Firme
 

“Rousseau, abbiamo un problema…”. Cinquestelle e l’esito che non ti aspetti: adesso, però, serve una riflessione. Anche sulle Primarie… e sulla Lega

Rousseaudi Mario Meliadò - Alle 21 di martedì 3 settembre, cioè la sera della stessa giornata dell'attesissimo voto della 'base' del Movimento Cinquestelle sulla piattaforma Rousseau, improvvisamente a Roma la cosa più importante da discutere è se sottosegretario "vicario" alla Presidenza del Consiglio dei ministri sia il posto giusto per Graziano Delrio (che lo fu, bene ricordarlo, quando premier era l'ex leader dèm Matteo Renzi) o per il vicesegretario del Partito democratico Paola De Micheli (anche per dar forza alle istanze paritarie) considerato che, essendo il bis-presidente Giuseppe Conte una fulgida proiezione pentastellata ed essendo naufragata l'ipotesi "consolare" di due vicepremier, uno del Pd e uno del M5S, è chiaro che questioni di bilanciamento politico il sottosegretario alla Presidenza andrà al Pd...

Perché lo scriviamo in apertura di questo corsivo?

Perché fino a una manciata di minuti fa – fino alle 19,15 circa, per essere più precisi – nell'opinione di svariati addetti ai lavori ma soprattutto di decine di migliaia di "esperti" frequentatori dei social network, l'esito della votazione online che stando a Davide Casaleggio già alle 13,19 (le urne virtuali si sono poi chiuse alle 18) con 56.127 voti espressi su poco meno di 118mila aventi diritto aveva stracciato il precedente «record mondiale di partecipazione» per votazioni telematiche (a fine giornata se ne sarebbero contati 79,634) avrebbe senz'altro offerto una proiezione della lacerazione interna al movimento, col fondatore Beppe Grillo "a spada tratta" a favore delle "nozze" col Partito democratico e il leader politico e fin qui vicepremier dello stesso Conte Luigi Di Maio sostanziale fautore del "no" a colpi di crescenti e sempre meno sostenibili "paletti".

Invece, no.

Invece, il voto boccia largamente l'ipotesi delle Politiche anticipate, in concreto stroncando al tempo stesso le velleità decisionistiche dell'altro ex vicepremier, il leader leghista Matteo Salvini: 63.146 suffragi, pari al 79,3%, sono andati a favore del "sì" al referendum pentastellato ("Sei d'accordo che il Movimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?", recitava il controverso quesito), mentre solo 16.488 voti (ossia il 20,7%) della "base" s'è espresso negativamente verso il novello asse politico-istituzionale con quello che fino a poche settimane fa molti "big" di Cinquestelle definivano sprezzantemente «il partito di Bibbiano».

Terranno anche banco le questioni tecniche, sì: già nelle prime due ore si sono espressi in 30mila, cioè circa 12 volte il numero d'iscritti alla piattaforma Rousseau che avevano manifestato il proprio suffragio online al primo turno per la designazione dei candidati M5S alle ultime Europee, per dire. E così, il ritardo di oltre un'ora per conoscere i risultati sarebbe dunque dovuto non ad "aggiustamenti", come insinuato con una certa perfidia da una parte del popolo del web, bensì dall'«elevato afflusso di utenti sul sistema» che avrebbe «generato una 'coda' di richieste che ha causato – hanno poi spiegato dal Movimento Cinquestelle, e soprattutto dalla Casaleggio Associati – piccoli rallentamenti nell'ordine dei 10 secondi» che però non hanno compromesso la regolarità e celerità del voto, grazie anche alla nuova "Area Voto" implementata 5 mesi fa, che ha consentito di «scalare in tempo reale l'infrastruttura sottostante» ossia «numero di nodi, scaling dei servizi di backend, capacità computazionale del Db», qualsiasi insospettabile cosa tutto ciò significhi.

Il punto è che però le proporzioni di questo voto della "base" pentastellata a favore del connubio col Partito democratico cancellano definitivamente ogni alibi rispetto alla vera volontà di sposare politicamente le istanze piddine...

...O no?

Al di là di come – "responsabilmente", a nostro modesto avviso – sia andata a finire stavolta, i bug (o presunti tali) del voto telematico di cui il Movimento Cinquestelle costantemente s'avvale, benché sia ormai il 2019, adesso debbono essere esplorati e fino in fondo.

Intanto, da un punto di vista squisitamente politico-partecipativo: gli elettori del M5S sono milioni, alle controverse Primarie del Pd e del centrosinistra di solito sono sempre in milioni a esprimersi, se invece la "base" pentastellata che effettivamente decide sulle cose è composta da poche decine di migliaia di elettori, questo è senz'altro un problema. Non ci si può più girare intorno: non più, da quando (già nel Conte-1, per capirci) Cinquestelle ha assunto anche fondamentali incarichi di Governo.

