Il Ramadan in terra di Calabria. Il prof. Ezzat Hassan: "Solo Italo Falcomatà credeva in una Reggio multietnica"

ramadandi Antonino Albanese - Per i popoli di fede islamica il 20 di luglio è iniziato un mese importante, fatto di privazioni, digiuno e preghiera: il Ramadan. In realtà si parla di mese per convenzione: la durata, così come l'inizio e, di conseguenza, la fine, di uno dei precetti più importanti dell'Islam, può essere di 29 o 30 giorni a seconda del calendario musulmano: giocando un pò con l'aritmetica si potrebbe dire, semplificando, che ogni anno inizia circa 11 giorni prima dell'anno precedente.

"Ramadan" significa letteralmente "mese torrido" poichè tradizionalmente , quando i mesi del calendario islamico erano legati al ciclo solare, cadeva sempre in un periodo estivo: solo successivamente Maometto adottò un calendario lunare che, quindi, cambiò periodo di anno in anno. La sua sacralità è fondata sulla tradizione, fissata nel Corano, secondo cui in questo mese Maometto, il principale profeta dell'Islam, avrebbe ricevuto la rivelazione dall'arcangelo Gabriele e quindi, simbolicamente questo diventerà il periodo più propizio per le rivelazioni di Allah all'umanità. Il digiuno durante il Ramadan costituisce uno dei 5 "Pilastri dell'Islam" e rispettarlo è un dovere imprescindibile di ogni fedele.

Per approfondire il tema, contestualizzarlo alla nostra città e capire quanto possa essere duro rispettare questi precetti soprattutto in un periodo in cui i vari "Scipione", "Caronte" e "Minosse" rendono la privazione dell'acqua ancora più insopportabile, abbiamo rivolto qualche domanda al prof. Ezzat Hassan, insegnante di Lingua e Letteratura Araba: lo abbiamo incontrato all'Università per stranieri "Dante Alighieri", dove è docente da 20 anni.

D: Prof. Hassan come si svolge la giornata di un musulmano durante il periodo del Ramadan?
R:Il Ramadan è un mese molto importante per chi è di fede islamica. Si tratta forse del periodo in cui la tradizione e la religione raggiungono il punto più sacro, in cui si rafforza l'attaccamento alle origini della fede. Dall'alba al tramonto (dalle 5 del mattino alle 20 di sera più o meno) i fedeli devono astenersi dal consumare cibo o bevande di qualsiasi tipo, dal fumare e dal praticare sesso. Non solo. Gli uomini non possono nemmeno guardare con desiderio una donna o toccarla (per trarne piacere). Si è molto rigidi su questo, visto che si tratta di un periodo di astinenza e privazione. Al calar del sole, con la "rottura del digiuno" dopo una lunga preghiera si può consumare un pasto e dissetarsi per poi ricominciare il giorno dopo e così avanti per 29 o 30 giorni, a seconda di precisi calcoli matematici basati sulle fasi lunari. Il digiuno però, non è obbligatorio per i malati, per chi viaggia e per tutti coloro i quali la privazione del cibo e dell'acqua sarebbe pericolosa per la salute.

D : Quando terminerà quest'anno il Ramadan?
R: Visto che anche questo dipende dal calendario lunare non è possibile dirlo con precisione, comunque intorno al 19 di Agosto. La festa di "Eid el Fitr", alla fine del digiuno, ne commemora gli sforzi ed è per i musulmani un giorno di gioia, solidarietà amore e fratellanza; proprio per questo è anche obbligatorio, entro questo giorno, per i fedeli, versare un'elemosina, la "Zakat el Fitr", che andrà ai più poveri: si potrà donare direttamente oppure affidare l'obolo ad una moschea che provvederà a farla avere a chi ne ha bisogno.

D: A proposito, esiste una struttura religiosa qui in città? Una moschea ? Da chi è gestita?
R: Si esiste una moschea abbastanza frequentata nei pressi di Viale Aldo Moro. Vive dei fondi donati dai fedeli ed è gestita da un comitato di marocchini, che si preoccupano di mandare avanti tutto nel miglior modo possibile. Durante  il Ramadan la moschea si riempie ancora di più, e a volte la struttura non basta a contenere l'affluenza.

D: Quanto è grande la comunità musulmana del territorio reggino? Da chi è composta? E' integrata socialmente? Esitono convertiti, sia da ,che verso altre religioni?
R: Impossibile quantificare ufficialmente il numero: esiste un altissimo tasso di clandestini "invisibili". Posso però dire che i più numerosi sono i marocchini, seguiti da tunisini, algerini e sengalesi. C'è qualche convertito sia "in entrata che in uscita", nauseati in tutti casi, dal comportamento dei propri "capi" religiosi. Per quanto riguarda l'integrazione beh, devo dire che da circa 10 anni, dall' 11 Settembre 2001, le cose non vanno molto bene: i media hanno lavorato sporco dipingendo la comunità musulmana come un'orda di sanguinari terroristi. Si vive una paura, una diffidenza indotta dall'idea che siamo un popolo "inferiore" culturalmente e civilmente, e questo non solo qui a Reggio o in Italia, ma in tutta Europa in genere. Non si è ancora riusciti a trasmettere l'idea che non tutto l'Islam è rappresentato da quei kamikaze che hanno attaccato l'America: sempre se davvero l'attentato è stato fatto da musulmani.

D: Cosa intende dire Prof. Hassan?
R: E' diffusa nella nostra comunità l'dea che siano stati in realtà i servizi segreti Americani stessi ad organizzare l'attentato alle "Torri Gemelle", e forse non solo quello, per giustificare tutti i successivi interventi militari in zone "scomode" per il governo americano, come l'Afghanistan o l'Iraq: e se volete saperlo questa è anche la mia idea.

D: Tornando alla situazione locale, quindi ai problemi che la comunità musulmana affronta quotidianamente qui: la politica se ne preoccupa? Esiste un dialogo con le istituzioni?
R: Assolutamente no. L'attuale classe politica calabrese è completamente disinteressata e sorda alle richieste delle minoranze. Dopo Falcomatà, il vuoto. Uomo di cultura,  lui credeva davvero in una Reggio multietnica, multiculturale, "metropolitana": non era un politico "chisti simu". E' stato l'unico politico a prevedere un cimitero islamico, ed aveva promesso un nuovo edificio che ospitasse la moschea, ma morì prima. Tutti i musulmani, qui in città non lo hanno dimenticato: hanno provato molto affetto per lui e lo ricordano nelle loro preghiere, ogni giorno.