di Antonino Albanese - "Sono passati undici anni, ahimè". Inizia con l'amarezza del tempo che passa il ricordo dell'onorevole Natino Aloi di Italo Falcomatà, a undici anni dalla scomparsa del sindaco della "Primavera Reggina". Il Dispaccio ha scelto un personaggio agli antipodi, dal punto di vista ideologico, per ricordare la figura di un uomo che, soprattutto alla luce del periodo storico vissuto oggi dalla città, è ritornato di grande, grandissima, attualità. Negli scorsi giorni abbiamo accolto alcuni interventi su Falcomatà, altri ne accoglieremo oggi, ma la scelta di ricordare l'ex sindaco con le parole di un "avversario" nasce dalla volontà di non volerne mitizzare la figura, ma di voler ricordare una personalità che, soprattutto analizzando quello che accadrà dopo la sua prematura scomparsa, dovrebbe essere un patrimonio di tutti.
E se Aloi, col proprio pensiero, si schiera, più volte, contro la mitizzazione del personaggio, d'altro canto riserva parole benevole all'uomo Falcomatà, ancor più che al politico: ""Era riuscito a creare un tipo di rapporto, che era un rapporto di civiltà, dialettico, anche con l'oppositore, e noi lo siamo stati. Però i rapporti umani venivano sempre fatti salvi, c'era il rispetto reciproco, non esisteva la demonizzazione".
Non c'era una contrapposizione personale nel periodo di Falcomatà, eletto sindaco, per la prima volta, a pochi mesi dalla fine di uno dei periodi più bui della città, quello della seconda guerra di mafia: "Ha sbloccato una parte dei fondi previsti da Ligato per la Via Marina – ricorda Aloi - ma anche noi abbiamo collaborato. C'è stato un rapporto con posizioni ben chiare di ruoli tra maggioranza e opposizione. Noi, infatti, non abbiamo mai fatto sconti, mi vengano adesso a spiegare cos'è l'opposizione. I rapporti politici, però, erano una cosa, i rapporti umani erano un'altra cosa. Questo perché era una persona che aveva la sua base culturale e nessuno può negare questo. Su certi temi c'era scontro, ma il rispetto umano non veniva mai meno. Con lui si era avversari, mai nemici, perché era una persona intelligente, che politicamente conosceva il mestiere".
Aloi, per anni uomo forte della destra reggina, conserva un ricordo positivo di Falcomatà, ma ricaccia indietro l'idea di una mitizzazione che, a suo dire, sarebbe state messa in atto, soprattutto, dalla parte politica dell'ex sindaco: "La mitizzazione c'è anche perché il confronto viene fatto tra lui e altre gestioni non di certo esaltanti. Ma con la mitizzazione si perde di vista il giudizio storico".
Nessuna mitizzazione, a un'analisi secca del modo di fare politca, in quegli anni: "Una volta c'era una linea di demarcazione, chi era di destra era di destra, chi era di sinistra era di sinistra. C'erano dei riferimenti che erano culturali, politici, ideologici. Ognuno di noi si ritrovava in certi principi e in certi valori. Oggi io non so più chi è di destra, chi è di sinistra. Adesso non c'è rispetto dello Stato, rispetto del merito, rispetto della gerarchia e dei valori, ma soprattutto della questione morale. Oggi la cosiddetta destra si ritrova a commettere reati che un tempo commettevano solo i peggiori democristiani".
Altri tempi, altri uomini. Falcomatà, insomma, apparterrebbe a un vecchio tipo di fare politica, Una politica con l'iniziale maiuscola, che, adesso, sarebbe andata perduta: "Ciascuno di noi, entrando in politica, portava il contributo della propria posizione che aveva nella società, anche sul piano culturale. Ma quando si metteva in discussione la propria dignità, immediatamente scattavano le dimissioni, noi davamo, in un certo senso, lustro alla carica. La generazione di oggi, siccome è fatta soprattutto di gente che ha bisogno della carica per dar lustro a sé stesso, non si dimetterà mai. Se si dimettesse, ritornerebbe nell'anonimato da cui era partito".
Poi la crisi dei partiti e, di conseguenza, la crisi della politica e dei valori, in un meccanismo in cui gli eletti, vengono, di fatto, nominati dai gerarchi di partio: "In un sistema in cui candidati vengono nominati – afferma Aloi - vengono scelti solo i servi. Una volta c'era competizione, adesso vince chi è più servo. Una volta il Consiglio Comunale era la sede del dibattito, la gente andava a seguirlo. Quando arriva questa massificazione, si verificano due cose: il decadimento dell'Istituzione e la corsa al servilismo. La crisi si ha perché non esistono più i partiti, all'interno dei partiti c'era una selezione dei rappresentanti politici, non emergevano mezze figure, la lotta era dura, ma le persone che emergevano, erano persone che avevano idee. I partiti erano un filtro, adesso escono fuori personaggi esterni, senza storia, che inquinano la vita politica".
Undici anni fa, dunque, scompariva il sindaco della "Primavera Reggina", quell'Italo Falcomatà su cui Natino Aloi vuole allontanare lo spettro della mitizzazione, del "feticismo", come dice l'ex missino. Una vita in politica, Natino Aloi, a partire dagli anni della Rivolta. Una vita, in cui, il suo destino e quello di Falcomatà, si sono incrociati più volte: "Nel mio ultimo libro, richiamo un telegramma nobilissimo che lui fece a me e ad altri che avevamo avuto una comunicazione giudiziaria per i fatti della Rivolta". In una vita di battaglie, su schieramenti contrapposti, è mancata però la sfida finale, quella in cui i due si sarebbero potuti confrontare per la carica di sindaco (il centrodestra sceglierà poi Antonio Franco, ndi): "Falcomatà era uno vicino alla gente, ma in quel periodo lo eravamo tutti. Contro Falcomatà il partito voleva impormi di candidarmi, ma io rifiutati. Non so come sarebbe andata a finire..."