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The day after - Il giorno dopo

The-Day-After-Tomorrow-5di Fulvio D'Ascola* - Dalla stanza di fronte escono le note di una canzone, i suoni riportano la mente ad immagini in bianco e nero, in uno studio televisivo in cui un uomo e una donna duettano insieme ,lui è un famoso attore e lei una cantante diva della musica. "Caramelle non ne voglio più....". Questa è la frase che rimane impressa ai bambini dell'epoca come me. Il ritornello continua "Parole,parole,parole,parole,parole,parole,parole soltanto parole,parole per te...".

Mina e Alberto Lupo con il grande successo della canzone "Parole.."aprono la porta a quello che diventerà un tormentone, che adesso per gli esibizionisti semantici si definisce Mainstream ovvero la notizia del giorno o del momento, Quante parole stiamo ascoltando, quanti messaggi stiamo guardando, il fiume di retorica sta invadendo i mezzi di comunicazione di massa. Conferenze stampa.D.P.C.M. ,annunci di politici che diventano specchi per le allodole con edizioni straordinarie in tv, senza spiegare le fasi attuative di decreti ed i legacci di norme e regolamenti. Siamo in un vortice comunicativo con parole del tipo "Lock down","Picco","Hastag",con passerelle in diretta Facebook di sindaci che sulle banchine del porto urlano contro gli sbarchi, non di immigrati , ma di siciliani di ritorno, sindaci che tengono in mano pupazzetti e governatori che minacciano lanciafiamme alle feste di laurea. La ribalta mediatica non si nega a nessuno e la popolarità si misura a colpi di like o condivisioni, anche nel mondo politico.

Il tempo fermo nella permanenza casalinga ,ha scatenato un celato esibizionismo, che deve essere condiviso ,generando dirette di improbabili cantanti, di cantanti e divi della musica veri, di indagatori del sociale, di tuttologi complottisti. Il silenzio invade la strada degli ultimi, degli eroi silenti che agiscono in prima linea, senza presidi sanitari di protezione, in fondo non fanno audience. Riavvolgiamo il nastro ed iniziamo un percorso con parole che potrebbero comporre un nuovo vocabolario della crisi "smart working","risk manager","lock down","zona rossa","epidemia","pandemia", "nazionalismo","fake news","fase1 ", "fase 2", "convivenza con il virus". Non esiste la parola "Futuro", non esiste la programmazione del "Piano B", non esiste la percezione del domani ,che non è generata dall'incertezza, ma dalla totale assenza della programmazione e della competenza.

Sembriamo protagonisti di un film, chiusi in casa, anestetizzati dalle continue notizie di contagi,guariti,vittime,terapia intensiva,nel vortice comunicativo della paura dell'ignoto. Siamo invasi da "sportelli psicologici", "soccorso di ascolto web "da inventori di percorsi olistici , come se soltanto adesso bisogna riscoprire l'interiorità. Iniziamo una rivoluzione personale , programmando il "The Day After", il giorno dopo, perché bisogna ripartire più determinati del giorno prima, perché non dobbiamo vivere la retrotopia,come definisce il sociologo Bauman il pensiero del passato che rende vivibile il presente, non dobbiamo fare andare indietro le lancette del pendolo del tempo. THE DAY AFTER ,il giorno dopo , per la ripartenza con tutte le difficoltà che produrrà questo "tempo sospeso di convivenza indotta" ,con la grande frammentazione sociale e la rabbia latente che potrebbe implodere. Un sistema economico di piccole aziende, partite Iva, commercianti, imprese, ma anche dei tanti lavoratori in nero ,che rimane fermo per molto tempo ,crea un forte disagio economico e relazionale. Oggi bisogna pensare al domani. Nessuno ci restituirà il tempo andato, la retorica diffonde "dopo il coronavirus saremo tutti migliori", diffidate dai santoni, dai politici e da opinionisti che cavalcano la crisi nella perenne campagna elettorale ed esposizione mediatica per vendere un libro in più. Queste persone dove erano nei giorni normali?

Non erano tra la gente , perché la quotidianità non regala passerelle in radio o in tv .La rabbia interiore e l'ansia e lo stress di adesso deve diventare l'azione positiva e propulsiva del domani. Siamo come atleti in ritiro che iniziano a conoscersi, che misurano atteggiamenti e parole, il nostro allenatore è il silenzio, la casa è il nostro spogliatoio. Alla fine di tutto scenderemo in campo, riappropriandoci degli spazi urbani ,ritornando a relazionarci pubblicamente, con la voglia e la volontà di recuperare il tempo sospeso e sarà il "The Day After".Il giorno dopo...

*Sociologo dei processi culturali e comunicativi