Reggio Calabria
 

Trasporto aereo, vince Sacal: ribaltata la sentenza del TAR

sitinripepidi Mario Meliadò - Davvero curioso, ma – su tre distinti fronti – la giornata di oggi s'è scandita in larga parte sul tema del trasporto aereo.

Esiti? L'ennesima manifestazione politica di Fratelli d'Italia a difesa dello scalo reggino. Una strepitosa vittoria della Cgil che "inchioda" la Sacal non più "graziosamente", ma sotto il martello di una sentenza a dover consegnare alle forze sociali il Piano industriale con cui la società di gestione ha conquistato il duplice bando Enac per la gestione trentennale degli scali di Crotone e Reggio Calabria. E, sopra ogni altra cosa, la novità che tutti attendevano: ribaltando la decisione di primo grado, il Consiglio di Stato ha dato ragione all'Ente nazionale per l'aviazione civile (l'Enac, insomma...) e torto alla Sagas (la società varata dalla Regione Calabria per gestire proprio il "Sant'Anna", e oggi in liquidazione, che davanti al Tar calabrese aveva vinto, vedendo riconoscere l'illegittimità di quel doppio bando in primo grado di giudizio).

Partiamo proprio da quest'ultimo dato.

Che la sentenza del massimo organo di Giustizia amministrativa potesse rovesciare il verdetto del Tar molti se l'aspettavano, intanto perché il 2 marzo scorso era stata concessa la sospensiva, atto cautelare ma nella medesima direzione, ed erano stati dunque "congelati" gli effetti della sentenza di primo grado, ma soprattutto per via della formale rinuncia all'appello da parte di Sagas. Ebbene, una piccola porzione di sorpresa arriva proprio da qui: quella rinuncia non serve a niente!, il ricorso s'è dovuto comunque decidere "nel merito".

La memoria depositata dalla Sagas il 13 novembre scorso dava conto della decisione con cui, il 23 ottobre precedente, l'Assemblea dei soci aveva stabilito la «rinuncia all'azione e agli atti processuali». Ma questo «non comporta l'improcedibilità del ricorso – evidenzia la Quinta sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Giuseppe Severini –, dal momento che la Sagas non è ricorrente in appello e non ha quindi la disponibilità del relativo rapporto processuale». A ricorrere infatti era stata Enac, piccata per la circostanza che il proprio bando fosse stato dichiarato illegittimo (oltre che per scongiurarne le conseguenze). Di più: alla pubblica udienza del 5 dicembre scorso, quando il collegio aveva «trattenuto» il ricorso per dargli esito (reso noto dunque a 5 settimane di distanza dal giorno della decisione in camera di consiglio), il collegio aveva chiesto ai rappresentanti della Sagas se la rinuncia deliberata dai soci «fosse da intendere quale rinunzia al ricorso di primo grado» e ai relativi effetti: alla risposta negativa, non c'era altra via per i giudici amministrativi che decidere "nel merito" sul contenzioso aperto.

E nel merito, appunto, secondo la Quinta sezione osserva che non c'è stata violazione dei princìpi di trasparenza amministrativa sanciti dall'art. 30 del Codice degli appalti: intanto, perché la «puntuale indicazione del valore stimato della concessione» non è considerabile «un corollario del principio di trasparenza», altrimenti la cosa sarebbe stata indicata in via esplicita sempre nell'articolo di legge citato. Dopodiché, la contestazione viene destituita di fondamento perché non stiamo parlando di appalto "sopra soglia" ma d'altra parte, argomentano i giudici del Consiglio di Stato, non può esserci applicazione analogica per gli appalti "sotto soglia" (come questo): fosse vero il contrario, «non avrebbe avuto senso» fissare l'obbligo di trasparenza per i soli appalti "sopra soglia" e «non farne menzione» per la diversa evenienza.

Ancòra, secondo il Consiglio di Stato l'Enac aveva «esplicitato in modo ben persuasivo» nel bando come la gestione dei due scali potesse rispondere «a logiche d'efficienza economica e di miglior allocazione delle risorse» in modo da derogare al principio della suddivisione in lotti differenti.

Il risultato tangibile di tutto questo è che la Sacal continuerà a gestire tutt'e tre gli aeroporti calabresi, e a pieno titolo, senza più "spade di Damocle" a pendere sulla propria concessione.

