Reggina, Cevoli: "Più che i calciatori, servono gli uomini"

cevolibisdi Paolo Ficara - La carriera del calciatore Roberto Cevoli si è conclusa a Crotone nel 2005, dopo varie soddisfazioni tra Serie A, B e C. Tra cui il ritorno in cadetteria della Reggina nella stagione '94-'95, l'ultima trascorsa in terza serie. La sua nuova carriera da allenatore ha fatto tappa quest'anno a Reggio Calabria, per guidare una Primavera che ha espresso un bel gioco pur lasciando il passo ad avversari meglio attrezzati. I tempi di Kovacsik, Adejo, Rizzo e dei fratelli Viola sono ormai lontani, come qualità media.

Ormai senza obiettivi e con una sola gara da disputare sabato in casa della Juve Stabia, il tecnico ha parlato al Dispaccio delle due sue ex squadre calabresi, che si affronteranno nel prossimo turno della Serie B. È stata l'occasione per tracciare anche un bilancio dell'annata alla guida dei baby, nonché per farci descrivere le caratteristiche di Bochniewicz, Porcino e Varricchio, unitisi assieme a Louzada con la prima squadra.

Sabato si affrontano due tue ex squadre. Cominciamo da quella che sta peggio?
"Che è la Reggina. Anche per rispetto, dato che a Crotone ci ho giocato solo un anno..."

Quanto è cambiata la Reggina, dalla metà degli anni '90 ad oggi?
"Quel che mi è rimasto più impresso, tornando a Reggio Calabria dopo circa 20 anni, è il fatto di vedere poca gente allo stadio e soprattutto un ambiente molto diverso. C'era un altro tipo di trasporto, nella città e nella tifoseria. È un dispiacere non vederlo più".

Questo è stato il tuo impatto, tra agosto e settembre. Dopo otto mesi, sei riuscito a spiegarti i motivi di questo distacco?
"La risposta si fa fatica a darla. Si può procedere per supposizioni. Dopo gli anni in Serie A, può essersi creato disinnamoramento per via dei risultati, ben diversi da quelli che la gente si aspettava".

Ad inizio stagione, si coltivavano speranze di play-off. Adesso è rimasta la parola play...
"Gli obiettivi della società non so quali fossero, ma sentivo parlare di play-off e c'era intenzione di giocarsela per stare almeno a ridosso di quelle posizioni. La squadra attraversa un momento di grossa difficoltà, a cinque partite dalla fine. Di tempo per recuperare ce n'è poco".

Nei rush finali, quando bisogna dare fondo ad ogni energia per salvarsi, dove ci si rivolge prima? Ai giocatori esperti? O si punta sulle forze fresche?
"Prima di tutto, in questo momento più che i calciatori servono gli uomini. Si devono prendere le proprie responsabilità, indifferentemente se si siano vecchi o giovani. Bisogna badare alla tranquillità, mantenendo un ambiente sereno e cercando di ragionare come gruppo. A cinque gare dalla fine non si può sperare di avere chissà quali energie, ma questo vale per tutti in un campionato lungo come la Serie B. Ci si deve appellare alle persone più che ai giocatori".

Al di là di Louzada che è già abbastanza conosciuto, puoi descrivere le caratteristiche degli altri tre giovani a disposizione di Pillon?
"Varricchio è un esterno destro di centrocampo. Ha grande forza e corsa. Tecnicamente è discreto, a livello giovanile ha ancora qualche lacuna ma è sulla strada giusta per migliorare. Bochniewicz è un difensore centrale, un '96, che ha grande prospettiva. È strutturato, ha un bel sinistro. Ragazzo che ha voglia di imparare ed il futuro sarà dalla sua parte, ha grandi margini di miglioramento. Porcino è un '95 ed è un esterno sinistro di fascia. Può fare indifferentemente l'esterno basso o alto, vuole diventare un calciatore ed ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile della Reggina. Così come il centrale polacco, anche nel suo caso il futuro gli sorride".

Il Crotone ha impresso un deciso cambio di marcia alla propria classifica.
"Quello di Crotone è un ambiente in cui si lavora bene. La società lascia tranquilli l'allenatore e la squadra. Esprime un buon calcio, ha giovani interessanti. Negli anni assembla delle ottime squadre, grazie anche ai prestiti raccolti in giro per l'Italia. Il lavoro della società è ottimo. Hanno avuto un momento di appannamento, si sono ripresi bene e con un po' di fortuna in più poteva giocarsela per un altro obiettivo".

Un bilancio del campionato con la Reggina Primavera.
"Il bilancio è positivo. È una squadra che è migliorata molto nel suo insieme, rispetto all'inizio. Abbiamo giocato sempre contro avversari più grandi, nel nostro girone, schierando qualche '96 ed a volte anche un '97 come Coppolaro. Sotto questi aspetti, è stato fatto un gran lavoro. Devo ringraziare il direttore Amoruso, mi ha dato una mano per tutti i problemi che inevitabilmente si presentano. Questa squadra può avere un futuro, i ragazzi sono riusciti a cambiare mentalità nel lavoro giornaliero. Prima erano molto svogliati, da qualche mese a questa parte la squadra si allena bene e recepisce ciò che viene chiesto".

Il settore giovanile è ancora il punto di forza della Reggina? Nei fatti, non a parole.
"Ad oggi, nei fatti non si può definire il punto di forza. In prima squadra non sono arrivati giocatori, negli ultimi anni. Siamo rimasti all'annata dei '91, quello è l'ultimo forte innesto dal settore giovanile al piano superiore. In questi anni è mancato qualcosa. È anche naturale, ci sono delle annate in cui riesci a trovare qualità ed altre in cui fai fatica ad individuarne".

Quanto è complicato il cammino della Reggina verso la salvezza?
"Dipende molto dalla partita col Crotone, sabato il risultato sarà fondamentale per affrontare le successive quattro partite. In caso di sconfitta, la salvezza diventerebbe difficile".