Scomparsa Lo Giudice: ecco le accuse ai “falsi pentiti”

pentitodi Claudio Cordova - "In esecuzione di un medesimo disegno criminoso". Sta tutto in queste sette parole il complesso meccanismo che la procura di Perugia ipotizza nei confronti dei collaboratori di giustizia Antonio Di Dieco e Luigi Rizza e del loro avvocato, Claudia Conidi. Un meccanismo secondo cui – non si sa bene ancora per conto di chi – si sarebbe proceduto alle calunnie nei confronti del pentito Antonino Lo Giudice e all'istigazione del detenuto Massimo Napoletano affinché questi rendesse dichiarazioni false al fine di screditare le dichiarazioni del "Nano", collaboratore strategico per la Dda di Reggio Calabria, ma scomparso da alcuni mesi e protagonista di due memoriali in cui ritratta tutte le accuse mosse in quasi tre anni di collaborazione.

Un'operazione, quella messa in atto dalla Procura di Perugia che ha portato, alcuni giorni fa, alla perquisizione dello studio dell'avvocato Conidi, all'interno del quale, secondo i ben informati, gli inquirenti avrebbero rinvenuto molto di più di quanto si aspettassero. Con l'ordinanza del Gip Cinzia Parasporo, infatti, è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere al pentito Di Dieco, mentre l'avvocatessa Conidi risulta indagata a piede libero, anche se la Procura aveva chiesto l'arresto. L'avvocato Conidi, in particolare, avrebbe procurato informazioni che poi sarebbero finite in un memoriale del pentito Di Dieco: informazioni inventate o del tutto sconosciute a Di Dieco. Secondo gli inquirenti avrebbe indotto il proprio assistito a calunniare Nino Lo Giudice, facendolo incolpare falsamente, pur sapendolo innocente, di avere preso parte, unitamente al fratello Luciano e ad altri, ad un complotto nazionale, volto a delegittimare una parte della magistratura, avvocati e politici: in parole povere, i personaggi istituzionali accusati dal "Nano", tra cui l'ex numero due della DNA, Alberto Cisterna. Un comportamento simile a quello che l'avvocato Conidi avrebbe messo in atto anche con un altro proprio assistito, il pentito siciliano Luigi Rizza: in un colloquio in carcere, il legale avrebbe suggerito a Rizza di predisporre una missiva indirizzata a Cisterna, con accuse nei confronti di Nino Lo Giudice e, in particolare, il fatto di aver appreso da Luciano Lo Giudice che il fratello Nino era intenzionato ad accusare Cisterna di "cose inesistenti".

Ma nel tritacarne sarebbe finito anche il pentito Massimo Napoletano, che alcuni mesi fa denuncerà le pressioni subite. Anche Napoletano (che per un determinato periodo sarà assistito proprio dall'avvocato Conidi) sarebbe stato indotto a mentire sul "Nano": sarebbe stato proprio Di Dieco a fornire le informazioni contro Lo Giudice al co-detenuto Napoletano. Informazioni fornite, a detta degli inquirenti, proprio dall'avvocato Conidi: e in effetti, negli scorsi anni, Napoletano redigerà alcuni scritti (prontamente pubblicati da alcuni organi di stampa) volti ad alimentare la tesi del complotto ai danni di Cisterna.

Un complotto che, a detta di Di Dieco, era stato costruito da Luciano Lo Giudice a partire dal 2002/2003 in accordo con la 'ndrangheta reggina, ma anche con i funzionari del SISMI e della Telecom Security creando in anticipo delle "situazioni" (lettere, fax e numeri di telefono) che quando Nino Lo Giudice avesse iniziato a collaborare sarebbero diventate prove.

I riscontri alle dichiarazioni di Rizza e Napoletano arriverebbero anche dalle intercettazioni cui verrà sottoposta l'avvocatessa Conidi. Da queste, innanzitutto, gli inquirenti apprenderanno il rapporto piuttosto stretto con la moglie di Di Dieco, Donatella Grimaldi, figliastra del boss di Sibari Giuseppe Cirillo, ucciso nel 2007. Le due donne pianificheranno le mosse giudiziarie, ma, soprattutto, parleranno degli sviluppi detentivi dell'uomo.

Nell'ordinanza firmata dal Gip di Roma, Cinzia Parasporo, c'è anche il carteggio tra il procuratore generale Salvatore Di Landro (investito della vicenda dal magistrato Franco Mollace) e la Dda di Reggio Calabria.