Ma è vero pure che, a proposito di trasparenza..., il prefetto Arturo De Felice – che della Sacal è il presidente esattamente da 8 mesi quest'oggi – ha appena ricevuto una botta di clava in grado di tramortire un bisonte. Il Giudice del lavoro di Lamezia Terme Valeria Salatino ha infatti dato ragione alla Filt-Cgil (segretario regionale, un sindacalista esperto come l'ex segretario provinciale reggino Nino Costantino) e al suo legale Maria Irene Rotella: la Sacal, che ha vinto il duplice bando Enac come ricordato poc'anzi, non è titolare di alcuna discrezionalità ma, invece, ha l'assoluto obbligo di rendere noto alle parti sociali il Piano industriale con cui s'è aggiudicata la gestione dell'Aeroporto dello Stretto e del "Sant'Anna". Fare il contrario (anzi: continuare a farlo...) è sinonimo d'«insindacalità» ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori: impensabile, si legge nel decreto, condividere il principio della «riservatezza» dell'atto per via della provvisorietà della concessione da parte dell'Ente nazionale per l'Aviazione civile.

Lo stesso Ccnl del trasporto aereo prevede che, nel canonico incontro da tenersi entro il primo quadrimestre d'ogni anno, le aziende di gestione espongano ai sindacati i «dati di traffico», le «previsioni di sviluppo dell'attività» e altri elementi sensibili. (E questo, benché il Contratto nazionale di lavoro non preveda più «lo svolgimento di un esame congiunto in ordine ai riflessi sull'occupazione» mirato al «raggiungimento di eventuali accordi» coi sindacati).

Inutile dire che non stiamo parlando di una questione di lana caprina.

I sindacati tutti inveiscono da tempo contro chi tiene deliberatamente la Calabria e gli stessi operatori aeroportuali all'oscuro del business plan vincente: il sospetto dei sindacati (fondato? Il silenzio prolungato per lunghissimi mesi parrebbe un indizio...) è che Sacal abbia fatto "la splendida" nel solo piano indirizzato all'Enac per conquistarne i favori e acquisire così la gestione dell'intero comparto del trasporto aereo in Calabria, ma poi nei fatti abbia modificato il Piano industriale, e abbia intenzione di applicarne uno completamente diverso nei numeri e nelle conseguenze per i lavoratori come per l'utenza.

Un'ipotetica "B-side" che le forze sociali sono lontanissime dal voler avallare. Fatto sta che proprio oggi, complice un incontro per altro motivo fissato da tempo, i sindacati hanno incontrato lo stesso De Felice che avrebbe ammesso a denti stretti che, alla luce del decreto emanato mercoledì 10 gennaio dal Tribunale lametino, la consegna del Piano industriale a suo tempo inviato all'Enac «è imminente».

In mattinata, invece, ha avuto emblematicamente luogo all'Aeroporto dello Stretto il quinto Rapporto alla città promosso da Fratelli d'Italia, presenti insieme a vari attivisti il coordinatore provinciale Sebastiano Scuderi e il coordinatore regionale Enti locali e consigliere comunale reggino Massimo Ripepi.

Proprio Ripepi ha avuto parole durissime nei confronti della giunta Falcomatà, ma più in genere del centrosinistra: «L'asse Minniti-Oliverio ha distrutto Reggio Calabria» ha affermato tra l'altro l'esponente meloniano, convintissimo che lo scalo aereo sia per la cruciale Città metropolitana l'asset vincente e fondamentale sotto il profilo economico e logistico, ma anche dell'assurdità che sia l'aeroporto «strategico» di Lamezia Terme e non quello reggino il perno della futura Zes (la Zona economica speciale) con cui si tenterà di risollevare le sorti del porto di Gioia Tauro e di dare lavoro a tanti giovani reggini e calabresi.

Naturalmente le contestazioni non finiscono qui: Massimo Ripepi ha tuonato contro l'assoluta «insipienza gestionale» del sindaco di Reggio e della Città metropolitana stessa, così come dei suoi collaboratori più stretti, lanciando un appello destinato non alla sola Fdi o al solo centrodestra ma «a tutte le forze politiche» a stringersi attorno all'Aeroporto per salvarlo, salvando in questo modo – nella visione di Ripepi&C., almeno – lo stesso avvenire di Reggio Calabria e delle future generazioni.