangheta, Zappalà parlerebbe sostanzialmente da pari a pari: "Si dimostra pronto a raccogliere le richieste dell'organizzazione mafiosa, in cambio dell'appoggio elettorale desiderato".
Stando alle parole del Tdl, dunque, Santi Zappalà sarebbe un personaggio abituato a confrontarsi con la 'ndrangheta. Forse anche oltre la classica dicitura di politico "a disposizione": "Santi Zappalà – scrivono ancora i giudici – si dimostra intraneo alle logiche di controllo mafioso del voto nel territorio della provincia reggina e, forte anche del suo essere politico affermato e di "razza", interagisce con Pelle e con le altre famiglie mafiose in modo quasi paritario, prospettando concreti vantaggi e utilità alle consorterie mafiose che avessero appoggiato la sua candidatura elettorale". L'ex sindaco di Bagnara Calabra, dunque, sarebbe stato un personaggio abile nel catturare il consenso, non in base, comunque, alle proprie proposte, "non avendo la necessità di presentare un programma "politico", fondato sul confronto delle idee e su una sana competizione elettorale con gli altri candidati". Zappalà che, nonostante il boom elettorale non otterrà mai un assessorato nella Giunta Scopelliti, sarebbe un soggetto che non avrebbe esitato a fornire il proprio contributo alla causa mafiosa, anche quando prometterebbe un interessamento per il fratello detenuto del boss Peppe Pelle, Salvatore, "mettendo a disposizione della stessa (la famiglia mafiosa, ndr) la sua fitta rete di conoscenze anche in ambito penitenziario e, quindi, esterne all'ambiente politico di pertinenza".
Un concetto, che si ricollega, idealmente, alle varie manovre che la famiglia Zappalà avrebbe messo in atto, tramite l'ex presidente della Corte d'Appello di Reggio Calabria, Franco Pontorieri, per ottenere la scarcerazione. Parole, quelle dei giudici del Tdl, che vanno ben oltre il rigetto della richiesta di scarcerazione. Parole, dure quelle del Tdl, parole che avvalorano l'impianto accusatorio del pm Musarò e della Dda reggina, parole che marchiano a fuoco quella che sarebbe la personalità, "pericolosa", a detta dei giudici, di Zappalà: "Ha dimostrato un habitus operativo continuo: ha favorito alcuni in passato e continuerà a farlo anche in futuro, in un contesto di cointeressenze che ha come occasione di incontro, quel giorno monitorato, l'accordo elettorale, ma che si è ramificato nel tempo nelle diverse richieste che gli sono state formulate nell'interesse del sodalizio mafioso".