Rigassificatore di Gioia Tauro, il fronte del "no" cresce: "Serve solo alle lobbies". Il 6 marzo manifestazione davanti alla sede dell'Autorità Portuale

rigassificatoregioiaCi sono una ventina di firme, tra associazioni e comitati in calce alla nota con cui, ancora una volta, viene detto "no" a quella che, senza dubbio, è l'opera più impattante che il territorio della Piana di Gioia Tauro abbia conosciuto dai tempi della costruzione del porto. Si deciderà, definitivamente, per qualcosa che cambierà per sempre la fisionomia, le condizioni di vita, le possibilità di futuro, dell'intera piana di Gioia Tauro e dei suoi abitanti: l'intervento infrastrutturale sul rigassificatore di San Ferdinando
"Si decidera se far vivere i residenti di questo territorio col rischio costante di una catastrofe di enormi proporzioni" è scritto in una nota: "Eppure – proseguono gli attivisti - tutto avviene nell'ovatta di un'indifferenza quasi generale. Ci domandiamo come mai sui quotidiani locali non ci siano tutti i giorni titoloni riguardo la questione, ci domandiamo come mai nei bar non si discuta di questo, ci domandiamo perché gli amministratori locali, per non parlare delle agenzie di governo, non informino diffusamente e dettagliatamente la popolazione sulla questione".
Pericolosità, inutilità, disfunzioni per l'economia agricola e per il turismo balneare. Questi, tra gli altri, i motivi per il "no" da parte degli attivisti: "Il rigassificatore è un impianto che trasforma il metano (o GNL – Gas Naturale Liquido) dallo stato liquido allo stato gassoso, per poi immetterlo nei gasdotti. La legge lo inserisce tra gli impianti "a rischio di incidente rilevante". Per costruirlo verranno distrutti 47 ettari di agrumeti. Scaricherà nel nostro mare acqua fredda e arricchita di candeggina. L'impianto verrà costruito in una zona altamente sismica come la nostra, sottoponendoci al rischio costante di una catastrofe. Secondo pareri competenti (tra gli altri, uno studio del 2003 citato dalla Commissione Energetica della California), se le cisterne dovessero esplodere si creerebbe una nube incendiaria che distruggerebbe tutto nel raggio di 55 km" dicono.
Il 6 marzo prossimo, il Comitato Portuale si dovrà pronunciare sulla concessione quarantennale di un'area demaniale nella 2° Zona Industriale del Comune di San Ferdinando, alla LNG MedGas Terminal S. r. l.. Una concessione necessaria ad impiantare dei tubi di canalizzazione del gas indispensabili all'opera. Un pronunciamento che porterà a compimento un iter autorizzativi che, secondo gli attivisti, è costellato di irregolarità e abusi: "A cominciare dalle prime autorizzazioni rilasciate dalle giunte commissariali che nel 2009 reggevano i comuni di Gioia Tauro, San Ferdinando e Rosarno, e non avevano nessun diritto a decidere per un problema del genere, che va ben oltre l'"ordinaria amministrazione". Un percorso tortuoso, in cui gli organi dello stato si sono contraddetti tra di loro, fino all'ultimo passaggio realizzato con l'art. 38 del Decreto Sviluppo del Governo Monti, che con decisione nient'affatto tecnica mette a tacere le obiezioni mosse in due
"Ricordiamo – dicono ancora gli attivisti - che secondo i Sandia National Laboratories per lo United States Department of Energy's National Nuclear Security Administration, nell'ipotesi di fessura di 20 m2 a una metaniera, con rilascio di 14.300 m3 di carico (appena il 10% di quanto trasportabile da una metaniera di medie dimensioni), la sola esplosione, con conseguente esposizione di 17 secondi a livelli di calore di 22 kW/m2, permetterebbe l'incendio di un foglio di carta anche a 930 metri di distanza".
Un'opera inutile, dunque. Anche perché, secondo il fronte del "no", il gas dell'impianto non servirebbe alla Calabria, ma "solo alle lobbies dell'industria energetica per speculare sulla commercializzazione in Europa di questa risorsa. Serve a chi gozzoviglierà con i cantieri, a chi controllerà quei "quattro" posti di lavoro che saranno elargiti al territorio. Gli occupati a regime saranno solo 100, secondo i dati non imparziali della stessa LNG MedGas Terminal. Si può quindi immaginare che in realtà la cifra reale non superi i 70 addetti. Tutti oltretutto altamente specializzati, e non reperibili in loco. A fronte delle migliaia che se ne perderanno, già solo nella pesca e nel turismo o ancora al porto".
Secondo gli attivisti appare evidente come nessun viaggiatore sano sceglierebbe di soggiornare in un'area gravata da questo tipo di impianti, o di immergersi nello specchio d'acqua antistante la locale costa. Un'esposizione, quella alle sostanze emesse dall'impianto che, tra gli altri mali potrebbe causare cancro alla vescica, cancro al retto, alla prostata, ai reni, tumori epatici, linfomi, anche per esposizioni a basse dosi, ma prolungate.
Alla luce di tutto questo, gli attivisti si domandano cosa voteranno quanti, tra i 30 che si pronunceranno il 6, vivono sul territorio della Piana o nella provincia di Reggio Calabria: "Cambieranno idea i presidenti della Regione e della provincia? Cosa voteranno i sindaci di San Ferdinando, di Gioia Tauro, di Palmi? Abbracceranno mortalmente la folle idea che le cosiddette compensazioni possano bilanciare i terribili effetti di quest'impianto? Alla morte non c'è rimedio e con la costruzione di quest'opera nessuna compensazione potrà rimediare la morte del territorio che ne seguirà. Crediamo che prima di votare, tutti costoro debbano ascoltare il parere dei cittadini. Possibilità che nessuno ci ha dato".
Per questo è ferma intenzione degli attivisti prendere la parola, il 6 mattina, dalle 8.30, con una manifestazione davanti alla sede dell'autorità portuale "a cui invitiamo tutti i cittadini e tutte le cittadine che hanno a cuore il futuro proprio, della propria terra, dei propri figli".
Di seguito l'elenco delle associazioni che hanno aderito all'iniziativa:

Associazione "San Ferdinando in Movimento" (San Ferdinando);
Associazione "Social Club" (San Ferdinando);
Associazione "AbraCalabria" (Nicotera);
Associazione SOS Rosarno;
Associazione Africalabria, donne e uomini senza frontiere, per la fraternità;
Kollettivo Onda Rossa (Cinquefrondi);
C. S. O. A. AngelinaCartella – Reggio Calabria
Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica "B. Arcuri";
Forum delle associazioni vibonesi;
L. S. O. A. ex Palestra (Lamezia Terme);
Comitato Lametino Acqua Pubblica;
Comitato "No alla centrale a biomassa di Sorbo San Basile";
Casa della Legalità (Lamezia Terme);
Gruppo Ambientalista Rosso Cetraro;
OLA – Organizzazione Lucana Ambientalista;
V. A. S. Onlus Calabria;
Laboratorio "Trama e Ordito" (Nicotera);
Associazione "Nicotera Nostra";
Associazione Culturale "Gioia Sport" (Gioia Tauro);
A.      S. D. SudTrek (Gioia Tauro);
Cittadinanza Democratica (Gioia Tauro);
Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste