La ricerca delle radici calabresi nella musica dei Mattanza

mattanza concertodi Valeria Guarniera - Un popolo senza storia è come un albero senza radici: è destinato a morire. E la storia – quella popolare, che racconta le persone, gli eventi che da queste provengono e i sentimenti che queste provocano – quella storia ha riempito i cuori, rallegrato gli animi e fatto cantare "calabrisella mia, facimu amuri". Una piacevole "Sosta" per ascoltare i Mattanza, lo storico gruppo che dal 1976 lavora per valorizzare la cultura popolare attraverso i loro concerti che trattano tematiche legate al Mezzogiorno, riscoprendo e riportando alla luce testi, filastrocche, proverbi e ninna nanne tristemente dimenticate.  "Mattanza", appunto, nome che evoca immediatamente il suo significato: matar, in spagnolo, significa uccidere. E la mattanza denunciata dalle note e dalle parole delle loro canzoni è quella che è stata fatta nei confronti  della cultura, della storia e delle tradizioni. "La gente non sa di cosa parlano i testi popolari – ha detto Mimmo Martino, anima del gruppo e grande intrattenitore di un pubblico che pendeva dalle sue labbra – i trullallero svuotano i testi popolari della loro anima".

"Nesci suli", "U spagnu di Borboni", "Un servu e un Cristu", "Rriggiu", "Vurria": sono solo alcuni dei brani che, tra una nota e l'altra, hanno animato la serata. Per ogni canzone un'introduzione: simpatica, spesso. Irriverente, a volte. Reale, sempre : "U Signuri i cosi i fici giusti: su l'omini chi sunni bellimbusti!".

E poi musica, risate e applausi spontanei.

Un pubblico catturato da ritmi e parole  travolgenti, a suo agio in un'atmosfera "di casa", a ballare sulle sedie riscoprendo, attraverso quel dialetto che tanto cerchiamo di dimenticare,  le proprie radici. Mattanza è anche questo: un Sud, caldo e profondo, che viene fuori dai testi che raccontano la nostra storia, attraverso l'unione dell'antica saggezza della tradizione popolare e della freschezza di una nuova concezione musicale. Una Calabria che vale la pena vivere e raccontare. Una squadra vincente – capitanata da Mimmo Martino - che ha portato a casa un'indiscussa vittoria: Enzo Petea, Roberto Aricò, Fabio Moragas, Mario Lo Cascio, Giacomo Farina e la splendida voce di Rosamaria Scopelliti.

Una serata che, proprio per il successo raggiunto, si ripeterà domenica sera, per un'altra piacevole "Sosta".