Reggio Calabria
 

Processo "Topa": sentenza definitiva in Cassazione per la 'ndrangheta di Seminara (RC)

dipalmarobertodi Claudio Cordova - Adesso c'è anche la pietra tombale della Cassazione. Tutti rigettati i ricorsi degli imputati del procedimento "Topa", condotto contro la "ndrangheta di Seminara. Più di un anno fa i giudici della Corte d'Appello di Reggio Calabria, infatti, avevano confermato le condanne emesse in primo grado dalla Corte d'Assise di Palmi, che aveva accolto l'impianto accusatorio portato avanti dal sostituto procuratore della Dda, Roberto Di Palma (nella foto).

La Corte d'Appello di Reggio Calabria (Pastore presidente, Campagna e Gullino a latere) aveva dunque confermato la sentenza di primo grado, emessa il 30 aprile 2010, così come richiesto dal sostituto procuratore generale Danilo Riva, condannando il sindaco uscente di Seminara, Antonio Marafioti, a sei anni e sei mesi di reclusione; Carmelo Buggè e Mariano Battaglia sono stati puniti con sei anni di reclusione ciascuno. Per Vittorio Vincenzo Gioffrè, Antonio Giuffrè, Vincenzo Gioffrè, Domenico Gioffrè e Adriano Gioffrè la Corte aveva invece confermato la condanna a cinque anni e sei mesi di carcere ciascuno. In primo grado venne anche condannato l'anziano patriarca Rocco Antonio Gioffrè, nel frattempo deceduto: per lui la Corte non ha potuto che rilevare l'estinzione del reato.

Il procedimento "Topa" nasce dall'omonima operazione condotta dai Carabinieri che, nel novembre 2007, diedero esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare disposte dal Gip di Reggio Calabria Anna Maria Arena. Nel mirino la famiglia Gioffrè di Seminara che, secondo pm Di Palma, che curò le indagini, avrebbe condizionato il libero voto del Comune pre-aspromontano, imponendo un proprio candidato (Marafioti), costringendo l'altro pretendente (Battaglia) a ritirarsi dalla competizione. Le indagini dei Carabinieri ebbero modo di constatare come le consultazioni, vennero, effettivamente, vinte da Marafioti che la spuntò sull'avversario, Salvatore Costantino, per 95 voti. La famiglia Gioffrè, dunque, avrebbe controllato le elezioni, fino all'ultimo voto: i membri dell'associazione avrebbero presenziato anche ai seggi nel giorno delle operazioni di voto, intervenendo illecitamente nel momento stesso delle votazioni, al fine di incutere timore negli elettori. Dalle intercettazioni risultò, infatti, come i presunti affiliati alla cosca Gioffrè contassero 1050 voti a favore di Marafioti. Il sindaco uscente sarà eletto con 1058 preferenze, otto in più rispetto ai calcoli. Un'indagine, quella del pm Di Palma che azzerò dunque sia l'ala militare sia quella politica della 'ndrangheta di Seminara: l'operazione portò, peraltro, anche allo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose. Particolarmente interessante la figura del professor Carmelo Buggè, già sindaco dal 1988 al 1991, allorquando il Comune di Seminara verrà sciolto per infiltrazioni mafiose. Il pm Di Palma lo aveva definito "la vera mente politica del sodalizio".

Alla luce della pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, arriva dunque la sentenza passata in giudicato per la famiglia Gioffrè di Seminara, per la prima volta nella storia, riconosciuta come cosca di 'ndrangheta.