Storie e Memorie
 
 

14 luglio, la Rivolta dimenticata dei reggini

rivoltareggiodi Pasquale Cotroneo - "Oggi i giovani non sanno nulla, nessuno sa cosa successe a partire da quel 14 Luglio del 1970 a Reggio,l'argomento non viene mai affrontato, persino i Libri di storia sembrano non aver posto per la resistenza cittadina più grande da quando l'Italia divenne Nazione. Solo chi ha avuto uno zio, un nonno, che partecipò, che fu ferito, ricorda i fatti ". Sono amare le parole di Fabio Cuzzola, docente di italiano e latino, nonché storico conoscitore dei moti di Reggio Calabria e autore di più opere sul tema.

"Chiedendo ad uno studente cosa sia il 14 Luglio questi ti risponde solamente con la presa della Bastiglia, e questo è dovuto anche al fatto che non esiste una via per ricordare le vittime , non c'è giorno dedicato alla memoria di quegli eventi, ma solo qualche sporadica passerella politica che tende a sfruttare l'accaduto per i suoi obiettivi elettorali. Reducismo della rivolta è senza dubbio il termine più adatto invece per spiegare i sentimenti con cui si ricorda la Reggio del '70: attraverso una memoria utilizzata in funzione negativa, Reggio si chiude nei confronti del resto del mondo, e quelli che sono stati protagonisti di quella sconfitta politico-militare si vestono di vittimismo; siamo ancora oggi su un crinale tra storia e politica, dove la prima risulterà tale solo quando farà a meno della seconda".

La storia appunto, quella afferma che il 14 Luglio 1970 a Reggio scoppiava la rivolta, in seguito alla decisione di trasferire il capoluogo a Catanzaro, ma i veri motivi affondavano le proprie radici su terreni più fertili quali  la disoccupazione, un reddito pro capite tra i più bassi della penisola,la precarietà, la povertà, l'esodo verso il Nord industrializzato. Il trasferimento del capoluogo fu quindi solo il "casus belli" che spinse una popolazione in crescente malcontento a insorgere. La città veniva messa a ferro e fuoco da gente proveniente da ogni ambiente e da ogni classe sociale , anche le donne partecipavano attivamente , anzi venivano indicate come più aggressive e guerrafondaie dei mariti, come fossero tante Evita Peron, tante Anita Garibaldi.

Erano scontri surreali , che senza il '68 e senza il contesto storico culturale dell'epoca non sarebbero avvenuti. Sbaglia fortemente chi pensa ad una rivolta in ambito locale, dovuta solo a motivi campanilistici.

Nonostante ciò che la stampa e le istituzioni nazionali cercarono di sopire per lungo tempo si trattò di una rivoluzione che aveva radici in ambito internazionale , che vedeva al suo interno infiltrazioni della criminalità organizzata, e che soprattutto preoccupava un mondo caratterizzato dal precario equilibrio tra i due blocchi. Era la prima insurrezione popolare nei Paesi del Patto Atlantico, e che per certi versi prendeva spunto dagli episodi della Primavera di Praga, cui assomigliava anche la risposta repressiva dello Stato; era una rivolta che preoccupava i servizi segreti internazionali, come lo stesso Cuzzola dice, essendo stati trovati a Londra documenti sui fatti di Reggio. Era soprattutto una rivolta popolare, ancor prima che fascista, come molti la etichettarono.

Era il momento di orgoglio di un popolo , quello Reggino, che spesso ha dovuto, e deve ancora oggi, fare i conti con politiche clientelari e sistemi istituzionali più o meno corrotti. I moti finivano dieci mesi dopo, un lasso di tempo esorbitante troppe volte minimizzato, con una insolita divisione degli organi istituzionali della Calabria (la giunta regionale a Catanzaro, il consiglio a Reggio Calabria) e con la promessa della costruzione del V Polo siderurgico a Gioia Tauro, e della Liquichimica a Saline, un investimento di 3 mila miliardi e oltre 10 mila posti di lavoro. La città e i Reggini accettavano la proposta, e dopo pochi giorni l'esercito entrava in città con i carri armati che sgomberavano le strade dalle barricate. Alla fine di lunghi mesi di scontri, la rivolta conterà un bilancio di cinque vittime.

Promesse che, come spesso avviene da queste parti, non venivano rispettate, e gli impianti non venivano mai realizzati, restando soltanto dei "modelli". Modelli e  prototipi di genere puramente concettuale e teorico, che spesso vengono ancora oggi promessi al popolo Reggino, il quale in giorni come questo, nel ricordo di tutti quelli che persero la vita per Reggio,oggi più di ieri, dovrebbe ricordarsi di essere un popolo unito aldilà di ogni colore e di ogni rappresentanza.

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