di Claudio Cordova - Una riduzione di sei mesi rispetto alla sentenza di primo grado. Questa la richiesta avanzata dal sostituto procuratore generale Danilo Riva nei confronti di Luciano Lo Giudice, alla sbarra per usura al cospetto della Corte d'Appello di Reggio Calabria. In primo grado, infatti, il Tribunale Collegiale di Reggio Calabria aveva condannato a sei anni l'uomo, considerato l'anima imprenditoriale della cosca di 'ndrangheta. Il sostituto pg Riva, inoltre, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per il coimputato di Lo Giudice, Antonino Perla, che in primo grado aveva rimediato quattro anni di galera.
Lo Giudice, arrestato nell'ottobre 2009, è fratello di Nino, arrestato un anno dopo, nell'ottobre 2010, e divenuto quasi immediatamente collaboratore di giustizia, attribuendosi, peraltro, alcuni atti intimidatori commessi nei confronti della magistratura reggina.
Quello arrivato adesso davanti alla Corte d'Appello di Reggio Calabria (Rosalia Gaeta presidente, Antonino Napoli e Adriana Costabile a latere) è il primo dei tanti procedimenti cui Lo Giudice è stato sottoposto a partire dalla fine del 2009. A indagare sul suo conto e su quello della sua famiglia, è stata, in particolare, il sostituto procuratore della Dda Beatrice Ronchi, che ha aperto i cassetti sugli affari di Luciano Lo Giudice, sia con riferimento al bar-cornetteria "Peccati di gola", sia su tutte le presunte complicità istituzionali di cui avrebbe goduto l'uomo.
Le intercettazioni telefoniche e ambientali rappresenterebbero le pressanti richieste di denaro fatte da Lo Giudice e da Perla ai soggetti cui avevano prestato delle somme. Tutti uomini impegnati nel settore commerciale o indebitati fino al collo a causa della passione del gioco d'azzardo e delle scommesse. Nel focus degli investigatori anche la capacità di Lo Giudice di relazionarsi con personaggi del mondo dell'imprenditoria, ma anche dello Stato, come nel caso del Capitano dei Carabinieri, Saverio Spadaro Tracuzzi, attualmente in carcere con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
In primo grado l'accusa contro Lo Giudice fu portata avanti anche grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Roberto Moio e Consolato Villani. Affermazioni, quelle dei pentiti, che aprirono ulteriormente uno squarcio sul presunto giro di strozzinaggio che Luciano Lo Giudice avrebbe messo in atto per anni. Dopo l'intervento del sostituto pg Riva, sono intervenuti gli avvocati Aldo Casalinuovo (in difesa di Lo Giudice) e Francesco Calabrese (in difesa di Perla). Il processo è stato poi aggiornato al prossimo 13 giugno quando, dopo gli ultimi interventi difensivi, la Corte dovrebbe entrare in camera di consiglio per la sentenza.