Vibo, le mani del clan Tripodi anche sugli appalti post-alluvione e sulla raccolta dei rifiuti

carabinieriIl clan Tripodi di Porto Salvo, frazione di Vibo Valentia sarebbe riuscito a pilotare le gare d'appalto dei lavori del post alluvione del 2006 a Vibo Marina. E' quanto emerge dall'operazione antimafia "Libra". Secondo gli inquirenti, tutti gli appalti del dopo alluvione, che il 3 luglio 2006 mise in ginocchio le Marinate di Vibo provocando 3 morti, 90 feriti e danni per 200 milioni di euro, sarebbero state condizionate dai Tripodi attraverso un controllo delle imprese vibonesi interessate ai lavori. Il clan riusciva in una prima fase a pilotare l'aggiudicazione delle gare d'appalto, ed in una seconda fase indirizzava i subappalti verso imprese "amiche". In alternativa ai subappalti, le imprese aggiudicatarie dei lavori avrebbero pagato una tangente del 5% sull'ammontare dell'intero appalto. Tangente definita dai Tripodi come "tassa di legge" e che per la Dda dimostrerebbe il ferreo "controllo" del territorio da parte del clan.
E non solo.
La longa manus dei Tripodi "aggancierebbe" anche il settore della raccolta dei rifiuti. Gli inquirenti contestano ad uno degli arrestati, Salvatore Vita, 38 anni, di Vibo, di aver costretto un dipendente della "Eurocoop", aggiudicataria dell'appalto, ad impiegare i mezzi delle ditte "Euro Scavi" di Luciano Franzoni (indagato a piede libero) e "Moviter" di Francesco Lo Bianco, 39 anni, di Vibo Marina, finito agli arresti domiciliari.
Entrambe le ditte vengono ricondotte dagli inquirenti al clan Tripodi. Salvatore Vita avrebbe imposto alla Eurocoop l'ammontare del corrispettivo da pagare per le prestazioni lavorative illecitamente fornite da tali ditte.