E poi, naturalmente, ci sono i bug di carattere tecnico: minimizzano dalla Casaleggio, in fondo oggi non ci son stati attacchi di hacker, si sono "soltanto" registrati «tentativi d'attacchi nella giornata di venerdì 30 agosto» che, in fondo, «il sistema ha respinto immediatamente, confermando solidità e sicurezza della piattaforma»... Può bastare?
Diremmo senz'altro di no, come da tempo dicono di no molti qualificati esperti in materia informatica. E come da tempo dicono di no anche molti avversari politici, parte dei quali nel frattempo sono diventati alleati in pectore: «Rimaniamo critici su alcune modalità e sul fatto che non ci siano garanzie di trasparenza, però la questione riguarda il M5S...» ha chiosato con eleganza solo un paio d'ore fa proprio l'ex presidente nazionale dell'Anci Delrio.

Nella sostanza: Houston, anzi, Rousseau, abbiamo un problema...

E stavolta, non è minimamente pensabile fingere che non ci sia.

A proposito: di problemi, per la verità, non è che ce ne sia uno solo...

Per dire: il Pd aveva proposto 5 punti programmatici, per un'intesa snella e "possibile" con un movimento problematico come Cinquestelle rispetto a un partito frastagliatissimo come il Pd.

Com'è finita? I punti programmatici, allungati tipo whisky on the rocks, sono diventati 26.

E poi, alcuni nomi circolati nel toto-ministri di questi giorni, sembrano spifferati apposta per alimentare l'odio apparentemente imperituro tra gli elettori delle opposte fazioni: non uomini-cerniera, di mediazione, ma manifestamente invisi quelli dèm alla dirigenza Cinquestelle e viceversa.

Però, prima d'ogni altra cosa, visto che si parlava di metodi per sbrogliare nodi difficili e talora intricatissimi (per esempio un'alleanza più che discussa per dare soluzione a una crisi di Governo ancor più discussa...), bisogna essere sinceri e dire apertamente che, con tutti i problemi che hanno ingenerato con tanto di pubbliche denunce e interventi delle forze dell'ordine, anche le Primarie come metodo di selezione della classe dirigente dovranno quantomeno essere riviste.

In particolare, sotto il profilo tecnico occorre una modalità che "blindi" realmente il voto e renda impossibile che un singolo elettore, come registrato più volte direttamente dalla stampa, si rechi alle urne ed esprima il proprio suffragio più volte in più seggi.

E poi, politicamente, occorre capire molto bene il senso di ammettere alle Primarie il suffragio di chi diritto di voto "vero" non ne ha (stranieri ancòra privi del pieno godimento dei diritti civili e politici, non-maggiorenni...); per non parlare della Madre di tutte le questioni, cioè la possibilità d'aprire le urne delle Primarie anche a chi non è iscritto al Pd o, in caso di primarie di coalizione, ad alcuno dei partiti del centrosinistra (benché anche frange del centrodestra, si pensi al Governatore ligure Giovanni Toti, accarezzino da tempo l'idea d'adottare a questo strumento). Un Problema con la "P", anche da queste parti: al di là del singolo candidato che sarebbe stato appoggiato, in vari angoli della Calabria alle Primarie per le Comunali o per le Regionali di volta in volta sono fioccate le segnalazioni di noti esponenti di Centro o di Destra che, pur sacrificando i propri 2 euro di rito..., avrebbero in sostanza espresso un suffragio alle Primarie del centrosinistra solo per osteggiare e "inquinare" il voto della "base" di coalizione.

Anche questo si può difficilmente consentire più a lungo: le Primarie sono un'esperienza preziosa (le prime, è sempre bene ricordarlo..., si tennero proprio in Calabria per designare nel 2004 il candidato Governatore del centrosinistra, poi scelto in Agazio Loiero che successivamente conquistò davvero la Presidenza), ma che va tarata senz'alcun dubbio o ripensata radicalmente.

E poi c'è un ultimo nodo politico.

Ma Cinquestelle cosa pensa "realmente" della Lega?

Sono in tanti, tra gli elettori pentastellati, ad aver detto e scritto in questi giorni parole che suonavano più o meno così: «Partito democratico o Lega, per noi è uguale».

Questo, specialmente a Sud, è un grave problema.

Ma, più in genere, adesso che anche rispetto agli ex-alleati pentastellati Salvini si è manifestato nel suo "vero" volto, con accuse gravissime a Giuseppe Conte, a Luigi Di Maio e tanti altri "big" del M5S, soprattutto adesso che nelle ultime settimane di Governo è risultato manifesto come Salvini volesse "mangiarsi" ogni altro soggetto politico potesse minimamente fargli ombra, e non solo in termini di proiezioni elettorali ma anche in termini di competenze ministeriali, ora che la Lega si sta proiettando con ancor maggiore decisione a tutela degli interessi del Nord che da sempre è la roccaforte elettorale del Carroccio, Cinquestelle continuerà a ritenere Salvini & C. una sponda politica come le altre, magari rimandando il flirt alle prossime Amministrative o nonsisacosa?

Il punto interrogativo è di quelli da chiarire. Con urgenza, soprattutto per rispetto di quella stessa "base" pentastellata che s'è espressa (in parte, sì, solo in parte) oggi.