In tal senso la Conidi riferirà una conversazione avuta con un magistrato di Catanzaro: "Perché qua sta succedendo qualcosa Donatè, secondo me... perché si muove qualcuno... ma di forte per lui... perché c'è il fatto di Cisterna...". Il 19 febbraio 2013 l'avvocatessa Conidi parla ancora a Donatella Grimaldi, dicendole di essere tornata da Reggio, doveva aveva visto il magistrato Franco Mollace: "Te l'ho detto... mi era arrivata questa lettera per Cisterna... e poi gliela porterò a Roma... perché forse è importante... poi rileggendola... in tutta la sua interezza... ci sono dei passi che possono interessare anche a noi... comunque poi lui era in udienza a Roma... il Cisterna... e mi ha detto poi che ci saremmo visti a Roma quando salgo..."

E in effetti quel giorno, le utenze Conidi-Cisterna-Mollace si agganciano in più di un'occasione, sia con chiamate vocali, sia tramite sms. Contatti (pochi) che comunque il Gip non considera di "carattere individualizzante" nel rapporto Conidi-Cisterna, visti i termini formali (per esempio l'utilizzo del "lei") con cui i due si sentiranno, per ragioni legate all'incarico difensivo della Conidi.

L'avvocatessa Conidi, peraltro, confiderà anche a Di Dieco le lettere di Napoletano, che chiedeva di essere spostato proprio in base ai cattivi rapporti con Di Dieco: "Ma la copia ti è arrivata dell'interrogatorio nuovo a favore di Cisterna?" chiede Di Dieco alla Conidi.

I verbali riguardanti Cisterna sono un argomento ricorrente anche nei colloqui tra Antonio Di Dieco (A) e Claudia Conidi (C):

A: Ma quel verbale che lui ha fatto di... di Cisterna te l'ha mandata una copia, sennò scrivilo tu a (inc) che dobbiamo vedere che lui dice che ha confermato le dichiarazioni

C: io l'ho citato nel procedimento di Cisterna

A: e però...

C: di Lo Giudice però (inc) io c'ho quelle copie su Cisterna sì ce l'ho... sì ce l'ho, ce l'ho la copia di Cisterna e c'ho anche l'ultima in cui dice... però ancora a Cisterna non gliel'ho data quella in cui parla, dice che dopo che ha fatto le dichiarazioni su Cisterna gli hanno fatto tanti problemi, tante cose però ancora non gliel'ho data...

Secondo il Gip di Roma, peraltro, le intercettazioni telefoniche avrebbero testimoniato i rapporti confidenziali tra la Conidi e Nando Papaleo, appartenente alle forze di Polizia e in servizio presso la DIA di Reggio Calabria. I due, a detta delle risultanze investigative, si sarebbero anche confrontati su alcune scelte riguardanti gli assistiti dell'avvocatessa catanzarese. Rapporti, quelli della Conidi, che si allargherebbero anche al Tenente Colonnello dei Carabinieri, Adriano Pelagatti, in forza al Servizio Centrale di Protezione.

Di Dieco, Rizza e Napoletano. Dichiarazioni, quelle degli ultimi due in particolare, che, come ogni dichiarazione di collaboratori di giustizia, vanno verificate. Ma la vicenda ha tantissimi intrecci.

Uno di questi porta direttamente al giovane pentito siciliano, Luigi Rizza. Questi prima affermerà di aver appreso da Luciano Lo Giudice la rivendicazione dell'attentato alla Procura Generale del 3 gennaio 2010 (le sue dichiarazioni verranno anche dichiarate attendibili da un giudice terzo). Poi, però, finirà nelle mani dell'avvocatessa Conidi, che avrebbe quasi subito introdotto l'argomento-Cisterna: "Se... una mano lava l'altra, se lei ci aiuta a noi, una mano lava l'altra" avrebbe detto l'avvocatessa Conidi. L'aiuto, a detta di Rizza, sarebbe dovuto arrivare proprio nei confronti di Alberto Cisterna: "Perché, in poche parole, mi ha fatto capire che lei è mandata dal dottore Cisterna a cercare aiuto, questo è il messaggio che mi ha dato" dice agli inquirenti.

Secondo il racconto di Rizza, l'avvocatessa Conidi sarebbe stata mandata da Cisterna.

