di Teresa Zumbo - Il campanellino è il segnale che lo spettacolo sta iniziando, le luci si spengono, i tendoni rossi vengono aperti mentre gli attori sono accolti dall'applauso del pubblico. Musica danza poesia si fondono in un unico spettacolo che racconta la vita sofferta di Alda Merini, di colei che percepiva qualcosa al di là di ciò che gli uomini possono vivere. E' questa l'essenza de "Il segno clinico di Alda", lo spettacolo andato in scena al Teatro Comunale Francesco Cilea di Reggio Calabria.
Recita Luisella Pescatori riguardo alla follia della poetessa: "Si vive in un confine che fa paura agli altri uomini". Per Alda la follia è stata una compagna per la maggior parte della propria esistenza, la definiva come la frusta della morte che raggiunge lentamente, non uccide ma spegne ogni pensiero scatenando l'ira.
"Vivevo in due tombe, in una avevo messo il corpo, nell'altra la mente".
Lo stesso manicomio in cui operatori, assistenti sociali e infermieri non hanno saputo far altro che annientare e cucire la sua voce con le loro mani che non contenevano scienza cercando di portarle via anche le sue figlie: "In manicomio gestivano le chiavi dell' amore".
Un viaggio nell'universo della poetessa Alda Merini. Un viaggio che non trascura nessuna delle sfaccettature della personalità della donna. L'Amore, in primis, sentimento che vede Alda Merini segnata nel tempo, viene definito in alcuni casi sporco e percepito solo dal cuore delle prostitute .
Perchè la poetessa bruciò d'amore per molti uomini: "Pur di avere tra le labbra un nome mi sono lasciata amare da uomini che non mi amavano".Ma ricorda con affetto colui che era Titano, il suo innamorato la sua croce e il suo Cristo.
Alda Merini aveva una sua visione anche della spiritualità che vedeva compromessa perchè gli uomini sanno solo spargere il male definito da Lei, l'unica abbondanza della terra: "L'uomo rende cadaveri anche gli angeli " dice la Pescatori, immedesimata nel personaggio, sulle note della musica, partner della rappresentazione.
La problematica, ma allo stesso tempo affascinante, figura di Alda Merini rivive dunque nello spettacolo del Cilea. E una parte dei proventi dello spettacolo sarà proprio devoluta per il rilancio del Teatro Comunale, mai sfruttato appieno per tutte le sue potenzialità.
Per una sera, invece, il Teatro Comunale, uno degli ultimi avamposti della cultura superstiti a Reggio Calabria vive in simbiosi con la magia delle parole di Alda Merini, con l'arte degli artisti sul palco, che ne ricordano la passione, ma soprattutto le sofferenze: "Quando usci dal manicomio l'unico suo obiettivo era quello di tornare alla realtà e alla giovinezza in una città, quella di Milano, che però l'aveva tradita". E come dice il cantautore Edoardo De Angelis: "Milano una città in cui stai solo in mezzo a milioni di persone".