Il pentito siciliano racconterà quindi di aver inviato la lettere all'avvocatessa e che questa, in una telefonata, avrebbe detto di essere fuori dall'ufficio del dottore Cisterna: secondo il racconto, a Cisterna serviva una dichiarazione di innocenza e, di converso, accuse a Nino Lo Giudice. Il quadro che il collaboratore delinea del magistrato, peraltro, non è lusinghiero: racconterà di essere stato sentito in un colloquio investigativo nel settembre 2010 (circostanza riscontrata) e che subito dopo vi era stata una fuga di notizie che lo aveva fatto dubitare della serietà del togato. Adesso, però, si trovava a scagionare Cisterna per volere – a suo dire – dell'avvocatessa Conidi, che avrebbe dettato i contenuti della missiva.

Il meccanismo si sarebbe ripetuto poi anche con il pugliese Massimo Napoletano, che negli scorsi anni accuserà Lo Giudice di essere lo strumento di un complotto contro Cisterna, ordito dalla cosca reggina per vendicarsi del magistrato che non sarebbe intervenuto dopo le vicissitudini giudiziarie di Luciano. Lettere indirizzate all'avvocatessa Conidi e al magistrato Cisterna: "[...] poi l'avvocato Conidi è andata alla DNA e l'ha portata... alla DNA non so poi quello che è... e l'ha portata al dottor Cisterna: automaticamente la Conidi poi l'ha mandata al giornale giù e l'ha fatta pubblicare".

Secondo il racconto di Napoletano agli inquirenti, Di Dieco gli avrebbe riferito infatti che sia l'avvocatessa Conidi, sia Cisterna avrebbero avuto un giornale a loro favore.

Una missiva che – a detta di Napoletano - sarà volutamente inviata al dottor Cisterna presso la DNA, anche se non più in servizio al novembre 2012, poiché era stata indicata la data del 6 gennaio 2012. Poi però Napoletano chiederà in colloquio agli inquirenti da cui escluderà l'avvocatessa Conidi. E la versione cambierà radicalmente: "E lui (il collaboratore Di Dieco, ndr), tramite l'avvocato, ogni volta che usciva in videoconferenza o in aula e mi portava tutti questi documenti e come muovermi contro, diciamo, il dottor Pignatone e a favore del dottor Cisterna; mi riferiva cosa dovevo fare, come dovevo muovermi, sia io che lui e lui si leggeva, oltre a questi interrogatori miei, lui aveva gli interrogatori di tutti gli altri componenti che facevano parte di quelli che accusano il dottor Pignatone, cioè a favore del dottor Cisterna". Napoletano esibirà una serie di documenti, tra cui interrogatori e articoli di giornale e rivelerà come Di Dieco si facesse portavoce del volere dell'avvocatessa Conidi: "[...] le notizie me le dava lui volta per volta che veniva tramite l'avvocato, mi diceva del dottor Cisterna è stata archiviata la pratica, che il dottor Cisterna, almeno a sentire lui, dottoressa, avrebbe indagato il dottor Pignatone". E invece Di Dieco, a detta di Napoletano, avrebbe scommesso sulla carriera di Cisterna: "Di Dieco oltre a uscire indenne, a suo dire, che il dottor Cisterna avrebbe preso il posto di Piero Grasso, lui avrebbe acquistato tutti i benefici possibili". Di Dieco avrebbe anche detto a Napoletano che i rapporti tra Luciano Lo Giudice e Cisterna non si sarebbero limitati a quelli tra informatore e magistrato, ma che Cisterna li avrebbe aiutati in diversi casi.

Dopo la scomparsa del "Nano", la situazione per Napoletano precipiterà, con le aggressioni e le minacce, dovute evidentemente alle dichiarazioni nei confronti di Di Dieco.

Di mezzo si sarebbe messo anche il giovane pentito vicino ai Serraino, Marco Marino, che renderà dichiarazioni opposte a quelle di Lo Giudice sull'attentato alla Procura Generale: a suo dire, Marino avrebbe voluto rovinare il "Nano". Ma attraverso la conoscenza con il pentito originario di Castrovillari, Napoletano avrebbe dunque capito la portata del meccanismo che si era innescato: "Quando sono stato con Di Dieco, allora lì ho capito realmente che c'era un disegno proprio a screditare, a distruggere il Lo Giudice".

"Un medesimo disegno criminoso" si legge nel capo d'imputazione. Sì, di cui ancora, però, mancherebbero i pupari.